Il valore dei libri e della lettura

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Noi sentiamo benissimo che la nostra saggezza comincia là dove finisce quella dello scrittore; e vorremmo che egli ci desse delle risposte, mentre tutto quanto egli può fare è solo d’ispirarci dei desideri. 

Marcel Proust, Sulla lettura

Leggere è difficile perché consuma il nostro più intimo patrimonio, il tempo, e lo sciupa e lo disperde, senza che questo, per dirla con Ricardo, si valorizzi, senza che possa monetizzarsi. Leggere è un tempo perduto? Naturalmente anche qui, nell’immane raccolta di libri che caratterizza la società contemporanea, vige il mercato, e la cultura è un importante asse economico del Paese. Per fortuna. Ma nel puro e semplice atto del leggere rimane vivo solo il valore d’uso, il piacere, il dolore, talvolta. La lettura dunque ci impoverisce di tempo e spesso sconquassa, disturba, inquieta, toglie serenità; ci sottrae infatti al flusso continuo e consolatorio di parole e di relazioni in cui galleggiamo, che ci circondano senza costruire effettivi, impegnativi, legami; un flusso di parole, di relazioni, di prodotti, che ci intrattiene leggero, sottraendoci al peso dei significati. Leggi di più


La scuola come infrastruttura nazionale

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Questo articolo raccoglie il testo dell’intervento che ho pronunciato in occasione del convegno “La scuola come infrastruttura nazionale“, tenutosi a Roma presso l’Istituto della Enciclopedia Italiana il 28 novembre 2017

La scuola è un pilastro imprescindibile della struttura di ogni società. Dovremmo dire che è il perno fondamentale intorno al quale tutto il resto ruota. Il luogo in cui, più di ogni altro, i nostri figli trascorrono il loro tempo fuori dalle mura domestiche; dove si formano, crescono, creano, soddisfano la loro curiosità e sete di sapere, si liberano dalla strada, dalla fame, dalla solitudine, dalla povertà e dall’isolamento. Sempre si dice, a proposito di ogni problematica di natura culturale e sociale, che per risolverla bisogna “partire dalla scuola”. E allora, qual è il ruolo della scuola oggi?

Nei decenni del secondo dopoguerra la scuola italiana ha svolto un lavoro preziosissimo e capillare per sottrarre all’analfabetismo e all’ignoranza generazioni di bambini e ragazzi; per unificare il paese attraverso la diffusione del sapere e di una cultura nazionale condivisa; per combattere le diseguaglianze sociali e territoriali offrendo a tutti la possibilità di un’istruzione, in media, di grande qualità; per favorire la mobilità sociale. Dove c’era la scuola arrivava un’opportunità di progresso umano e civile, uno strumento per sviluppare un percorso di crescita individuale e collettivo, per offrire una possibilità di miglioramento per tutti. C’era quindi nell’idea di scuola, un’idea, una visione del Paese. Leggi di più


Un progetto per l’Italia

Questo post presenta il testo dell’articolo a mia firma pubblicato sul Corriere della Sera del 24 novembre 2017.

Gentile Direttore, alcuni mesi fa ho potuto esprimere alcune opinioni e dichiarare alcune aspettative sulla politica del nostro Paese e, in particolare su quella della sinistra.

Mi auguravo che, alla vigilia del voto in Sicilia, si facesse uno sforzo da parte di tutti per costruire una nuova identità riformista, convinto come sono che se la sinistra vorrà ritrovare un legame col suo elettorato dovrà essere capace di elaborare e condividere un progetto e un’agenda politica fortemente discontinui rispetto a ciò che è accaduto in questi anni. Leggi di più


Il lavoro attraverso la cultura

È con grande piacere che ho accolto l’invito, per il quale ringrazio il Forum Cultura del Partito Democratico di Trieste, in particolare nella persona di Marina Coricciati, a intervenire a questo incontro dedicato a un tema di grande attualità e interesse comune qual è la cultura come strumento di rilancio economico, ma soprattutto civile e sociale, per le nostre città, e come fondamento di una nuova e più virtuosa società in cui alla logica del consumo a tutti i costi si sostituisca un assetto economico fondato sulla conoscenza, sui diritti, sulla bellezza, sul rispetto dell’ambiente e sulle produzioni intelligenti; in cui il lavoro torni ad essere non solo mezzo di sostentamento ma momento di arricchimento umano, di realizzazione personale e professionale, di accrescimento del capitale culturale che ognuno di noi ha ricevuto in retaggio dal passato e che abbiamo il diritto di fruire e il dovere di tutelare a beneficio delle future generazioni. Leggi di più


Troppi errori, la sinistra torni a parlare a chi non le crede più

[Questa intervista con Mauro Favale è stata pubblicata su La Repubblica del 5 luglio 2017]

«Si dice spesso che la frammentazione è nel dna della sinistra. Ecco, io punterei a cambiarlo questo dna». Massimo Bray ha 58anni e di mestiere è direttore generale dell’Enciclopedia Treccani. Tra il 2013 e il 2014, per 10 mesi, è stato ministro della cultura del governo Letta. Nel febbraio 2015 si è dimesso da deputato; ad aprile di quest’anno è stato nominato presidente della Fondazione per il Libro che organizza il Salone di Torino. Un curriculum di un uomo di sinistra a lungo accostato a Massimo D’Alema (è stato direttore della rivista Italiani/Europei) ma con la tessera del Pd ancora in tasca. Un anno fa il suo nome è circolato insistentemente per la candidatura a sindaco di Roma alla guida di una coalizione competitiva al Pd. In quella scelta sorprese tutti: «Ho rifiutato perché non voglio dividere la sinistra. Non serve a nessuno e gli elettori non capirebbero».

Eppure sembra proprio quello l’approdo finale: da una parte il Pd di Matteo Renzi dall’altra la formazione guidata da Giuliano Pisapia. Bisogna rassegnarsi alla frammentazione?

«Sarò un inguaribile ottimista ma io credo che mettendo da parte i personalismi una sintesi sia ancora possibile». Leggi di più


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