La diplomazia culturale per lo sviluppo dell’Africa

fi3Questo post raccoglie il mio intervento al convegno La diplomazia culturale per creare sviluppo, tenutosi a Roma, presso l’Accademia d’Egitto, il  26 Ottobre 2016.

Alle autorità, agli studiosi e al pubblico presenti vanno il mio saluto e il mio ringraziamento. Desidero ringraziare in primo luogo Cleophas Adrien Dioma, presidente dell’Associazione Le Réseau, che dal 2002 opera per valorizzare l’apporto dei migranti alla cultura, all’economia e alla vita civile del nostro Paese e che organizza ormai da quattordici anni il festival Ottobre Africano, un mese di eventi distribuiti su tutto il territorio nazionale che spaziano dalla letteratura, all’arte, alla musica, al cinema nonché al dibattito socioculturale, con il meritevole obiettivo, come mi ha scritto Dioma, «della reciproca conoscenza e della collaborazione fra immigrati ed italiani, per favorire un’integrazione fondata sul rispetto, sulla comunicazione, sullo scambio e sulla valorizzazione culturale».

È con grande piacere che ho accettato l’invito a partecipare al convegno La diplomazia culturale per creare sviluppo, organizzato all’interno del festival per aprire una riflessione di ampio respiro sul tema della cultura come veicolo per la costruzione di nuove e più equilibrate relazioni internazionali, perché credo che questo sia un nodo fondamentale della ridefinizione dei rapporti tra nord e sud del mondo e tra oriente e occidente; una ridefinizione che passa dall’emergere di nuove potenze finanziarie e dalla fine del primato dei Paesi occidentali, e che sta avvenendo con una rapidità impensabile rispetto al passato a causa del repentino accorciamento delle distanze causato dalla globalizzazione e dallo sviluppo delle nuove tecnologie. Leggi di più


Libri, un danno per l’Italia la guerra Milano-Torino

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Pubblicità sulla autostrada Torino-Milano (verso il 1933)

Questa intervista con Marco Esposito è stata pubblicata per la prima volta sul Mattino di Napoli il 25 settembre 2016.

Massimo Bray, ex ministro della Cultura e direttore della Treccani, sta per diventare presidente della Fondazione del Salone del libro di Torino. La nomina cade nel trentesimo anno del Salone ma, anche, nel primo anno in cui il Salone del libro di Torino subirà la concorrenza del neonato Salone del libro di Milano. Milano dopo l’Expo sta diventando una città pigliatutto. Il Mattino ne ha discusso con l’ex sindaco di Torino Valentino Castellani, con il rettore della Federico II Gaetano Manfredi e con il finanziere e appassionato d’arte Francesco Micheli. Qual è il suo parere, visto il ruolo che andrà a coprire?

«Lunedì si riunirà la Fondazione per cambiare lo statuto. Spetta ai soci decidere sulla governance e fare le proprie scelte».

Capisco, ma la vicenda del Salone del libro l’avrà seguita…

«Certo. E mi ha colpito l’impossibilità di trovare un accordo tra Torino e Milano: è come se gli interessi particolari avessero impedito qualsiasi spirito costruttivo. Eppure si sono impegnati due ministri: Franceschini e Giannini».

L’accordo era possibile?

«Un accordo è sempre possibile se c’è spirito costruttivo. Facciamo una valutazione politica: abbiamo fatto grandi investimenti come sistema paese per collegare alcune grandi aree urbane con l’alta velocità. Oggi si va da Torino a Milano in 35 minuti. In 35 minuti si legge qualche capitolo di un libro. Si potevano organizzare eventi coordinati nelle due città e cominciare a utilizzare davvero questo collegamento». Leggi di più


Una regia unica per coordinare i diversi saloni del libro

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Questa mia intervista con Guido Boffo è apparsa sul quotidiano La Stampa il 10 settembre 2016.

Cita il discorso di Malala all’Onu: «Un bambino, un insegnante, un libro, una penna possono cambiare il mondo». Forse anche un salone del libro, due in compenso rischiano di complicare le cose. Massimo Bray, presidente in pectore della fiera torinese, ha un’idea per uscire dall’impasse ed evitare la guerra tra Torino e Milano. La esporrà lunedì nell’incontro a Roma con i ministri Franceschini e Giannini. «Creiamo una Fondazione mista, pubblico e privato, con una governance condivisa da tutti, che organizzi una serie di appuntamenti non ravvicinati. Ci sarà la fiera di Torino e quelle di Milano, Bologna, Palermo, ognuna con la propria specializzazione, ma distanti, così nessuna uccide l’altra».

Una regia unica?

«Esattamente. Una regia che coordini progetti, sostenuti anche dai ministri Franceschini e Giannini, legati alla promozione della lettura nelle città e nelle scuole. Cito Cesare Segre: “Mi auguro di poter comunicare e dialogare grazie ai libri per riuscire a spiegare ai nostri figli cos’è questa contemporaneità”».

E se il suo nome non trovasse consenso unanime?

«Farei un passo indietro subito, anche lunedì davanti a Franceschini, se questo servisse a mettere tutti d’accordo. Io ho un lavoro  alla Treccani che mi rende felice». Leggi di più


Lo spirito dei luoghi è cultura, lavoro, bellezza

Capo Colonna

La spiaggia di Scifo a Capo Colonna in un’immagine di Revol Web da Flickr

In primo luogo desidero porgere il mio sincero ringraziamento agli organizzatori dell’Università d’Estate, una rassegna giunta ormai alla sua dodicesima edizione, e che fin dal 1998 ha fornito a intellettuali e cittadini un’importante occasione di incontro e dibattito su temi di assoluta attualità come informazione e democrazia e ruolo di internet e mass media all’interno della vita politica e civile.

È per me un grande piacere poter condividere con voi alcune riflessioni su un argomento che mi sta particolarmente a cuore come quello scelto per l’edizione 2016 di questa iniziativa, dal titolo Lo spirito dei luoghi, che si declina nei temi di cultura, lavoro e bellezza. Queste tre coordinate sono a mio avviso fondamentali per tracciare un quadro di come vogliamo e possiamo immaginare il futuro del nostro Paese. Per uscire dalla crisi ancora in corso – crisi che, prima ancora di essere economica, è politica, civile e sociale – occorre infatti comprendere che lo sviluppo verso cui deve tendere il nostro Paese non può più essere quello che ha caratterizzato gli ultimi decenni del secolo scorso, improntato soprattutto sul consumo, di energia, di merci, di territorio. Leggi di più


Un piano nazionale di tutela

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Matera in un’immagine di pubblico dominio

Questo mio intervento è stato pubblicato sul “Corriere della Sera” del 31 agosto 2016.

Caro direttore, leggendo l’intervista del presidente del Senato Pietro Grasso (Corriere, 28 agosto) si rimane colpiti dalla sua denuncia: «Abbiamo avuto il Belice… Ci sono state commissioni d’inchiesta e tante parole. Abbiamo avuto l’Irpinia. Poi l’Aquila. Ma se poi i primi a cadere sono gli edifici simbolo dello Stato, la scuola, l’ospedale, la caserma dei carabinieri, vuol dire che siamo un Paese generoso nella solidarietà, ma non siamo in grado di seguire le regole. Eppure la prima grande opera pubblica è mettere in sicurezza il Paese». Parole responsabili da parte della seconda carica dello Stato che riflette sull’inderogabile necessità di avviare un irreversibile cambio di passo. Garantire la vita dei singoli, il valore di una comunità vuol dire rispettare il passato e investire nel nostro futuro, consapevoli che l’esistenza di ognuno di noi e dei luoghi in cui siamo cresciuti sono i beni più preziosi che possediamo. Questo Paese, di cui tutti sottolineiamo la bellezza, ha bisogno di cura, di attenzione, di «tutela». Tutela, parola fortemente voluta dai nostri padri costituenti nell’art. 9 («La Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione») ma spesso distorta nel suo valore etimologico, etico, morale. Leggi di più


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