di Antonio Menniti Ippolito*

Cosa pensano in India della improvvisa e da molti definita a dir poco incauta decisione del ministro degli esteri Terzi e del governo di trattenere i due marò in Italia alla scadenza della peraltro inusuale e generosa licenza elettorale loro concessa dalla Corte Suprema di Delhi?

Inutile dire della stampa più nazionalista, che tuona contro l’Italia e altrettanto fa contro il governo in carica in India, accusato di debolezza, ingenuità, complicità col nostro paese.

Il settimanale Outlook è un magazine laico e moderatamente progressista, espressione di quello che da noi è stato chiamato “ceto medio riflessivo”. Il suo ultimo numero titola “Basta!” su una foto dove i due marò sono riprodotti in una copertina che vira ad una forte tinta di rosso. Il sottotitolo fa riferimento ad un vecchio scandalo di presunte tangenti che aveva coinvolto un italiano, Ottavio Quattrocchi, nella vendita all’India di armamenti svedesi e alla inchiesta sulle tangenti che avrebbe recentemente versato Finmeccanica per favorire la vendita di costosissimi elicotteri. Ne abbiamo abbastanza, si dice.

Il titolo del principale articolo interno dedicato alla questione (ve ne sono poi altri, assai più critici) è, sempre in italiano, “Abuso di fiducia”, con un sottotitolo che allude ad una possibile intesa nascosta tra i governi delle due nazioni. Vediamo cosa dice Pranay Sharma, in un pezzo vibrante ma equilibrato. Anzitutto nota che un paese come l’Italia ha una strana abilità nel trovarsi sistematicamente al centro di controversie con l’India. La scelta di rompere il patto siglato dall’ambasciatore italiano con la Corte Suprema viene definita un oltraggio, le cui conseguenze sono destinate ad incidere però soprattutto sul fronte interno, in un anno cruciale che vede l’indebolito governo a guida Congress impegnato a prepararsi per la difficile tornata elettorale del 2014. La scelta del governo Monti mortifica l’ambizione indiana di accreditarsi come superpotenza mondiale e, oltre a mettere in discussione le scelte adottate del Governo quanto alla crisi dei marò, rischia di screditare definitivamente l’immagine dell’italiana Sonia Gandhi, che è ancora una delle personalità più importanti della scena politica del subcontinente, impegnata per di più nel tentativo di garantire la leadership del Congress Party al figlio Rahul.

L’articolo prende in considerazione la possibilità che l’iniziale forte reazione del Congress subito dopo l’uccisione dei due pescatori, dovuta allo sforzo di respingere gli attacchi che sarebbero potuti piovere dalle opposizioni sull’italiana Sonia, abbia potuto rendere più difficile la soluzione rapida della questione portando all’impassediplomatica. Un caso simile che aveva portato lo scorso anno all’uccisione di un pescatore indiano da parte di marines Usa al largo di Dubai, non aveva provocato analoghe polemiche ed era stato risolto favorendo una indagine congiunta condotta da investigatori statunitensi e indiani. L’affare italiano è esploso invece in modo virulento, ma allora perché, si chiede Outlook, le autorità hanno concesso le due generosissime licenze premio e perché se l’Italia contestava la giurisdizione indiana sul caso, ha fatto tornare indietro i marò la prima volta?

Non c’è una logica in tutto questo: le decisioni del governo e della Corte Suprema indiani e il suicidio italiano non trovano spiegazioni razionali, politiche e neppure giuridiche. Si formula allora un’ipotesi, legata allo scandalo delle tangenti che Finmeccanica avrebbe pagato per la vendita degli elicotteri. Una questione dirompente, in India e in Italia, nata da un’inchiesta della nostra magistratura. L’India ha bloccato l’affare dopo la rivelazione delle improprie contribuzioni e sospeso così il pagamento di centinaia di milioni di euro, ma sembra poco credibile che l’Italia abbia cercato di rivalersi con la ritorsione del blocco del ritorno dei militari imputati di omicidio. Un ex ministro degli esteri indiano, Yashwant Sinha, personaggio di un certo rilievo del BJP, partito ora d’opposizione, ha sostenuto di aver appreso della posizione italiana con una decina di giorni di anticipo e d’essere certo che la stessa sarebbe stata concordata tra i due governi: la creazione di una crisi artificiale avrebbe infatti la conseguenza di bloccare la collaborazione tra magistratura italiana e indiana sul caso degli elicotteri, con gran sollievo di molti politici del subcontinente coinvolti nella corruzione. Fantapolitica forse, anzi, probabilmente.

Outlook presenta, con singolare analogia ad analoghe iniziative della stampa italiana, una lista di 10 domande che non trovano risposta: 1) l’arresto dei marò è stato a suo tempo condizionato dalla campagna elettorale locale nello stato del Kerala?; 2) la polizia di quello stato era al corrente della leggi internazionali e marittime?; 3) perché l’India ha rifiutato un’inchiesta congiunta?; 4) perché l’India ha rallentato l’iter giudiziario e ha esitato a dar vita al tribunale che avrebbe dovuto giudicare sulla questione?; 5) perché la Corte Suprema indiana è stata così generosa nel concedere già la prima licenza a Natale; 6) perché ai marò non è stato chiesto di votare per posta?; 7) il governo si è mai opposto al rilascio dei marò in occasione della prima o della seconda concessione?; 8) la decisione del governo italiano è legata al caos politico della penisola?; 9) perché l’Italia, paese del G8, mette così a rischio le proprie relazioni economiche con l’India?; 10) la scelta di non rispedire in India i marò è collegata in alcun modo alla questione degli elicotteri?

Come si vede, l’articolo, più che equilibrato, ripeto, avrebbe potuto essere pubblicato anche sulla nostra stampa, che avrebbe potuto aggiungere qualche domanda in più: ad esempio sul tempo della comunicazione del rifiuto della consegna dei marò, avvenuto a Camere ancora non riunite e in una situazione di disorientamento della nostra politica. E invece da noi tutto tace, o quasi, e sarebbe forse il tempo che le nostre autorità ci dicessero un po’ di più, o che fossero chiamate a dirci un po’ di più. Sarebbe dovuto a tutti i cittadini italiani e anche a quelli indiani, e sarei loro personalmente grato se mi convincessero che non si è trattato del gesto autolesionista, pericolosissimo e scorretto che al momento mi sembra sia stato.

E non si tratta, per quanto riguarda chi scrive, solo di un disagio morale. Chi ci governa, i nostri politici in generale, dovrebbero riuscire a comprendere finalmente che il mondo è mutato, decisamente, e in modo accelerato. Ci vuole molto per comprendere che per l’Italia è sì importante avere buona corrispondenza con Parigi e Berlino, ma che lo è altrettanto, e probabilmente ancora di più guardando non solo al futuro, averla con Pechino e Delhi? Come si può fare a ricucire il rapporto con l’India? È una emergenza seria, questa. Bisogna cercare di riparare, e in fretta.

*Antonio Menniti Ippolito insegna storia moderna all’Università di Cassino. Dal 1983 collabora con l’Istituto della Enciclopedia Italiana. Questo articolo è apparso per la prima volta su Piazza Enciclopedia Magazine il 18 marzo 2013.


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