Il futuro del cinema: da settore assistito a industria culturale strategica

Dopo la stabilizzazione del tax credit, verso la conferenza nazionale*

È per me oggi un onore autentico e sentito, che va ben al di là delle formule di prammatica, essere qui con voi in occasione della 70a edizione della Mostra Internazionale d’arte cinematografica di Venezia. Sono felice che questo luogo carico di storia e ricco di contemporaneità, teatro di alcune delle pagine più belle del nostro cinema e di quello internazionale, possa rappresentare il momento di un ‘nuovo incontro’ tra le istituzioni e mi auguro possa segnare anche un ‘nuovo inizio’ nel percorso di evoluzione e crescita del nostro Cinema.

Lo dico sia con la responsabilità che il mio ruolo istituzionale richiede, sia, come credo si sia capito, con il personale trasporto di appassionato di cinema, una parte fondamentale e imprescindibile dell’universo culturale italiano, così come dello sviluppo del Paese. È per questo che, andando oltre l’innegabile fascino che i compleanni con lo zero portano con sé, ritengo opportuno – quanto non addirittura doveroso – cogliere quest’importante occasione per condividere scenari e prospettive di un settore, che in realtà ha ormai le caratteristiche di vero e proprio meta-settore – in cui le profonde esigenze di trasformazione e di sistematizzazione devono trasformarsi in visione, direttrici di intervento e azioni, in grado di far leva sulle capacità e sui plus del sistema, attraverso iniziative e strumenti adeguati, per dare nuovo impulso all’intero comparto.

Mi riferisco, in particolare, alla necessità di colmare vuoti e distanze, cui si può far fronte solo grazie a un impegno partecipato di tutti gli attori in causa: sicuramente di chi ha la responsabilità istituzionale di guidare lo sviluppo e creare le giuste condizioni di successo; certamente di chi fa del cinema e delle produzioni audiovisive un lavoro e una passione perché il cinema è una storia importante del nostro Paese e se siamo in brado di gestirla può essere più felice di quella degli ultimi anni. È una strada da percorrere insieme, quella che immagino e vedo davanti a noi. Una strada che ha bisogno di percorsi chiari e definiti, certamente di coraggio, di una “segnaletica” ben studiata – tanto per rimanere in tema – e di mete importanti, che vanno rese raggiungibili.

Uno dei primi, cruciali obiettivi su cui ho voluto concentrare la mia azione governativa di questi primi mesi, dopo aver studiato attentamente le questioni e aver ascoltato le associazione di settore, è il rinnovo del regime di tax credit. Dal mio punto di vista, infatti, il regime di tax credit interno, esterno, estero e digitale rappresenta una leva strategica fondamentale, che deve contribuire a generare risorse e risultati. Con il decreto-legge “Valore cultura”, il tax credit è stato reso permanente, con lo stanziamento annuo che tutti auspicavamo: questo è molto importante sia nell’ottica della possibilità, per i produttori e l’intera filiera, di programmare in un quadro di stabilità di questo strumento, sia per la possibilità di attrarre sul territorio italiano le produzioni internazionali. Ora servono scelte nuove da condividere. Non più una politica che fa scelte lontane da quelle che chiedono gli operatori dei vari settori.

venezia cinemaCome sappiamo, da tempo si parla, e sono stati presentati diversi disegni di legge nelle precedenti legislature per introdurre un prelievo di filiera, nella prospettiva di definizione di nuovi meccanismi di finanziamento degli strumenti di intervento destinati a sostenere la produzioneindipendente cinematografica e di film televisivi o comunque non destinati prioritariamente alle sale (come ad esempio le web series)includendo tra i soggetti da considerare, oltre alla sala e alle televisioni, anche le TelCo e gli aggregatori di contenuti in internet (OTT), sulla base del principio che chi fa profitti distribuendo i contenuti deve contribuire a finanziarne la creazione.

Anche per analizzare compiutamente questi aspetti, avevo lanciato l’idea della Conferenza nazionale sul cinema nei primi giorni del mio mandato, per esaminare e proporre le più opportune linee strategiche che possano aiutare il settore a sfruttare tutte le potenzialità ancora inespresse anche alla luce dell’affermazione del digitale e dell’avvento della rete, che, come oramai è evidente anche ai più scettici, sta aumentando i modelli di produzione e di fruizione di tutti i contenuti culturali, abbattendo in pratica i confini fisici fra Stati e continenti diversi e sta imponendo nuovi modelli di business per tutti i soggetti coinvolti nelle fasi di creazione, produzione e distribuzione di film, siano essi destinati alle sale oppure ad altre piattaforme distributive. L’appuntamento veneziano è saltato per i motivi che tutti conosciamo, ora però è il caso di ricominciare il percorso che era stato intrapreso. Quello a cui tutti insieme dobbiamo mirare è una visione sempre più allargata dell’intero comparto della produzione cinematografica e della produzione filmica intesa in senso ampio, di cui il cinema può e deve essere il motore pulsante.

A monte di tutto ciò, è fondamentale riconoscere e affermare, sostanzialmente e operativamente, la strategicità dell’industria culturale cinematografica, dal punto di vista della costruzione e conservazione dell’identità culturale nazionale e territoriale ed anche, sullo stesso livello di importanza, delle sue potenzialità in termini occupazionali ed economici, perseverando nel percorso che ha consentito al settore di superare le pericolose derive da “settore assistito” che tutti noi ricordiamo. Per farlo, occorre iniziare valutando sin da subito l’opportunità di rivedere alcune linee di intervento oramai superate (ad esempio i contributi percentuali sugli incassi e i premi qualità?), magari potenziandone con opportuni aggiustamenti altre, come il tax credit, sicuramente più virtuose e intervenendo sugli assetti e sulle competenze amministrative, con l’obiettivo di sostenere tutto il settore della produzione di film, non restando limitati alla sola produzione cinematografica intesa in senso stretto.

Il sostegno cui mi riferisco riguarda innanzitutto la definizione di una governance integrata dell’intero comparto. In altri termini, la funzione di promozione delle produzioni cinematografiche, radiotelevisive e multimediali, che è definita nel decreto legislativo 300 del 1999 e che costituisce, de facto, una fondamentale direttrice di missione, deve essere tradotta in una forte capacità di azione del Ministero: non si può prescindere infatti, dalla chiara pianificazione dei compiti istituzionali, in modo da dare riferimenti certi e il più possibile univoci a chi opera nel settore, sia sul piano dell’interlocuzione, sia su quello normativo e strumentale.

Necessario è, in questo senso, riordinare il comparto del sostegno alla produzione cinematografica e filmica più in generale, definendo con attenzione gli ambiti di competenza (e le modalità di integrazione dei relativi interventi) dello Stato centrale, delle regioni e degli enti locali, delle film commission. Come già accade nella grande maggioranza dei paesi europei, forse più coscienti di noi del valore di rendimento degli investimenti culturali (+9% rispetto a investimenti finanziari alternativi – es. titoli) anche in Italia deve svilupparsi un meccanismo pienamente armonico, in cui una forte struttura di sostegno centrale, facente capo al Ministero dei Beni Culturali e del Turismo, sia affiancata da un sistema di sostegno regionale ed infraregionale, nel cui ambito andrebbero anche finalmente stabiliti i principi fondamentali rispetto alla figura giuridica, al ruolo e alle funzioni delle film commission. Questo anche al fine di venire incontro alla specificità delle imprese di produzione cinematografica e filmica in generale, che richiedono un’entità di riferimento il più possibile unitaria, anche in relazione ad alcune esigenze più specificamente imprenditoriali, come l’elaborazione e la gestione di strumenti di accesso al credito, quali i fondi di garanzia.

Fare sistema: le nuove generazioni del nostro cinema, i produttori indipendenti devono sentirsi tutelati e sostenuti tanto quanto i nomi più affermati del nostro panorama cinematografico, in virtù di un nuovo sistema integrato, che sia in grado di sostenere allo stesso modo il diplomando del Centro Sperimentale come gli autori più prestigiosi del cinema italiano ed estero. Credo che questo oggi non avvenga. Negli ultimi mesi, grandi artisti del cinema americano contemporaneo, che io amo molto, come Wes Anderson e George Clooney ma anche un interessantissimo autore francese come Christophe Gans hanno occupato stabilmente gli studi berlinesi di Babelsberg e le principali location tedesche con le loro ultime opere. Il mio auspicio è che possano presto tornare a lavorare nel nostro Paese, non solo in virtù di una ‘suggestione romantica’ ma anche di un effettivo vantaggio competitivo dal punto di vista economico e creativo con scelte politiche che mettano al centro dell’attenzione la cultura.

venezia cinema statuettaPer poter rendere possibile questo piano di sviluppo è fondamentale creare condizioni virtuose di interazione tra i nodi di un sistema, che sempre di più deve essere inteso come rete, in cui i flussi di relazione sono biunivoci e non unidirezionali, come avverrebbe in un processo verticale di mera assistenza. Per questo, l’intervento sul piano normativo e strumentale va innescato a partire dalla ridefinizione del contesto, secondo le direttrici appena esposte. Questo comporta maggiore chiarezza rispetto allo status e alle posizioni dei soggetti in causa. E questa è una necessità che va anche oltre le semplici produzioni cinematografiche.

Più esplicitamente, ad oggi, i film televisivi, i film destinati alla rete o altre piattaforme di sfruttamento ed anche i videogiochi (che possono avere un ruolo importantissimo sia dal punto di vista culturale che economico-occupazionale, se riuscissimo ad aiutare i player nazionali ad affermarsi con maggiore continuità) non godono di una chiara definizione, non possono accedere agli schemi di sostegno riservati al cinema, rispondono ad un quadro regolatorio frammentato e sono privi di un soggetto unico di riferimento, che possa mettere in atto strategie di sistema sinergiche per lo sviluppo e valorizzazione del settore, per favorire l’accesso ai mercati esteri e per attrarre progetti audiovisivi stranieri sul nostro territorio. Al pari di quanto accade nei maggiori paesi europei, è quindi necessaria una disciplina unitaria per le varie categorie di opere, la cui distinzione e differenziazione ha perso da tempo ogni ragion d’essere. Per il settore delle produzioni televisive, in particolare, non esistono strumenti di sostegno statale ed è ancora presente il fenomeno delle delocalizzazioni. Le produzioni televisive potrebbero quindi essere incluse, e lo richiedono a gran voce, fra i beneficiari delle agevolazioni fiscali, evitando, così, escamotage “tecnici”, che potrebbero essere superati da una maggiore certezza normativa.

A tal fine bisogna intervenire, in accordo con Ministero dello Sviluppo economico, per adeguare l’attuale assetto legislativo, cominciando dal superamento di alcune norme della legge Gasparri riguardanti il settore cinematografico (ad esempio quelle relative agli obblighi di programmazione e investimento), con l’obiettivo finale di stabilire strumenti normativi e regolamentari, atti a rendere più fluidi i meccanismi concorrenziali e di mercato.

Affinché il nostro mercato cinematografico e filmico più in generale, possa dare pienamente i risultati immaginati da ciascuno dei vari player del settore, sarà poi cruciale proseguire sulla strada della lotta alla pirateria e focalizzare l’attenzione su quella digitale. Il nostro Paese deve sostenere a livello europeo ed internazionale tutte le iniziative volte a promuovere il principio della tutela dei diritti di proprietà intellettuale; deve rafforzare i propri strumenti normativi e amministrativi per combattere il fenomeno anche favorendo, ad esempio, codici di co-regolamentazione fra operatori, produttori di contenuti, internet provider e gestori delle piattaforme web. Contestualmente è necessario sostenere la catena di distribuzione cinematografica dove essa è ora più debole, puntando a salvaguardare e potenziare il circuito delle piccole sale attraverso un suo ampliamento.

Dare riferimenti certi, strumenti adeguati, compiutezza e definizione laddove queste manchino costituiscono senz’altro il presupposto strutturale e funzionale alla crescita del settore cinematografico e audiovisivo. Non bisogna dimenticare, però, che un fattore critico abilitante, nell’ottica di sviluppo sistemico e creazione di nuove opportunità a livello di filiera, è dato dalle contaminazioni virtuose, che possono e devono essere avviate.
Si pensi, a tal proposito, alle possibilità offerte dalle cosiddette “nuove tecnologie”. La digitalizzazione abbatte notevolmente i costi nel processo distributivo, permettendo così un aumento dell’offerta e maggiore autonomia e flessibilità nell’organizzazione della programmazione, grazie anche alla possibilità di ampliare la proposta di contenuti e, con questa, il bacino dei potenziali spettatori. Quello che è stato realizzato da alcune delle principali piattaforme nordamericane è molto significativo al proposito, basti pensare al caso esemplare della serie House of Cards prodotta da Netflix. Inoltre, si possono creare spazi anche per il consolidamento delle nuove professionalità legate a queste specifiche competenze.

Sempre sul tema delle “contaminazioni virtuose”, bisogna studiare ed attuare un’attenta strategia, che sia in grado di esaltare le sinergie fra cinema/audiovisivo e turismo, che non possono non essere perseguite in un Paese come il nostro, in cui è fortissima la vocazione turistica. La promozione dell’immagine dell’Italia deve viaggiare anche attraverso il cinema italiano e, soprattutto, attraverso il cinema internazionale girato in Italia. Per favorire quest’ultimo, alla predisposizione di un adeguato sistema di incentivazione (come l’attuale tax credit estero) bisogna unire certezze e agilità di processo: l’accelerazione delle procedure di rimborso dell’IVA legata alle produzioni internazionali, l’omogeneizzazione e semplificazione delle procedure amministrative, l’omogeneizzazione (tendenziale) delle attività svolte sui territori dalle film commission sono tra i punti-cardine.

A partire da quanto finora ho esposto, credo di poter affermare, in conclusione, che non possiamo ricondurre e vincolare la crescita di un settore strategico come quello cinematografico e audiovisivo a meccanismi amministrativi di sola tutela. Non si possono, in altri termini, sostituire gli strumenti agli obiettivi, che devono essere “di sistema” e, per questo, in grado di ispirare e guidare tanto la capacità di visione, quanto quella di azione e gestione dei singoli attori.
Si parla tanto di “eccellenze”, e io credo che, nonostante il rischio di inflazione di questa parola, nel cinema e nell’audiovisivo italiani ci sia tantissimo da esprimere. E questa Mostra del cinema ne è una delle espressioni più evidenti.

Si capisce dal mio intervento che ciò che c’è da fare è moltissimo; si tratta in qualche misura di riprendere un impegno tralasciato da molti, troppi anni.

Serve coraggio, come qualcuno mi ha chiesto, e ho intenzione di mostrarlo. Serve molta passione nei confronti di chi ci ha lasciato questa eredità culturale.

Con questo spirito mi impegno, istituzionalmente e personalmente, nello sforzo condiviso, richiamato in principio, per costruire insieme l’orizzonte di sviluppo di cui tutti non solo abbiamo bisogno ma di cui davvero non possiamo fare a meno.

*Questo testo raccoglie il mio intervento pronunciato in occasione del convegno ‘Il futuro del cinema: da settore assistito a industria culturale strategica’, a Venezia, il 2 settembre 2013.


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