«Tutto quello che l’umanità scarta». Ezechiele Leandro, artista visionario

foto di Luigi Capone

foto di Luigi Capone

Questo post costituisce un’anteprima del mio contributo al catalogo della retrospettiva su Ezechiele Leandro, intitolata “Leandro unico primitivo”, che sarà inaugurata il 2 luglio 2016, diffusa tra San Cesario, Lecce e Bitonto dal 2 luglio al 30 settembre 2016.

Ognuno di noi, nel corso della vita, riconosce prima o poi che, tra tutti i paesaggi, i monumenti, i borghi e le città che ha occasione di visitare più spesso e che elegge a suoi preferiti, ve ne sono alcuni particolarmente importanti; vari possono essere i motivi che ci portano a elaborare questa predilezione: la meraviglia, il piacere, la gioia che essi ci suscitano, ma anche e soprattutto un senso di affinità, di familiarità che ci porta a considerarli, inconsciamente, come parte del nostro essere. Sono luoghi del cuore, che ci riportano indietro nel tempo, ci conducono a incontrare le nostre origini e le fondamenta della nostra cultura e dei nostri affetti, e che allo stesso tempo consideriamo come veri e propri baricentri del nostro presente.

Per me, uno di questi luoghi del cuore è il Santuario della pazienza. L’amore per l’opera di Ezechiele Leandro mi è stato trasmesso da mio padre; in essa percepisco la sensibilità verso le radici primigenie di una terra così ricca di storia come il Salento, un luogo dove il passato più remoto è capace di farsi vivo agli occhi del visitatore che per la prima volta incontra le sue tradizioni millenarie e le sue arti fatte di pietra e luce, di immagini oniriche che dalla notte dei tempi erompono nel nostro presente urbano, frenetico e consumistico per parlarci di lentezza, di parsimonia, di fantasia, di un legame intrinseco con i ritmi della terra e della natura, con la sua forza selvaggia e indomabile.

Innumerevoli sono gli artisti che, nel corso dei secoli, hanno cercato di esprimere attraverso altrettanti linguaggi diversi questo legame così forte e indissolubile, di comunicare all’esterno questa sensibilità che più volte è stata definita, assai appropriatamente, come «primitiva». Leggi di più


Il tema del dolore nel dialogo fra credenti e non credenti

cortile dei gentili

La locandina dell’incontro

È per me un onore accogliere l’invito a partecipare a questo incontro, che rappresenta a mio avviso un’eccezionale occasione di confronto su un tema che tocca tanto profondamente l’esperienza più intima di ognuno di noi. Il Cortile dei Gentili, promosso dal Pontificio Consiglio della Cultura, fornisce lo spazio ideale per mettere in atto un dialogo vero, proficuo, paritario tra credenti e non credenti, che hanno, in questo ambiente corale, la possibilità di esprimere le loro convinzioni in un contesto di altissima qualità scientifica e culturale, giungendo ad un reale arricchimento reciproco.

Il tema scelto è forse il più difficile dell’intera esperienza umana. Il dolore che si abbatte inaspettato e improvviso, che spezza e stravolge l’esistenza quotidiana costringendoci a ripensare le nostre priorità e il concetto di noi stessi che ci siamo costruiti nel corso della vita, è un’esperienza che, seppur in misure diverse, ogni donna e ogni uomo si trova purtroppo, prima o poi, ad affrontare; una malattia improvvisa che colpisce noi stessi o i nostri cari, un lutto che non riusciamo ad accettare, una disabilità con cui ci troviamo a convivere: si tratta di ferite che spesso non si rimarginano mai, con le quali dobbiamo imparare a coesistere e dalle quali dobbiamo apprendere un nuovo approccio esistenziale, che finirà per ridefinire la nostra abituale scala di valori. Ma non possiamo fare tutto ciò da soli: è allora compito della comunità intera, nelle sue più varie espressioni, dalla rete familiare a quella delle relazioni sociali, dal tessuto associazionistico al volontariato, ma anche e soprattutto alle istituzioni, quello di garantire la massima vicinanza morale, affettuosa, psicologica e pratica e il massimo sostegno alle famiglie che si trovano ad affrontare esperienze così sconvolgenti. Solo una società che sa prendersi carico del dolore e della sofferenza dei singoli può, infatti, concretizzare pienamente l’aspirazione di ogni cittadino a vivere in un contesto solidale e non in una situazione di individualismo selvaggio, in cui ognuno è abbandonato a se stesso.  Leggi di più


Virtù e Fortuna, la felicità a portata di mano

Allegoria delle virtù di Raffaello Sanzio (1511); Stanza della Segnatura, Città del Vaticano (Wikimedia Commons)

Allegoria delle virtù di Raffaello Sanzio (1511); Stanza della Segnatura, Città del Vaticano (Wikimedia Commons)


Questo post raccoglie il mio intervento pronunciato a Cagliari il 5 giugno 2016, nell’ambito dell’ottava edizione del Festival Leggendo Metropolitano.

Il tema scelto per quest’anno dagli organizzatori di Leggendo Metropolitano – festival giunto alla sua ottava edizione – Virtù e Fortuna, la felicità a portata di mano, fornisce lo spunto per una riflessione di ampio respiro su cosa significhi, oggi, il concetto di felicità. Un tema di cui si è molto discusso negli ultimi tempi, soprattutto a partire dalle posizioni espresse da alcuni tra i maggiori economi, filosofi e sociologi del panorama internazionale; il primo nome che viene in mente è naturalmente quello di Serge Latouche, professore emerito di Scienze economiche all’Università di Parigi XI, che sul concetto di «decrescita felice» ha impostato un profondo ripensamento delle priorità della società occidentale così come la conosciamo, criticando il modello economico della crescita infinita e promuovendo, in sua sostituzione, quello di “economia sostanziale”, intesa – come si legge nel suo libro del 2011 Come si esce dalla Società dei Consumi – «come attività in grado di fornire i mezzi materiali per il soddisfacimento dei bisogni delle persone non riconducibili esclusivamente alla sfera economica». Lo stesso concetto di FIL, Felicità interna lorda, introdotto nel 1972 dal Buthan in contrapposizione a quello di PIL, ha riscosso un crescente successo a livello mondiale, tanto che l’obiettivo di misurare il livello di felicità individuale raggiunto dalle popolazioni è stato accolto anche dalle Nazioni Unite con il loro Indice di Sviluppo Umano (HDI Human Development Index), non più riferito esclusivamente al PIL ma anche agli indicatori relativi alla qualità della vita. Leggi di più


Ripartire dalla cultura

L'angelo di Dozza, un murale di Giuliana Bonazza. Foto WikiMedia Commons.

L’angelo di Dozza, un murale di Giuliana Bonazza. Foto WikiMedia Commons.

In questo post ho raccolto la lezione che ho tenuto al Collegio Superiore dell’Università di Bologna, il 21 aprile 2016.

Gentili e cari amici,

innanzitutto un sincero ringraziamento va agli organizzatori di questo incontro, per avermi voluto invitare a parlare di un argomento che tanto mi sta a cuore quale quello della cultura come mezzo di rilancio economico, ma soprattutto civile e sociale, per il nostro Paese.
Affrontare questo tema all’interno di un istituto di formazione d’eccellenza quale il Collegio Superiore dell’Università di Bologna è un’occasione che mi pare davvero proficua, specie per i ragazzi che si stanno formando per divenire i futuri operatori del settore.

Ho più volte sottolineato, in altre occasioni, come l’investimento nella cultura rappresenti per l’Italia un’occasione unica, quella di coniugare alla tutela e alla valorizzazione del suo patrimonio culturale, che costituisce a tutti gli effetti la sua più grande ricchezza, la possibilità di attivare una crescita economica virtuosa e sostenibile: il nostro è il Paese della Bellezza, e la bellezza è un alleato prezioso per contrastare il degrado ambientale e per favorire la coesione locale, l’inclusione sociale e lo sviluppo dei territori, trasmettendo alle nuove generazioni quanto ci è stato tramandato dal passato. Leggi di più


La Carta di Fontecchio e il futuro dei parchi e delle aree protette in Italia

Panoramica sul Parco Naturale dei Monti Aurunci, WikiMedia Commons

Panoramica sul Parco Naturale dei Monti Aurunci, WikiMedia Commons

La Carta di Fontecchio è stata presentata a Roma all’Istituto della Enciclopedia Italiana, il 5 aprile 2016, nel corso dell’incontro dal titolo: “Come dare un futuro ai parchi e alle aree protette in Italia”, con la partecipazione delle associazioni ambientaliste CTS, Fondo Ambiente Italiano – FAI, Federazione ProNatura, Italia Nostra, LIPU, Mountain Wilderness, TCI e WWF. Questo è il testo dell’intervento che ho pronunciato in quella occasione.

La Carta di Fontecchio riveste straordinaria importanza per il futuro dell’ambiente e del paesaggio del nostro Paese. Non credo sia superfluo ricordare, nel parlare di questo prezioso documento, che, a fronte degli innumerevoli scempi subiti dalla Penisola, alla tutela del paesaggio ci vincola in primo luogo l’articolo 9 della nostra Carta costituzionale, entrata in vigore il primo gennaio 1948.

Eppure, quanto quella così lungimirante prospettiva espressa dai padri costituenti sia stata disattesa – a partire soprattutto dagli anni del boom economico – è purtroppo sotto gli occhi di tutti: troppo cemento ha sfigurato le coste, le montagne e le periferie delle città; troppi rifiuti sono stati o sotterrati o bruciati nelle campagne, avvelenando acqua, cibo e persone; troppe grandi opere sono rimaste per anni e anni incompiute deturpando i paesaggi; troppi abusi edilizi sono stati commessi persino all’interno di aree soggette a vincolo; troppi ecomostri sorti perfino a ridosso dei monumenti naturali più belli hanno sfigurato il volto del Bel Paese; e tutto ciò a detrimento di quella che dovrebbe e potrebbe essere la sua più grande ricchezza: la bellezza appunto, ovvero quella armoniosa combinazione di ambienti naturali e patrimonio storico e culturale che rende l’Italia una destinazione unica al mondo. Leggi di più


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