Le dieci parole che ho scelto per il progetto Italianism

Questo post raccoglie il testo dell’intervento che ho pronunciato in occasione della IV edizione di ItalianismIl design della parola. La parola ai designer, presso l’Aula Magna Valle Giulia della Facoltà di Architettura dell’Università di Roma La Sapienza, il 15 giugno 2017.

Prima ancora di spiegare il motivo che mi ha spinto ad indicare le dieci parole di cui ho scelto di disegnare il profilo, mi piace ricordare, con un po’ di ironia, che il codice genetico del design è una felice dichiarazione del connubio Italia-mondo. Sono un appassionato ma non un esperto in materia e certo non dico nulla di nuovo se sottolineo che l’industrial design porta nella denominazione una forte caratterizzazione novecentesca, legata all’internazionalizzazione della produzione industriale, commerciale, comunicativa e culturale. Ma, restando nell’àmbito della cultura che si esprime attraverso le parole e che è esplicitamente chiamato in causa dal tema della quarta edizione di Italianism, vorrei dire che nel genoma design ci sono l’Italia e la lingua italiana. La parola design, è vero, entra in italiano dall’inglese negli anni Cinquanta del Novecento, ma l’inglese la riprende dal francese dessein, un nome derivato dal verbo designer, che a sua volta arriva al francese dall’italiano, tra il Quattrocento e il Cinquecento, come adattamento del verbo disegnare. Insomma, alla radice, il design è italiano, in quanto l’italiano era, nella fioritura umanistica e poi rinascimentale, la lingua dei saperi, delle arti, e, per dirla con parole di oggi, della cultura visiva internazionale. Leggi di più


Uno sguardo profondo sulla società contemporanea

Questo post riprende l’intervento che ho pronunciato il 7 giugno 2017 all’Istituto della Enciclopedia Italiana, in occasione della presentazione del n° 4 di “Pandora, rivista di teoria e politica”, intitolato “Élite”.

Numerosi sono gli spunti di riflessione che emergono dalla lettura dei contributi contenuti nel numero 4 di Pandora, dedicato alle élite; diversi corollari di una riflessione puntuale e dettagliata su cosa sono le élite oggi, sul modo in cui si formano e operano, sulle questioni principali legate al loro processo di affermazione e alle modalità di interazione con il contesto politico-sociale odierno. Pressoché tutti i contributi inclusi nel fascicolo sottolineano come, nel quadro dei sistemi politici occidentali, che sono centrali nella nostra analisi, emergano alcune tendenze comuni.

In primo luogo, come discusso nell’intervista con Colin Crouch, il passaggio dalle élite nazionali tipiche dell’epoca del compromesso keynesiano a quelle, prettamente transnazionali che si sono affermate nell’epoca del predominio dell’ideologia neoliberista. Élite che per affermarsi e consolidarsi hanno profittato dello sganciamento delle dinamiche del capitalismo dal lavoro e dell’indebolimento, legato alla perdita della capacità di controllo dei processi economici, tanto dei governi nazionali quanto dei corpi intermedi e di rappresentanza delle istanze collettive: tutela del lavoro in primis. Leggi di più


I libri che ci cambiano il destino

La torre del libro

La torre del libro

È davvero con grande emozione che inauguriamo la trentesima edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino: una ricorrenza importantissima, che abbiamo voluto celebrare progettando un Salone ancora più grande, più ricco e più inclusivo, e guardando allo stesso tempo indietro e avanti. Indietro, per ricordare e ripercorrere la lunga tradizione che ci ha portato fin qui, partendo da quel 18 maggio 1988, dal primo Salone – che ebbe subito un grande successo. Ideato da Angelo Pezzana e Guido Accornero, il Salone è divenuto il maggiore appuntamento dell’editoria italiana e uno dei più importanti momenti della vita culturale del Paese, arrivando a competere con le fiere di Parigi, Londra e Francoforte. Leggi di più


Costruire la cultura della Nazione. Alle origini della Enciclopedia Italiana

1929_Treccani

 Questo post raccoglie il testo dell’intervento che ho pronunciato in occasione del convegno Nell’età della Treccani: modernità senza democrazia. Architetti dello stato nuovo, che si è svolto 6 aprile 2017 a Roma presso l’Istituto della Enciclopedia Italiana. 

Quello di una grande enciclopedia nazionale italiana era un progetto vagheggiato da numerosi intellettuali e politici fin dagli inizi del Novecento, soprattutto con l’intento di colmare una lacuna che si faceva sempre più evidente nei riguardi di pressoché tutti gli Stati europei, che alla fine del XIX secolo si erano ormai tutti dotati di una enciclopedia nazionale – pensiamo al Grand dictionnaire universel du 19 siècle di Pierre Larousse in Francia, al Conversations-Lexikon e al Meyers Koversations-Lexikon in Germania, all’Encyclopaedia Britannica  in Inghilterra, iniziata addirittura nel 1768, e all’Enciclopedia universal ilustrada europeo-americana in lingua spagnola.

Era chiaro dunque che anche l’Italia, nazione ormai consolidata e assurta al consesso dei grandi stati nazionali europei, doveva avere una sua enciclopedia. Tuttavia il progetto non poté trovare i suoi primi tentativi di concretizzazione prima della fine della Prima Guerra Mondiale. Leggi di più


Il futuro della sinistra, una sinistra per il futuro

Questo post contiene l’articolo a mia firma uscito il 16 marzo 2017 sul numero 2/2017 della rivista MicroMega.

Micromega ci chiede di riflettere su quali siano le coordinate per dare un futuro alla sinistra del nostro Paese. È una riflessione importante, in un momento in cui la classe dirigente della sinistra sembra aver perso in Italia, in Europa e nel mondo, la capacità di elaborare politiche riformiste. Eppure da almeno vent’anni esiste un’energia che ha voglia di costruire un modello di Paese e di società differenti. È l’energia dei differenti movimenti che, spontaneamente, hanno mostrato e continuano a mostrare di voler cambiare la situazione che hanno di fronte: un’onda ‘sommersa’ che ribolle, che ha voglia di esprimersi e a cui dobbiamo dare una forma.

Quelli che viviamo sono giorni in cui il clima a sinistra non ispira entusiasmi né speranze: il referendum del 4 dicembre sembra aver sancito – definitivamente e senza appelli – una rottura tra “classe dirigente” e cittadini, inasprendo ulteriormente le condizioni di sfiducia nelle istituzioni che caratterizzano l’attuale situazione politica. Ma ancora una volta nessuna riflessione sui motivi del voto, su alcune scelte che dovrebbero preoccupare soprattutto la sinistra – penso al voto dei giovani e a quello nel Mezzogiorno. Al contrario, nel momento in cui sarebbe necessario elaborare una risposta politica, la discussione, ridondante e interminabile, si incentra esclusivamente sulla legge elettorale. Leggi di più


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