geopoliticoIn questo post ho raccolto l’intervento con cui ho contribuito a presentare l’edizione 2015 dell’Atlante Geopolitico Treccani, presso la Sala Igea dell’Istituto della Enciclopedia Italiana, il 6 maggio 2015.

In occasione della presentazione di un’opera che riveste una grande importanza nella linea editoriale dell’Istituto della Enciclopedia Italiana, vorrei illustrare quale sia stata la scelta editoriale che ha dato vita a quest’opera.

L’Atlante Geopolitico è un primo esempio particolarmente efficace di come, in realtà, i due modi di comunicare e fare editoria – quello cartaceo e quello digitale – possano interagire e rafforzarsi a vicenda in un modo che fino a pochi anni fa non era ancora pensabile: quando, nel 2012, è uscita la prima edizione dell’Atlante, smartphone e tablet non avevano ancora raggiunto la diffusione capillare che osserviamo oggi, a soli tre anni di distanza – segno della rapidità con cui evolve la tecnologia, alla quale a volte la cultura fatica a tener dietro –, e il livello di integrazione tra cartaceo e digitale era ancora distante dai risultati raggiunti con l’edizione 2015.

Oggi, infatti, la prospettiva dell’Istituto è quella di rendere disponibile sulla Rete il sapere certificato che da sempre è la sua specificità in alternativa ai contenuti generati dagli utenti, e privi pertanto di una solida garanzia scientifica: per questo la mole di dati raccolta all’interno dell’Atlante Geopolitico è in gran parte disponibile anche su Internet. La stretta connessione sussistente tra il volume e la versione on-line dell’Atlante, consultabile sul portale Treccani.it, permette di usufruire di molteplici livelli di lettura e consultazione dell’opera. Grazie ad una piattaforma fortemente interattiva, è possibile non solo navigare fra una quantità di mappe, infografiche e diagrammi, nonché consultare la rassegna stampa internazionale e leggere saggi prodotti dai maggiori esperti in materia sulle questioni socioeconomiche più attuali a livello globale, ma anche generare grafici personalizzati scegliendo tra quattro tipi di visualizzazione dei dati e ben 134 argomenti: una scelta che crediamo di grande utilità sia per la scuola che come strumento di lavoro, ma più in generale per chiunque abbia compreso le potenzialità del mezzo digitale non nel sostituire, ma nell’arricchire e ampliare  l’informazione raccolta nell’opera cartacea.

Trovo dunque particolarmente calzante la bella metafora, che si legge nell’Introduzione, dell’Atlante come uno strumento di navigazione dell’età contemporanea, anzi come una vera e propria bussola, in grado di orientarci nella ridondanza e nella frammentarietà delle informazioni offerte dal web, e allo stesso tempo, nella sua versione cartacea, come uno strumento in grado di offrire «una modalità di fruizione e apprendimento per un tempo disteso».

Detto questo, vorrei soffermarmi brevemente su alcune caratteristiche di questa edizione, anche questa realizzata in collaborazione con l’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale che si conferma uno tra i più prestigiosi think tank italiani specializzati in ricerche di carattere internazionale.

Il forte orientamento pragmatico e l’approccio decisamente interdisciplinare alla materia che caratterizza l’Atlante richiedono una molteplicità di competenze e una capacità di guardare alla realtà internazionale allo stesso tempo in generale e in dettaglio, cogliendo sia i mutamenti e le emergenze relative ai singoli Stati che le maggiori tendenze in atto nello scenario globale.

Questo il significato editoriale dell’Atlante geopolitico e questo uno degli obiettivi della missione istituzionale della Treccani nel XXI secolo.

Un ruolo culturale nello stabilire contatti, relazioni, scambi tra Paesi appartenenti a realtà anche assai distanti grazie a una lettura attenta della storia. La convinzione della centralità che può svolgere la cultura nella consapevolezza sempre maggiore delle opportunità e del potenziale impatto positivo che un’accorta valorizzazione di ciò che è comune, e insieme del confronto e dello scambio reciproco su quanto è invece specifico delle diverse civiltà, può avere sul piano dei rapporti diplomatici e nel dialogo politico.

Il nuovo volume in 1146 pagine complessive, e, come è stato detto con un apparato di 197 carte geografiche, 200 carte tematiche e oltre mille tra grafici e box di approfondimento, offre una fotografia quanto mai articolata del mondo attuale, ed anche una nutrita serie di spunti di riflessione su di esso, che si sviluppano in 197 schede sugli Stati e 71 sulle organizzazioni internazionali, e in tredici saggi, dieci dei quali sui grandi temi che interessano lo scacchiere internazionale e tre dedicati a uno dei maggiori eventi mondiali del 2015, l’Expo di Milano, che si occupano in particolare di biodiversità, acqua e sicurezza alimentare.

I dati, aggiornati al gennaio 2015 che rispecchiano le articolazioni del mondo in cui viviamo: gli Stati con le loro peculiarità politiche, economiche e culturali; le organizzazioni internazionali come strumenti di comunicazione, scambio e coesione tra i Paesi; e la sezione Mondo e tendenze che rappresenta il tentativo di fornire una chiave di lettura dei dati e dei fenomeni riportati e analizzati.

Tutti saggi definiscono quindi uno sguardo collettivo che abbraccia tutti gli scenari di crisi tuttora aperti a livello globale, con un’attenzione alle dinamiche contemporanee che si affianca sempre all’approfondimento dell’evoluzione storica dei fenomeni considerati.

A ogni Stato sono dedicati infatti oltre alla tradizionale raccolta di dati statistici e informazioni storiche utili alla comprensione della realtà contemporanea, diversi approfondimenti riguardanti le questioni di maggiore attualità più o meno note al grande pubblico: dal riavvicinamento tra Usa e Cuba, al fenomeno di Alba Dorata e alla crisi economica greca, fino alle spinte separatiste in Somalia, alla “Guerra della sabbia” di Singapore e alle violenze delle gang dei maras a El Salvador.

Si conferma dunque, anche in questa edizione, la scelta di narrare il mondo che ci circonda senza negarne, ma anzi in un certo senso esaltandone, la complessità della molteplicità dei punti di vista, grazie alla ricerca dei dati raccolti e delle riflessioni degli studiosi ed esperti che sono stati coinvolti nella realizzazione dell’opera, grazie ai quali crediamo di aver realizzato uno strumento in grado di superare il carattere a volte acritico degli atlanti tradizionali e di proporre chiavi di lettura attuali, originali e certificate in grado di orientare il lettore nella comprensione delle informazioni fornite, nella possibilità di decifrare gli avvenimenti che viviamo.

Il mondo che abbiamo di fronte richiede studi e approfondimenti in grado di orientare ed essere di aiuto nella costituzione di una cultura politica.

La crisi che abbiamo vissuto e che ancora viviamo ha prodotto fratture sociali che hanno cambiato il modo di vivere, infranto il mito di una crescita illimitata, messo in discussione il primato della finanza sull’economia, incrinato il rapporto di fiducia tra i cittadini e le istituzioni, la politica, il futuro.

Abbiamo davanti un mondo diverso da quello che abbiamo conosciuto per molti decenni, un mondo in cui gli equilibri geopolitici sono profondamente mutati.

Dobbiamo difendere le identità culturali e storiche dei paesi, mettere alla prova la nostra capacità di fare in modo che i cittadini siano ancora protagonisti del loro destino, di coniugare sviluppo e cooperazione e solidarietà e competizione.

In queste scelte occorrerà realmente coraggio e capacità di cambiamento.

La sfida sarà quella di gestire l’innovazione, coniugare le opportunità con la volontà politica di creare condizioni di reale eguaglianza, di difendere il diritto alla vita, proteggere l’ambiente, tutelare il paesaggio e i beni culturali, difendere le garanzie dello stato sociale.

È un compito difficile che comporta come ho detto alcune scelte coraggiose di cambiamento: occorre riflettere sulle modalità di coniugare le identità nazionali con la globalizzazione, attualizzare il valore dei diritti, difendere le forme di coesione sociale, promuovere relazioni internazionali di dialogo, di pace e di sicurezza.

Dovremmo far questo cominciando a riflettere su quella che è la realtà geopolitica in cui il nostro paese si trova a misurarsi, soffermandoci su quello che accade nel Mediterraneo, interrogandoci sulle responsabilità con cui occorre affrontare i problemi. Interrompere gli interessi economici di chi specula sulla vita e sulla morte, soccorrere in ogni modo chi è in difficoltà, elaborare la capacità di integrare il più possibile le scelte nazionali con quelle degli organismi internazionali, pensare forme di cooperazione che punti a migliorare la vita di chi oggi è in condizioni di vita estreme e inaccettabili, con uno sforzo di definire un modello di sviluppo realmente compatibile.

A tutti coloro che a vario titolo hanno partecipato a questa impresa, alla redazione dell’Enciclopedia che con attenzione e rigore riporta ogni dato e ogni testo, agli amici di ISPI, va dunque il mio ringraziamento personale e quello dell’Istituto della Enciclopedia Italiana.


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