Caro Bartleby, so che, in qualche misura, ti aspettavi che scrivessi. Oggi, dopo ieri, oggi perché sono giovane, oggi perché si sente di dover colmare vuoti. Non so bene cosa dire, di nuovo o di intelligente. Guardo dalla finestra e vedo parole che mi sommergono, parole che spiegano, giustificano, accusano, analizzano, fotografano. Io non so

Caro Bartleby, da tempo non ti scrivo, preso da questo autunno caldo, per clima e per argomenti, vero capodanno sociale per la nostra malandata vita collettiva. La fine dell’estate se n’è andata tra feste di partito, scioperi e polemiche, scandali e proclami al vento, finanziarie come se piovesse, riti stanchi di miss televisive e parlamentari,

Meno uguali degli altri

Non sono un giurista. Tantomeno un deputato. Ma sono un cittadino che vive nella società, dentro i confini di questa italia di cui cerco di leggere le linee tortuose e i contorni sempre più sfumati in cui si muove il tessuto sociale. E questo tessuto sociale mostra quanto spesso i comportamenti delle persone, virtuosi o

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