Le parole della violenza, nella Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne

grazie della fotografia Maria Grazia Manco

Fotografia di Maria Grazia Manco

Questa mattina ho avuto il piacere di discutere con i ragazzi delle scuole di una piccola comunità del Salento, Sogliano Cavour, di diritti, rispetto e tolleranza.

Secondo dati Eures, nel 2013 sono stati 179 i casi di femminicidio in Italia, con un incremento del 14% rispetto all’anno precedente: una donna ogni due giorni. Eppure, la parola femminicidio è relativamente recente: esiste nella lingua italiana solo a partire dal 2001. Fino a quell’anno, l’unica parola esistente col significato di uccisione di una donna era uxoricidio. Ma uxoricidio, composta con quella parola latina, uxor, quindi moglie, alludeva per l’appunto solo all’uccisione di una donna in quanto moglie e veniva estesa anche agli uomini, quindi al coniuge in generale. Non avevamo una parola che alludesse all’uccisione della donna proprio in quanto donna. Nella lingua inglese invece, dal 1801 esisteva la parola femicide. E a questa prima parola se ne accostò, a partire dal 1992, un’altra che è “feminicide”.

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Lo “sblocca-regole”: cosa ne penso dello Sblocca-Italia

“Accelerare e semplificare la realizzazione di opere infrastrutturali strategiche, indifferibili e urgenti, nonché per favorire il potenziamento delle reti autostradali e di telecomunicazioni e migliorare la funzionalità aeroportuale; [...] la mitigazione del rischio idrogeologico, la salvaguardia degli ecosistemi, l’adeguamento delle infrastrutture idriche e il superamento di eccezionali situazioni di crisi connesse alla gestione dei rifiuti, nonché di introdurre misure per garantire l’approvvigionamento energetico e favorire la valorizzazione delle risorse energetiche nazionali; [...] la semplificazione burocratica, il rilancio dei settori dell’edilizia e immobiliare, il sostegno alle produzioni nazionali attraverso misure di attrazione degli investimenti esteri e di promozione del made in Italy, nonché per il rifinanziamento e la concessione degli ammortizzatori sociali in deroga alla normativa vigente al fine di assicurare un’adeguata tutela del reddito dei lavoratori e sostenere la coesione sociale”. Leggi di più


#bibliopride: è nelle biblioteche la vera soluzione alla crisi

biblioprideL’importante iniziativa di questa III Giornata Nazionale delle Biblioteche Italiane offre l’occasione per riflettere su alcune tematiche legate all’istituzione-biblioteca e al suo ruolo nel contesto delle società contemporanee. Se infatti da sempre, nella storia dell’uomo, alla biblioteca è affidato un compito fondamentale, quello di custodire e di mettere a disposizione di tutti il sapere conservato nei libri – e mi piace ricordare a questo proposito una bella frase tratta dalle Memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar: «fondare biblioteche è un po’ come costruire ancora granai pubblici», vale a dire luoghi nei quali riporre – potremmo parafrasare – nell’interesse della collettività quelli che sono davvero dei beni comuni; se è dunque questa, innanzitutto, la missione della biblioteca, si tratta di una missione che oggi appare, se possibile, ancor più urgente che in passato, nel momento in cui, come ebbe a osservare il compianto Cesare Segre, i rapidissimi cambiamenti che caratterizzano il presente in cui viviamo rischiano di renderci lontano e addirittura estraneo un passato che, con la sua «lentezza di movimento», è percepito sempre più come «un blocco unico rispetto a un presente dalla velocità vertiginosa»: una condizione, questa, alla quale Segre contrapponeva l’«urgenza di formulare protocolli e procedimenti per poter continuare a dialogare, come si faceva una volta, con i testi del passato».

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Il Governo rispetti gli impegni presi sulle grandi navi a Venezia

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Il bacino di San Marco a Venezia

 

Oggi ho presentato alla Camera una mozione sul tema delle “grandi navi” a Venezia, nella quale si chiede al Governo di rispettare gli impegni già assunti in Senato il 6 febbraio 2014.

In particolare il Senato aveva chiesto al Governo che tutte le soluzioni presentate da soggetti pubblici e privati fossero preliminarmente discusse in sede di valutazione ambientale e confrontate attraverso un processo trasparente e partecipato. Leggi di più


Il Salento, terra di pensiero dialogo e storia

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La basilica di Santa Croce a Lecce

Questa intervista con Lorenzo Madaro è apparsa su Repubblica, ed. Bari, 26 agosto 2014, pp. I, IX

Tutela, valorizzazione dei beni culturali, ed ancora partecipazione dal basso e capacità di ascolto: sono alcune delle parole nodali del pensiero di Massimo Bray, già ministro dei beni culturali e del turismo e conoscitore di una Puglia costellata da luoghi, ricordi e incontri indimenticabili con intellettuali. D’altronde, nonostante gli anni giovanili di studio a Firenze, il lavoro a Roma, prima come direttore editoriale alla Treccani, poi come ministro e, oggi, deputato, Bray conserva un rapporto privilegiato con le memorie e i tesori di Lecce, dove c’è ancora la sua casa di famiglia, un palazzotto con un grande giardino nel centro della città.

Prima di raccontarci dei suoi luoghi del cuore, Bray rivela la sua visione delle cose in tema di beni culturali: “Sembra quasi che non crediamo più al patrimonio che ci hanno affidato e che i nostri avi hanno messo insieme con pazienza. Bisognerebbe stravolgere il modello economico in cui abbiamo creduto fino adesso, per mettere insieme al centro la cultura e le culture del mondo. Non possiamo non considerare, per esempio, il valore dei professori nelle scuole – continua Bray –, bisogna darsi delle priorità, avere rispetto degli operatori della cultura, guardare avanti e costruire con pazienza”. E in tal senso uno dei suoi luoghi della memoria è il liceo classico Palmieri di Lecce, dove si è formato da ragazzo.

“Sono stati anni molto belli — commenta l’ex ministro — ricordo il professore di matematica e fisica, che conosceva benissimo i nostri problemi e ci era sempre vicino. Il Palmieri era un luogo di grande sperimentazione culturale, in quegli anni venne anche Roberto Benigni, giovanissimo, a recitare”. Tra le presenze basilari della sua giovinezza, un posto di rilievo spetta al poeta Vittorio Pagano, narratore visionario e ante litteram di una geografia meridiana: “Vittorio era amico di mio papà; abbiamo passato insieme tanti pomeriggi a parlare di letteratura. Mi ha insegnato a giocare a scacchi e a non accontentarmi mai: è stato infatti un maestro di curiosità culturale, un valore di cui il nostro tempo pare si sia privato”.

Pagano, le sue poesie, e ancora i versi di Vittorio Bodini e le pagine scritte dagli altri intellettuali pugliesi sono impresse nella memoria di Bray, che a proposito della sua città, confida: “Lecce è sempre stata bellissima, il suo centro storico è il luogo delle scoperte continue, delle vie, dei balconi, degli antichi palazzi, delle chiese maestose, come sant’Irene. Lecce — racconta — è poi l’arte della cartapesta, della grande tradizione artigianale”.

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