Una regia unica per coordinare i diversi saloni del libro

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Questa mia intervista con Guido Boffo è apparsa sul quotidiano La Stampa il 10 settembre 2016.

Cita il discorso di Malala all’Onu: «Un bambino, un insegnante, un libro, una penna possono cambiare il mondo». Forse anche un salone del libro, due in compenso rischiano di complicare le cose. Massimo Bray, presidente in pectore della fiera torinese, ha un’idea per uscire dall’impasse ed evitare la guerra tra Torino e Milano. La esporrà lunedì nell’incontro a Roma con i ministri Franceschini e Giannini. «Creiamo una Fondazione mista, pubblico e privato, con una governance condivisa da tutti, che organizzi una serie di appuntamenti non ravvicinati. Ci sarà la fiera di Torino e quelle di Milano, Bologna, Palermo, ognuna con la propria specializzazione, ma distanti, così nessuna uccide l’altra».

Una regia unica?

«Esattamente. Una regia che coordini progetti, sostenuti anche dai ministri Franceschini e Giannini, legati alla promozione della lettura nelle città e nelle scuole. Cito Cesare Segre: “Mi auguro di poter comunicare e dialogare grazie ai libri per riuscire a spiegare ai nostri figli cos’è questa contemporaneità”».

E se il suo nome non trovasse consenso unanime?

«Farei un passo indietro subito, anche lunedì davanti a Franceschini, se questo servisse a mettere tutti d’accordo. Io ho un lavoro  alla Treccani che mi rende felice». Leggi di più


Lo spirito dei luoghi è cultura, lavoro, bellezza

Capo Colonna

La spiaggia di Scifo a Capo Colonna in un’immagine di Revol Web da Flickr

In primo luogo desidero porgere il mio sincero ringraziamento agli organizzatori dell’Università d’Estate, una rassegna giunta ormai alla sua dodicesima edizione, e che fin dal 1998 ha fornito a intellettuali e cittadini un’importante occasione di incontro e dibattito su temi di assoluta attualità come informazione e democrazia e ruolo di internet e mass media all’interno della vita politica e civile.

È per me un grande piacere poter condividere con voi alcune riflessioni su un argomento che mi sta particolarmente a cuore come quello scelto per l’edizione 2016 di questa iniziativa, dal titolo Lo spirito dei luoghi, che si declina nei temi di cultura, lavoro e bellezza. Queste tre coordinate sono a mio avviso fondamentali per tracciare un quadro di come vogliamo e possiamo immaginare il futuro del nostro Paese. Per uscire dalla crisi ancora in corso – crisi che, prima ancora di essere economica, è politica, civile e sociale – occorre infatti comprendere che lo sviluppo verso cui deve tendere il nostro Paese non può più essere quello che ha caratterizzato gli ultimi decenni del secolo scorso, improntato soprattutto sul consumo, di energia, di merci, di territorio. Leggi di più


Un piano nazionale di tutela

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Matera in un’immagine di pubblico dominio

Questo mio intervento è stato pubblicato sul “Corriere della Sera” del 31 agosto 2016.

Caro direttore, leggendo l’intervista del presidente del Senato Pietro Grasso (Corriere, 28 agosto) si rimane colpiti dalla sua denuncia: «Abbiamo avuto il Belice… Ci sono state commissioni d’inchiesta e tante parole. Abbiamo avuto l’Irpinia. Poi l’Aquila. Ma se poi i primi a cadere sono gli edifici simbolo dello Stato, la scuola, l’ospedale, la caserma dei carabinieri, vuol dire che siamo un Paese generoso nella solidarietà, ma non siamo in grado di seguire le regole. Eppure la prima grande opera pubblica è mettere in sicurezza il Paese». Parole responsabili da parte della seconda carica dello Stato che riflette sull’inderogabile necessità di avviare un irreversibile cambio di passo. Garantire la vita dei singoli, il valore di una comunità vuol dire rispettare il passato e investire nel nostro futuro, consapevoli che l’esistenza di ognuno di noi e dei luoghi in cui siamo cresciuti sono i beni più preziosi che possediamo. Questo Paese, di cui tutti sottolineiamo la bellezza, ha bisogno di cura, di attenzione, di «tutela». Tutela, parola fortemente voluta dai nostri padri costituenti nell’art. 9 («La Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione») ma spesso distorta nel suo valore etimologico, etico, morale. Leggi di più


Il Mediterraneo come punto di incontro tra Nord e Sud del mondo

#ondesonore: lo Sferisterio di Macerata

#ondesonore: lo Sferisterio di Macerata

Questo post raccoglie il testo di una lezione sul tema “Mediterraneo” che ho tenuto a Macerata il 21 luglio 2016, in occasione dell’inaugurazione della cinquantaduesima edizione del Macerata Opera Festival. 

Innanzitutto vorrei porgere un sincero ringraziamento agli organizzatori e al pubblico di questa cinquantaduesima stagione del Macerata Opera Festival che oggi si inaugura; è con grande onore che ho accettato l’invito ad aprire questa rassegna così importante per la promozione della cultura operistica, che si svolge in una cornice d’eccezione come quella dello Sferisterio, patrimonio architettonico di straordinario valore che fin dal 1921 ha visto il suo palco calcato dai più grandi artisti e interpreti della lirica mondiale.

Ho accolto con grande interesse la proposta di portare a questa platea alcune riflessioni sul tema scelto per questa stagione, cioè il Mediterraneo inteso non solo come culla della nostra cultura e della nostra storia, ma anche e soprattutto come oikos comune e spazio di contatto e scambio tra nord e sud del mondo: si tratta di un argomento di particolare attualità e complessità, specialmente in una fase tanto critica dello scenario geopolitico internazionale, che ci chiama ad affrontare una delle più grandi emergenze umanitarie della storia del nostro continente.

Perché quello che ci sconvolge del movimento migratorio attuale, accanto e più della sua persistenza e della sua mole, è il modo drammatico in cui esso avviene, che comporta, per chi si mette in viaggio, un’altissima probabilità di perdere la vita: una caratteristica di questo esodo che ci riporta alla memoria l’immigrazione di massa dai Balcani che ha interessato il nostro Paese nei primi anni Novanta, sostanzialmente risoltasi, col tempo, grazie ad accordi bilaterali tra i Paesi di partenza e l’Italia; le immagini dei grandi sbarchi di Brindisi e Bari colpirono già all’epoca l’opinione pubblica scatenando panico e ondate di odio razziale, e in particolare la vicenda dell’attracco del Vlora con a bordo oltre ventimila persone disidratate e affamate – di cui cade tra pochi giorni il venticinquesimo anniversario – misero per la prima volta l’Italia di fronte al fenomeno della migrazione di massa, cogliendola gravemente impreparata a gestire un’emergenza di tali proporzioni anche a fronte del vuoto normativo che ancora caratterizzava la nostra legislazione sull’argomento. Leggi di più


«Tutto quello che l’umanità scarta». Ezechiele Leandro, artista visionario

foto di Luigi Capone

foto di Luigi Capone

Questo post costituisce un’anteprima del mio contributo al catalogo della retrospettiva su Ezechiele Leandro, intitolata “Leandro unico primitivo”, che sarà inaugurata il 2 luglio 2016, diffusa tra San Cesario, Lecce e Bitonto dal 2 luglio al 30 settembre 2016.

Ognuno di noi, nel corso della vita, riconosce prima o poi che, tra tutti i paesaggi, i monumenti, i borghi e le città che ha occasione di visitare più spesso e che elegge a suoi preferiti, ve ne sono alcuni particolarmente importanti; vari possono essere i motivi che ci portano a elaborare questa predilezione: la meraviglia, il piacere, la gioia che essi ci suscitano, ma anche e soprattutto un senso di affinità, di familiarità che ci porta a considerarli, inconsciamente, come parte del nostro essere. Sono luoghi del cuore, che ci riportano indietro nel tempo, ci conducono a incontrare le nostre origini e le fondamenta della nostra cultura e dei nostri affetti, e che allo stesso tempo consideriamo come veri e propri baricentri del nostro presente.

Per me, uno di questi luoghi del cuore è il Santuario della pazienza. L’amore per l’opera di Ezechiele Leandro mi è stato trasmesso da mio padre; in essa percepisco la sensibilità verso le radici primigenie di una terra così ricca di storia come il Salento, un luogo dove il passato più remoto è capace di farsi vivo agli occhi del visitatore che per la prima volta incontra le sue tradizioni millenarie e le sue arti fatte di pietra e luce, di immagini oniriche che dalla notte dei tempi erompono nel nostro presente urbano, frenetico e consumistico per parlarci di lentezza, di parsimonia, di fantasia, di un legame intrinseco con i ritmi della terra e della natura, con la sua forza selvaggia e indomabile.

Innumerevoli sono gli artisti che, nel corso dei secoli, hanno cercato di esprimere attraverso altrettanti linguaggi diversi questo legame così forte e indissolubile, di comunicare all’esterno questa sensibilità che più volte è stata definita, assai appropriatamente, come «primitiva». Leggi di più


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