girolamini


La Biblioteca statale oratoriana dei Girolamini

La biblioteca più antica di Napoli e la seconda più antica d’Italia è quella dei Girolamini (per esteso Biblioteca statale oratoriana del monumento nazionale dei Girolamini), situata nel complesso monumentale del Monastero dei Girolamini, edificato nel 1586 dalla congregazione degli Oratoriani proveniente dalla chiesa di San Girolamo della Carità di Roma. La biblioteca, specializzata in filosofia e teologia cristiana, conserva un patrimonio di circa 159.700 unità bibliografiche tra volumi ed opuscoli (tra i quali 120 incunaboli, 5.000 cinquecentine, 10.000 edizioni rare e di pregio, 485 periodici e 137 stampati musicali) conservati in quattro splendide sale settecentesche progettate dall’architetto napoletano Arcangelo Guglielmelli (1648-1723) – la cui opera fu terminata dal figlio nel 1727 – ed ornate dagli affreschi del pittore partenopeo Pietro Bardellino (1732-1806).

La Biblioteca comprende anche il ricchissimo fondo librario del letterato e giurista napoletano Giuseppe Valletta (18.000 volumi, tra cui numerose edizioni rare, del XVI e XVII secolo, di classici latini e greci, opere di storia e di filosofia) acquistato dai padri oratoriani nel 1727 su istanza di Giambattista Vico, assiduo frequentatore della struttura. Il filosofo napoletano donò al convento le prime edizioni di tutte le sue opere, attualmente conservate nella Sala Vico, dallo splendido pavimento maiolicato, opera di Giuseppe Barbiero e Domenico Attanasio. Altre collezioni notevoli sono il Fondo Valeri, costituito da 940 volumi sulla storia di Napoli e dell’Italia meridionale, e il Fondo Filippino di storia ecclesiastica, sacre scritture e teologia.

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Il Real Bosco di Capodimonte

Con un’estensione complessiva di 134 ettari, il parco di Capodimonte è l’area verde più vasta di Napoli ed ospita ben 400 varietà vegetali. Voluto nel 1734 da Carlo III di Borbone come riserva di caccia, all’interno del sistema territoriale dei “Siti reali” borbonici in Campania, ospita in tutto sedici architetture – tra cui chiese, residenze, casini di caccia ed edifici dedicati all’artigianato locale – e soprattutto la residenza reale (attuale sede del Museo Nazionale di Capodimonte), fatta edificare nel 1738 sotto la direzione dell’ingegnere militare Giovanni Antonio Medrano, per ospitare il grande patrimonio artistico che il re aveva ereditato dalla madre Elisabetta Farnese.Museo Capodimonte-2-3

Gli architetti Ferdinando San Felice e Domenico Antonio Vaccaro si alternarono nella direzione dei cantieri, e il primo ristrutturò nel 1743 la Real Fabbrica della Porcellana, che produsse splendidi oggetti d’arte sotto la direzione del pittore Giovanni Caselli e del modellatore Giuseppe Gricci: si trattava dunque di un complesso caratterizzato dall’integrazione tra paesaggio e attività produttiva, secondo un programma politico improntato a un’amministrazione del territorio di tipo paternalistico, tipica dell’assolutismo illuminato di fine Settecento. Il parco, caratterizzato da scenografie naturalistiche ornate da statue e fontane e intervallate da aree coltivate, fu convertito in un giardino all’inglese nel 1817 per volere di Ferdinando I, che fece costruire anche l’Eremo dei Cappuccini, in stile neogotico, come luogo di ritiro dalla vita frenetica della città partenopea. Il complesso di Capodimonte costituisce un esempio particolarmente significativo delle opportunità offerte, anche in chiave occupazionale, da un territorio nel quale convivono e si fondono senza soluzione di continuità paesaggio naturale e beni artistici e culturali.


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