conferenza nazionale del cinemaSabato ho incontrato i professionisti del cinema* consapevole della complessità dei problemi che riguardano il loro mondo, ma con la speranza per quello che faremo insieme. Questi sentimenti sono affiorati dopo la prima fase della Conferenza Nazionale del Cinema, che si è tenuta martedì 5 novembre al Centro Sperimentale di Cinematografia e grazie alle riflessioni che alcuni di voi mi hanno inviato.

Scrivo questo, molto sinceramente, perché erano ormai anni che il comparto audiovisivo non aveva la possibilità di incontrarsi e confrontarsi a 360° intorno a temi e questioni fondamentali per il futuro dell’industria culturale italiana. Voglio anzitutto ringraziare Nicola Borrelli e tutto il gruppo di lavoro della Direzione Generale per il Cinema per aver organizzato questo importantissimo momento di scambio e di riflessione.

Jean-Luc Godard, riflettendo sulla natura del cinema, sottolineava come un’epoca storica identifica in una particolare forma artistica la sua grande narrazione, e quella del Novecento – dopo il secolo dei grandi romanzi – è stata certamente rappresentata proprio dal cinema: il mezzo espressivo che più di ogni altro ha saputo raccontare il presente, elaborare una riflessione critica su di esso, raccogliere un patrimonio di esperienze e memorie condivise. Ecco perché non si insisterà mai abbastanza sul ruolo delle grandi opere cinematografiche nella creazione della memoria collettiva, e del loro divenire in tal modo parte del patrimonio culturale di un popolo e di una nazione. E questo è particolarmente vero nel caso del cinema italiano, che – soprattutto in alcuni periodi della sua storia – ha rappresentato non soltanto un’eccellenza italiana nel mondo, ma anche una forma alta e profonda di racconto della nostra storia.

Proprio partendo da questa consapevolezza occorre guardare in avanti, immaginando nuove strade, per evolvere seguendo la trasformazione e l’innovazione dei mezzi e dei pubblici,  delle dinamiche di distribuzione, delle relazioni internazionali. In quest’ottica, la Conferenza Nazionale del Cinema vuole essere una sorta di nuovo inizio per volgersi tutti insieme propositivamente al futuro. In questi mesi abbiamo cercato di lavorare congiuntamente all’elaborazione di soluzioni volte a proiettare il comparto audiovisivo verso nuove ipotesi condivise di sviluppo. Centrale in quest’ottica, è la messa a punto di un’agenda di lavoro condivisibile, sostenibile e presidiabile. Questo è lo spirito che ha ispirato la Conferenza Nazionale del Cinema ed è su questa direttrice che vorrei si continuasse a procedere.

A Venezia ci eravamo incontrati in occasione della Mostra del Cinema per fare il punto della situazione e sottolineare le sfide che si delineavano di fronte a noi. Forti del risultato strutturale ottenuto attraverso la conferma e l’ampliamento a tutto il settore audiovisivo del regime di tax credit, abbiamo ritenuto necessario dover approfondire la nostra analisi delle criticità e delle opportunità di sviluppo di un intero sistema attraverso questi tavoli di confronto e approfondimento sul cinema e sull’audiovisivo.

In un momento delicato come quello attuale, diventa cruciale poter sfruttare l’occasione di reimpostare le cose, facendo ognuno la propria parte. Non possiamo più permetterci di perdere occasioni come questa e dobbiamo tornare, come del resto già abbiamo iniziato a fare, a confrontarci e a formulare concrete proposte di lavoro.  Il settore del cinema e il comparto audiovisivo rappresentano un motore che deve essere rimesso nelle condizioni di funzionare adeguatamente. Poi, sarà responsabilità condivisa metterlo su strada e crearle, queste strade, laddove queste manchino. Le cose devono ripartire in modo sostanziale: ciò che nasce ora è qualcosa di autenticamente nuovo e quello che ci apprestiamo a fare tutti insieme è un lavoro di “aggiustamento evolutivo”, volto a creare un sistema pienamente recettivo e propositivo.

I tre tavoli  - coordinati da Borrelli, Tozzi e Maselli – intorno ai quali si è alternata la discussione di martedì 5 novembre, rappresentano in maniera chiara e netta le esigenze principali intorno alle quali si snoda l’‘opportunità’ che abbiamo in questo momento per pensare un nuovo percorso per la nostra industria culturale.

L’intervento pubblico deve diventare non più semplicemente “dativo”, come è stato per troppo tempo in passato, ma pienamente “interattivo”, ponendosi al centro di articolazioni funzionali per una corretta evoluzione dell’intero comparto. Nuove forme di produzione e di fruizione si stanno già realizzando intorno ed accanto a noi. Sta a noi capire come armonizzarle nel modo migliore, tenendo ben presenti le caratteristiche della nostra produzione. L’italianità è un valore, un valore che produce cultura, crea identificazione e suscita interesse. Dobbiamo rendercene pienamente conto per tornare ad essere protagonisti e a poter parlare a ragione di cinema e audiovisivo come industria culturale, un’industria generatrice di nuovo valore e di ricchezza.

Bisogna analizzare le nostre esigenze e guardare con lucidità e senza snobismo agli spunti che provengono dall’estero. Nel tavolo numero due della Conferenza ad esempio, quello dedicato ai nuovi modelli di distribuzione e di fruizione, sono emersi spunti interessanti rispetto a quelle che sono le nuove modalità di diffusione del cinema. Le nuove piattaforme VOD affermatesi negli Stati Uniti e nel Regno Unito mostrano come la crisi tradizionale della sala può essere davvero superata dalla sinergia con le ‘sale virtuali’, che possono permettere al prodotto cinematografico di avere una nuova e diversa esistenza e di rivoluzionare, così, il sistema odierno delle ‘finestre’ di sfruttamento. Se il pubblico del cinema è rimasto lo stesso in termini di volume dagli inizi degli anni Novanta, ora abbiamo la possibilità concreta di offrire delle nuove strategie di distribuzione e di fruizione del prodotto. Ci sono pubblici diversi per prodotti diversi. Bisogna trovare il modo di servirli tutti. Basti pensare che solo il 10% della produzione mondiale corrente riesce a raggiungere attualmente i suoi potenziali consumatori.

Ma non possiamo fermarci al piano della distribuzione e della fruizione senza spostarci a monte della filiera e al momento puramente creativo che costituisce la base di una scommessa culturale e industriale vincente. Bisogna essere in grado di creare un corto circuito positivo tra proposta culturale e creativa e modalità di distribuzione della stessa. Quello dell’intrattenimento è un settore importante, le cui dimensioni vanno però sviluppate, partendo proprio dalla corretta percezione delle potenzialità economiche del settore stesso. Da qui bisogna ripartire per poter costruire delle basi solide e, ci tengo a sottolinearlo ulteriormente, condivise, per la nostra industria audiovisiva.

Forse sono queste brevi riflessioni a spiegare perché vorrei  che il nostro cinema possa continuare a rappresentare un’eccellenza italiana nel contesto internazionale, una forma d’arte nell’ambito della quale si torni a guardare all’Italia come a uno dei massimi punti di riferimento per la qualità, l’originalità formale, l’altezza d’ispirazione delle pellicole che nel nostro Paese vengono prodotte e girate; ma anche, allo stesso tempo, che il cinema italiano possa continuare ad essere una narrazione, un racconto della nostra storia, contribuendo in tal modo all’elaborazione di una memoria condivisa.

Dopo la grande affluenza di martedì al Centro Sperimentale di Cinematografia, possiamo dire che l’agenda del nostro lavoro è in buona parte tratteggiata e che il lavoro è partito. Tra le numerose sollecitazioni che ho ricevuto dopo l’incontro al Centro Sperimentale, vorrei condividere con voi questa email che mi ha particolarmente colpito e che prende le mosse da un brano del libro Oltre la mano invisibile. Ripensare l’economia per una società giusta di Kaushic Basu:

Gentile Ministro Bray,

elé belé era la parola segreta che da ragazzino l’economista indiano Kaushic Basu e i suoi compagni usavano quando una madre li pregava di far giocare a pallone anche il suo bambino. Loro fingevano di accettarlo ma tutti, tranne l’elé belé, sapevano che non sarebbe stato preso sul serio. Il 5 novembre si è svolta a Roma, per Sua iniziativa, la Conferenza nazionale per il Cinema alla quale chiunque poteva partecipare iscrivendosi online.

Una cosa – forse Lei non se ne rende conto – veramente rivoluzionaria. Era dai tempi di Veltroni che non vedevo tanto entusiasmo. Autori, produttori, registi, funzionari e perfetti sconosciuti, me compreso, sono venuti, da tutta Italia, al Centro sperimentale di Cinematografia per discutere – tutti sullo stesso piano – del Cinema che vorrebbero. Si è proposto di stornare l’attuale contributo sugli incassi dei film di cassetta, come quello di Zalone, allo sviluppo di progetti, al finanziamento di borse di studio per la scrittura di sceneggiature. Si è proposto di coinvolgere i cittadini per finanziare la scrittura di nuove storie  o per la realizzazione di cortometraggi, grazie a raccolte di fondi online (crowd-funding), con il Ministero della Cultura nel ruolo di facilitatore, che garantirebbe  la somma mancante al raggiungimento di una determinato importo della raccolta. Si è proposto di creare una lotteria per sovvenzionare il Cinema, collegata al premio David di Donatello, che sostituisca le inopportune accise sulla benzina e che distribuisca non solo premi in denaro ma biglietti, tessere mensili e annuali per le sale. Si è proposto di reintrodurre (dopo l’abrogazione nel 2008 di quello cinematografico) il tax-shelter (detassazione degli utili) per le opere audiovisive, riconosciute europee, finalizzando gli utili stessi alla realizzazione di film difficili, opere prime e documentari.

Si è proposto di far adottare i film italiani da restaurare, le cui copie restaurate diverrebbero un bene comune con l’indicazione, per sempre, dei nomi di chi vi ha contribuito.  Si è proposto di creare una rete di sale on demand mettendo a disposizione dei 1300 circoli del cinema, riconosciuti dalla legge, tutte le centinaia di sale disponibili degli istituti del Suo Ministero.  Ho condiviso con altri l’idea di abolire tutte le commissioni, anche quelle di “censura” cinematografica, e sostituirle con gruppi di cittadini, che si iscrivono online, per partecipare, se possono dimostrare di andare al cinema pagando il biglietto e di versare annualmente il canone televisivo. Ho sentito, con le mie orecchie, uno sconosciuto sostenere che bisognava sondare  Francia e Romania per creare uno spazio audiovisivo comune italo-franco-romeno nel quale si applichi la tanto lodata legislazione francese, inaugurando il primo vero esperimento di integrazione culturale europea. Ho visto un altro che proponeva di suggerirLe la preventiva consultazione pubblica online su ogni Suo regolamento e decreto attuativo prima di adottarlo, avvalendosi della intelligenza collaborativa, secondo la metodologia wiki, come viene fatto da anni all’estero ma anche in Italia, nei settori concretamente moderni della Pubblica Amministrazione. Sembrava di essere, veramente, agli Stati generali del Cinema. Ho visto e sentito cose che non vedevo e sentivo da anni. Il 9 novembre, al Festival di Roma, ci sarà la conclusione della Conferenza. La prego, Ministro Bray, non deluda questo entusiasmo. Non ci faccia scoprire che eravamo tutti degli elé belé.

Vi ringrazio ancora per la vostra partecipazione a un momento importante come la Conferenza di sabato. Mi piacerebbe che l’iniziativa possa ripetersi con cadenza regolare, per continuare, attraverso un confronto costante, a dare pienamente senso ad una visione che ha l’obbligo di trasformarsi in realtà concreta.

Fu proprio Godard a dire che il cinema non è un mestiere, ma un’opera d’arte. Un’opera davanti alla quale si è troppo spesso soli, come davanti ad una pagina bianca. Mi piacerebbe avere il tempo di leggere tutto quello che con la vostra arte avrete voglia di scrivere su quella pagina bianca.

*Questo post è tratto dal mio intervento all’Auditorium Parco della Musica di Roma, in occasione della Conferenza Nazionale del Cinema


Commenti

Posta un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

󰁓