La cultura della pace

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foto di Alfonso Zuccalà, scattata sulla collina dell’abbazia di San Mauro a Sannicola (LE)

Oggi aspetterò il tramonto all’abbazia di San Mauro a Sannicola, ascoltando la musica dei Radiodervish alla presenza dell’ambasciatrice dello Stato di Palestina a Roma. Un invito alla pace e al dialogo di cui sono particolarmente grato all’associazione Metoxé.

Cara presidente, gentile ambasciatrice,

Sono davvero onorato stasera di aspettare il tramonto a San Mauro con tutti voi. Un tramonto a cui avete voluto dare oggi un significato particolare: di pace, di cultura e di dialogo. Un tramonto che molti bambini che hanno perso la vita a Gaza nelle ultime settimane, non potranno vedere, vittime di una violenza che nessuna motivazione potrà mai giustificare.

L’Unicef ci dice che Il 31% dei morti in questi giorni a Gaza sono giovanissimi; il più piccolo aveva un mese e quasi il 70% meno di 12 anni; mentre più di 100.000 ragazzi hanno dovuto abbandonare le loro case.

Un tramonto che non potrà più vedere nemmeno Simone Camilli, il videoreporter italiano rimasto ucciso durante il suo lavoro da un ordigno inesploso.

I suoi documentari mostrano meglio di qualunque parola come i cittadini di Gaza non vogliono una guerra che sanno sbagliata, ingiusta e crudele, e che, al contrario, vogliono vivere in pace come tutti noi. Sarebbe importante come ha detto la mamma di Simone che la sua morte ci aiuti a riflettere sulla tragedia che si sta consumando a Gaza e ci spinga ad individuare le vie della pace.
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Apple, Picasso e i segreti non svelati

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Art Resource, NY; 2014 Estate of Pablo Picasso/Artists Rights Society (ARS), New York

Apple è sempre stata nota, oltre che per i suoi prodotti, per l’estrema riservatezza dei suoi dirigenti*. Nel campus Apple si può acquistare una maglietta con la scritta: “Sono stato a visitare il campus Apple. Di più non posso dire”. Ma in questi giorni un libro e un’inchiesta giornalistica ci consentono di svelare alcuni dei segreti che hanno permesso a Steve Jobs di creare una delle imprese più innovative del nostro tempo.

Il libro, Jony Ive. Il genio che ha dato forma ai sogni Apple – edito in Italia da Sperling & Kupfer – è un lungo e accurato dialogo tra Jony Ive, oggi Senior Vice President of Design di Apple, e Leander Kahney, giornalista che da molti anni segue quello che si può a ragione definire ‘il culto del Mac’ (e su questo culto ha scritto un libro edito in Italia da Mondadori).

Ive, nato in un sobborgo di Londra, cresciuto con la passione di ‘smontare e rimontare’ qualunque tipo di oggetto, non è solo un grande designer ma anche uno straordinario comunicatore. “La memoria di come lavoriamo vivrà oltre i prodotti stessi del nostro lavoro, se la sapremo comunicare”, dichiarò in un’intervista. Da ragazzo Ive studiò alla Chingford Foundation School – la stessa che 8 anni dopo sarà frequentata dal calciatore David Beckam. Ive ama i libri e i musei; è allo studio del Rinascimento italiano che deve l’attenzione continua per la “bellezza” e l’equilibrio delle forme. Leggi di più


Lettera aperta al sindaco di Roma sul Teatro Valle

Signor Sindaco di Roma, signora Assessore alla Cultura del Comune di Roma,

chiediamo pubblicamente la vostra attenzione perché pensiamo che la trattativa che può decidere la sorte del Teatro Valle sia arrivata ad un punto cruciale.

Grazie alla conduzione sensibile di Marino Sinibaldi e alla nuova attenzione politica dimostrata da Giovanna Marinelli, sono emerse le linee fondamentali di una soluzione che può essere davvero condivisa da tutti.
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Un bacio tra le due sponde del Mediterraneo delle culture

bacio-di-lampedusaL’intenso romanzo di Mounir Charfi conduce il lettore attraverso una narrazione fortemente connotata in senso onirico e simbolico e insieme densa di riferimenti culturali, dalle epigrafi di Paul Valéry, Lautréamont e Ronsard che scandiscono il racconto fino alle suggestioni che rinviano alla tradizione alchemica, e invita, allo stesso tempo, a una riflessione non scontata su un tema davvero centrale per il presente e il futuro di tanti Paesi e di tante persone che – in modo più o meno diretto – vedono nel Mediterraneo il proprio orizzonte, o comunque una realtà con la quale sono quotidianamente chiamati a relazionarsi.

L’utopia, non priva di ombre, tratteggiata nel libro è quella di una serie di avvicinamenti: quello tra i due volumi di un trattato alchemico che, se accostati l’uno all’altro, innescano una trasformazione del mondo; quello tra i due innamorati Sami e Selima; quello tra le due sponde del Mediterraneo, con la conseguente fusione di Marsiglia e Algeri in una nuova città chiamata Maralgeri, quasi a realizzare, metaforicamente, l’anelito espresso da Alexander Pope nel celebre verso della Foresta di Windsor: «And seas but join the regions they divide»: «Il Mediterraneo – scrive Charfi – aveva levato l’ancora. Aveva lasciato l’esiguo spazio che lo soffocava. Finalmente il Mare Nostrum aveva raggiunto l’oceano primitivo. Maralgeri ormai era una megalopoli attraversata da un fiume, battezzato Rema, le cui acque nascevano dalla gigantesca fonte che ribolliva di un residuo vulcanico dell’Atlante. Quella sorgente [...] sgorgava dalle viscere della Terra in un boato assordante, sfogandosi come una lava limpida in balìa dei venti sui versanti della città, defluendo in un lungo fiume verso l’Atlantico attraverso lo stretto di Gibilterra, al di sotto di quella lingua di terra, ponte naturale che in tal modo univa il Marocco e l’Andalusia. L’Europa non poteva più fuggire davanti a quel continente insorto». Leggi di più


‘Piccola immensa patria mai perduta perché mai davvero abitata’

La cattedrale di Otranto in una foto di Gabriele Quaglia

La cattedrale di Otranto in una foto di Gabriele Quaglia

Il libro di Antonio Errico, ‘Viaggio a Finibusterrae‘, ultimo di una produzione assai ricca sia nel campo della narrativa che in quello della saggistica, si inserisce in un filone che mi sembra tra i più interessanti della letteratura italiana contemporanea: quello della riscoperta delle radici locali attraverso la lente di un lirismo fortemente evocativo e dalle forti suggestioni simboliche, che recupera da una parte l’archetipo verghiano, dall’altra – nel caso di Errico, esplicitamente – la lezione eliotiana; e penso in particolare – ma è solo un esempio tra i più recenti – agli ultimi libri di Marcello Fois, nei quali è evocata e narrata una Sardegna insieme epica e lirica, intessuta di reminiscenze classiche e bibliche.

A Eliot il libro di Errico si richiama sin dall’epigrafe, con l’invito – tratto dal quarto quartetto – a «spogliarsi dei sensi e della ragione» rivolto a tutti coloro che vengono «da queste parti»: «prendendo qualsiasi strada, partendo da qualsiasi posto, in qualunque ora e in qualunque stagione»; e ancora il quarto quartetto, in particolare il brano sul circolo infinito dell’esplorazione, è ricordato nell’explicit, ad aprire e chiudere così il volume nel segno di una ispirazione comune a tutti i saggi che vi sono raccolti. Leggi di più


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