Il Salento, terra di pensiero dialogo e storia

image

La basilica di Santa Croce a Lecce

Questa intervista con Lorenzo Madaro è apparsa su Repubblica, ed. Bari, 26 agosto 2014, pp. I, IX

Tutela, valorizzazione dei beni culturali, ed ancora partecipazione dal basso e capacità di ascolto: sono alcune delle parole nodali del pensiero di Massimo Bray, già ministro dei beni culturali e del turismo e conoscitore di una Puglia costellata da luoghi, ricordi e incontri indimenticabili con intellettuali. D’altronde, nonostante gli anni giovanili di studio a Firenze, il lavoro a Roma, prima come direttore editoriale alla Treccani, poi come ministro e, oggi, deputato, Bray conserva un rapporto privilegiato con le memorie e i tesori di Lecce, dove c’è ancora la sua casa di famiglia, un palazzotto con un grande giardino nel centro della città.

Prima di raccontarci dei suoi luoghi del cuore, Bray rivela la sua visione delle cose in tema di beni culturali: “Sembra quasi che non crediamo più al patrimonio che ci hanno affidato e che i nostri avi hanno messo insieme con pazienza. Bisognerebbe stravolgere il modello economico in cui abbiamo creduto fino adesso, per mettere insieme al centro la cultura e le culture del mondo. Non possiamo non considerare, per esempio, il valore dei professori nelle scuole – continua Bray –, bisogna darsi delle priorità, avere rispetto degli operatori della cultura, guardare avanti e costruire con pazienza”. E in tal senso uno dei suoi luoghi della memoria è il liceo classico Palmieri di Lecce, dove si è formato da ragazzo.

“Sono stati anni molto belli — commenta l’ex ministro — ricordo il professore di matematica e fisica, che conosceva benissimo i nostri problemi e ci era sempre vicino. Il Palmieri era un luogo di grande sperimentazione culturale, in quegli anni venne anche Roberto Benigni, giovanissimo, a recitare”. Tra le presenze basilari della sua giovinezza, un posto di rilievo spetta al poeta Vittorio Pagano, narratore visionario e ante litteram di una geografia meridiana: “Vittorio era amico di mio papà; abbiamo passato insieme tanti pomeriggi a parlare di letteratura. Mi ha insegnato a giocare a scacchi e a non accontentarmi mai: è stato infatti un maestro di curiosità culturale, un valore di cui il nostro tempo pare si sia privato”.

Pagano, le sue poesie, e ancora i versi di Vittorio Bodini e le pagine scritte dagli altri intellettuali pugliesi sono impresse nella memoria di Bray, che a proposito della sua città, confida: “Lecce è sempre stata bellissima, il suo centro storico è il luogo delle scoperte continue, delle vie, dei balconi, degli antichi palazzi, delle chiese maestose, come sant’Irene. Lecce — racconta — è poi l’arte della cartapesta, della grande tradizione artigianale”.

Leggi di più


La cultura della pace

image

foto di Alfonso Zuccalà, scattata sulla collina dell’abbazia di San Mauro a Sannicola (LE)

Oggi aspetterò il tramonto all’abbazia di San Mauro a Sannicola, ascoltando la musica dei Radiodervish alla presenza dell’ambasciatrice dello Stato di Palestina a Roma. Un invito alla pace e al dialogo di cui sono particolarmente grato all’associazione Metoxé.

Cara presidente, gentile ambasciatrice,

Sono davvero onorato stasera di aspettare il tramonto a San Mauro con tutti voi. Un tramonto a cui avete voluto dare oggi un significato particolare: di pace, di cultura e di dialogo. Un tramonto che molti bambini che hanno perso la vita a Gaza nelle ultime settimane, non potranno vedere, vittime di una violenza che nessuna motivazione potrà mai giustificare.

L’Unicef ci dice che Il 31% dei morti in questi giorni a Gaza sono giovanissimi; il più piccolo aveva un mese e quasi il 70% meno di 12 anni; mentre più di 100.000 ragazzi hanno dovuto abbandonare le loro case.

Un tramonto che non potrà più vedere nemmeno Simone Camilli, il videoreporter italiano rimasto ucciso durante il suo lavoro da un ordigno inesploso.

I suoi documentari mostrano meglio di qualunque parola come i cittadini di Gaza non vogliono una guerra che sanno sbagliata, ingiusta e crudele, e che, al contrario, vogliono vivere in pace come tutti noi. Sarebbe importante come ha detto la mamma di Simone che la sua morte ci aiuti a riflettere sulla tragedia che si sta consumando a Gaza e ci spinga ad individuare le vie della pace.
Leggi di più


Apple, Picasso e i segreti non svelati

apple picasso toro

Art Resource, NY; 2014 Estate of Pablo Picasso/Artists Rights Society (ARS), New York

Apple è sempre stata nota, oltre che per i suoi prodotti, per l’estrema riservatezza dei suoi dirigenti*. Nel campus Apple si può acquistare una maglietta con la scritta: “Sono stato a visitare il campus Apple. Di più non posso dire”. Ma in questi giorni un libro e un’inchiesta giornalistica ci consentono di svelare alcuni dei segreti che hanno permesso a Steve Jobs di creare una delle imprese più innovative del nostro tempo.

Il libro, Jony Ive. Il genio che ha dato forma ai sogni Apple – edito in Italia da Sperling & Kupfer – è un lungo e accurato dialogo tra Jony Ive, oggi Senior Vice President of Design di Apple, e Leander Kahney, giornalista che da molti anni segue quello che si può a ragione definire ‘il culto del Mac’ (e su questo culto ha scritto un libro edito in Italia da Mondadori).

Ive, nato in un sobborgo di Londra, cresciuto con la passione di ‘smontare e rimontare’ qualunque tipo di oggetto, non è solo un grande designer ma anche uno straordinario comunicatore. “La memoria di come lavoriamo vivrà oltre i prodotti stessi del nostro lavoro, se la sapremo comunicare”, dichiarò in un’intervista. Da ragazzo Ive studiò alla Chingford Foundation School – la stessa che 8 anni dopo sarà frequentata dal calciatore David Beckam. Ive ama i libri e i musei; è allo studio del Rinascimento italiano che deve l’attenzione continua per la “bellezza” e l’equilibrio delle forme. Leggi di più


Lettera aperta al sindaco di Roma sul Teatro Valle

Signor Sindaco di Roma, signora Assessore alla Cultura del Comune di Roma,

chiediamo pubblicamente la vostra attenzione perché pensiamo che la trattativa che può decidere la sorte del Teatro Valle sia arrivata ad un punto cruciale.

Grazie alla conduzione sensibile di Marino Sinibaldi e alla nuova attenzione politica dimostrata da Giovanna Marinelli, sono emerse le linee fondamentali di una soluzione che può essere davvero condivisa da tutti.
Leggi di più


Un bacio tra le due sponde del Mediterraneo delle culture

bacio-di-lampedusaL’intenso romanzo di Mounir Charfi conduce il lettore attraverso una narrazione fortemente connotata in senso onirico e simbolico e insieme densa di riferimenti culturali, dalle epigrafi di Paul Valéry, Lautréamont e Ronsard che scandiscono il racconto fino alle suggestioni che rinviano alla tradizione alchemica, e invita, allo stesso tempo, a una riflessione non scontata su un tema davvero centrale per il presente e il futuro di tanti Paesi e di tante persone che – in modo più o meno diretto – vedono nel Mediterraneo il proprio orizzonte, o comunque una realtà con la quale sono quotidianamente chiamati a relazionarsi.

L’utopia, non priva di ombre, tratteggiata nel libro è quella di una serie di avvicinamenti: quello tra i due volumi di un trattato alchemico che, se accostati l’uno all’altro, innescano una trasformazione del mondo; quello tra i due innamorati Sami e Selima; quello tra le due sponde del Mediterraneo, con la conseguente fusione di Marsiglia e Algeri in una nuova città chiamata Maralgeri, quasi a realizzare, metaforicamente, l’anelito espresso da Alexander Pope nel celebre verso della Foresta di Windsor: «And seas but join the regions they divide»: «Il Mediterraneo – scrive Charfi – aveva levato l’ancora. Aveva lasciato l’esiguo spazio che lo soffocava. Finalmente il Mare Nostrum aveva raggiunto l’oceano primitivo. Maralgeri ormai era una megalopoli attraversata da un fiume, battezzato Rema, le cui acque nascevano dalla gigantesca fonte che ribolliva di un residuo vulcanico dell’Atlante. Quella sorgente [...] sgorgava dalle viscere della Terra in un boato assordante, sfogandosi come una lava limpida in balìa dei venti sui versanti della città, defluendo in un lungo fiume verso l’Atlantico attraverso lo stretto di Gibilterra, al di sotto di quella lingua di terra, ponte naturale che in tal modo univa il Marocco e l’Andalusia. L’Europa non poteva più fuggire davanti a quel continente insorto». Leggi di più


󰁓