Virtù e Fortuna, la felicità a portata di mano

Allegoria delle virtù di Raffaello Sanzio (1511); Stanza della Segnatura, Città del Vaticano (Wikimedia Commons)

Allegoria delle virtù di Raffaello Sanzio (1511); Stanza della Segnatura, Città del Vaticano (Wikimedia Commons)


Questo post raccoglie il mio intervento pronunciato a Cagliari il 5 giugno 2016, nell’ambito dell’ottava edizione del Festival Leggendo Metropolitano.

Il tema scelto per quest’anno dagli organizzatori di Leggendo Metropolitano – festival giunto alla sua ottava edizione – Virtù e Fortuna, la felicità a portata di mano, fornisce lo spunto per una riflessione di ampio respiro su cosa significhi, oggi, il concetto di felicità. Un tema di cui si è molto discusso negli ultimi tempi, soprattutto a partire dalle posizioni espresse da alcuni tra i maggiori economi, filosofi e sociologi del panorama internazionale; il primo nome che viene in mente è naturalmente quello di Serge Latouche, professore emerito di Scienze economiche all’Università di Parigi XI, che sul concetto di «decrescita felice» ha impostato un profondo ripensamento delle priorità della società occidentale così come la conosciamo, criticando il modello economico della crescita infinita e promuovendo, in sua sostituzione, quello di “economia sostanziale”, intesa – come si legge nel suo libro del 2011 Come si esce dalla Società dei Consumi – «come attività in grado di fornire i mezzi materiali per il soddisfacimento dei bisogni delle persone non riconducibili esclusivamente alla sfera economica». Lo stesso concetto di FIL, Felicità interna lorda, introdotto nel 1972 dal Buthan in contrapposizione a quello di PIL, ha riscosso un crescente successo a livello mondiale, tanto che l’obiettivo di misurare il livello di felicità individuale raggiunto dalle popolazioni è stato accolto anche dalle Nazioni Unite con il loro Indice di Sviluppo Umano (HDI Human Development Index), non più riferito esclusivamente al PIL ma anche agli indicatori relativi alla qualità della vita. Leggi di più


Ripartire dalla cultura

L'angelo di Dozza, un murale di Giuliana Bonazza. Foto WikiMedia Commons.

L’angelo di Dozza, un murale di Giuliana Bonazza. Foto WikiMedia Commons.

In questo post ho raccolto la lezione che ho tenuto al Collegio Superiore dell’Università di Bologna, il 21 aprile 2016.

Gentili e cari amici,

innanzitutto un sincero ringraziamento va agli organizzatori di questo incontro, per avermi voluto invitare a parlare di un argomento che tanto mi sta a cuore quale quello della cultura come mezzo di rilancio economico, ma soprattutto civile e sociale, per il nostro Paese.
Affrontare questo tema all’interno di un istituto di formazione d’eccellenza quale il Collegio Superiore dell’Università di Bologna è un’occasione che mi pare davvero proficua, specie per i ragazzi che si stanno formando per divenire i futuri operatori del settore.

Ho più volte sottolineato, in altre occasioni, come l’investimento nella cultura rappresenti per l’Italia un’occasione unica, quella di coniugare alla tutela e alla valorizzazione del suo patrimonio culturale, che costituisce a tutti gli effetti la sua più grande ricchezza, la possibilità di attivare una crescita economica virtuosa e sostenibile: il nostro è il Paese della Bellezza, e la bellezza è un alleato prezioso per contrastare il degrado ambientale e per favorire la coesione locale, l’inclusione sociale e lo sviluppo dei territori, trasmettendo alle nuove generazioni quanto ci è stato tramandato dal passato. Leggi di più


La Carta di Fontecchio e il futuro dei parchi e delle aree protette in Italia

Panoramica sul Parco Naturale dei Monti Aurunci, WikiMedia Commons

Panoramica sul Parco Naturale dei Monti Aurunci, WikiMedia Commons

La Carta di Fontecchio è stata presentata a Roma all’Istituto della Enciclopedia Italiana, il 5 aprile 2016, nel corso dell’incontro dal titolo: “Come dare un futuro ai parchi e alle aree protette in Italia”, con la partecipazione delle associazioni ambientaliste CTS, Fondo Ambiente Italiano – FAI, Federazione ProNatura, Italia Nostra, LIPU, Mountain Wilderness, TCI e WWF. Questo è il testo dell’intervento che ho pronunciato in quella occasione.

La Carta di Fontecchio riveste straordinaria importanza per il futuro dell’ambiente e del paesaggio del nostro Paese. Non credo sia superfluo ricordare, nel parlare di questo prezioso documento, che, a fronte degli innumerevoli scempi subiti dalla Penisola, alla tutela del paesaggio ci vincola in primo luogo l’articolo 9 della nostra Carta costituzionale, entrata in vigore il primo gennaio 1948.

Eppure, quanto quella così lungimirante prospettiva espressa dai padri costituenti sia stata disattesa – a partire soprattutto dagli anni del boom economico – è purtroppo sotto gli occhi di tutti: troppo cemento ha sfigurato le coste, le montagne e le periferie delle città; troppi rifiuti sono stati o sotterrati o bruciati nelle campagne, avvelenando acqua, cibo e persone; troppe grandi opere sono rimaste per anni e anni incompiute deturpando i paesaggi; troppi abusi edilizi sono stati commessi persino all’interno di aree soggette a vincolo; troppi ecomostri sorti perfino a ridosso dei monumenti naturali più belli hanno sfigurato il volto del Bel Paese; e tutto ciò a detrimento di quella che dovrebbe e potrebbe essere la sua più grande ricchezza: la bellezza appunto, ovvero quella armoniosa combinazione di ambienti naturali e patrimonio storico e culturale che rende l’Italia una destinazione unica al mondo. Leggi di più


Breve guida a come cambiare davvero

 

I tweet su Classe Democratica sono aggregati con l’hashtag #classedem


In questo post ho raccolto il testo del mio intervento a ‘Classe Democratica’, la Scuola di formazione del Partito Democratico’, il 2 aprile 2016 a Roma.

La parola cambiamento è una delle parole più utilizzate nella nostra quotidianità. Il bisogno di cambiamento è diffuso e intergenerazionale. Siamo al centro di un cambiamento che ha pochi precedenti nella storia dell’umanità. Forse solo l’invenzione della scrittura e quella della stampa a caratteri mobili possono essere paragonati per effetti alla profonda trasformazione che si sta diffondendo in seguito all’affermazione del mondo digitale.

Cambia il modo di comunicare, di lavorare, di vivere. Tutto avviene con una straordinaria velocità e in un ambito globale. Tutto cambia, potremmo dire mentre ci siamo risvegliati da quello che è stato definito «il sogno dogmatico della perfezione del mercato». La crisi del capitalismo globale finanziario che stiamo ancora vivendo è una crisi politica e culturale prima che economica da cui, sono convinto, uscirà anche qui un mondo profondamente cambiato. Leggi di più


Nuovi orizzonti per l’editoria nel mondo digitale

Immagine di Jurgen Appelo<br />
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Questo post raccoglie i contenuti del mio intervento in occasione dell’inaugurazione del corso di dottorato in Humanities & Technologies dell’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa, a Napoli, il 20 gennaio 2015

Il rapporto tra informatica e discipline umanistiche, spesso considerato secondario fino a non molto tempo fa, sta rapidamente acquistando un ruolo di primo piano nella formazione universitaria e post-universitaria. La causa è a mio avviso da rintracciarsi in una radicale ridefinizione della dicotomia tra materie letterarie e materie scientifiche, ridefinizione che sta avvenendo, e che dunque non è facile ancora analizzare e comprendere appieno. È chiaro, tuttavia, che discipline scientifiche e humanities saranno sempre meno contrapposte e anzi andranno sempre più intrecciandosi in un futuro che ci prospetta lo sviluppo sempre maggiore di una società della conoscenza. A chiunque operi nel settore della cultura è ormai nota la necessità di familiarizzarsi con linguaggi, contenitori e mezzi di comunicazione sempre più avanzati, che presuppongono conoscenze sempre più tecniche e specifiche. I numerosissimi blogger freelance che si occupano di informazione culturale, i social media manager delle più varie istituzioni culturali, gli editori digitali, i numerosi altri profili professionali emergenti dalla rivoluzione digitale in atto, tutti sono venuti in contatto, solo per fare alcuni esempi, con la marcatura SEO, con gli hashtags, i metadati, tutto ciò che consente di comunicare cultura attraverso il web 2.0. E, d’altronde, la comunicazione della cultura sta assumendo un ruolo sempre più importante all’interno del mondo digitale. Leggi di più


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