Il Museo degli Ipogei di Trinitapoli non può restare chiuso

di Donato Piccinno*

Questa è non è solo la storia di un Museo ma, come spesso nel nostro Paese, è anche la storia di un episodio di potenziale promozione della cultura che si perde in meandri inestricabili. Trinitapoli, la mia città, ormai da decenni, viene ricordata come la Città degli Ipogei.
Circa 3500 anni fa, una popolazione indigena costruì in questo territorio gli ipogei, straordinarie strutture sotterranee scavate con relativa facilità nella friabile “crusta” calcarea della nostra pianura. Le strutture sotterranee, che ricordano quelle micenee realizzate in Grecia, furono scavati per accogliere i rituali che accompagnavano il mutare delle stagioni ed erano riaperti ciclicamente, probabilmente coincidenti con riti propiziatori della fertilità.

Dopo un periodo di abbandono, alcuni santuari vennero riaperti come sepolcreti collettivi delle elites locali, venendovi inumate decine di soggetti di ambo i sessi e di ogni fascia di età. Gli archeologi hanno denominato tali strutture dai reperti che li caratterizzavano: l’ipogeo del Bronzo, degli Avori, del Cervo, delle Grandi pietre e, fra gli ultimi rinvenuti, l’ipogeo del Gigante.
Trinitapoli vanta così un unicum in Italia nel periodo del Bronzo medio.

Senza ripercorrere le diverse fasi, a seguito della scoperta dei vari ipogei, è ora opportuno fare un salto in avanti fino a tempi più recenti. Da anni il Museo Civico archeologico, definito “degli Ipogei”, perché nelle sue stanze dovrebbe ospitare i reperti recuperati nel corso delle varie campagne di scavi, è ospitato in un splendido palazzo costruito alla fine dell’ottocento.

Ma il Museo è chiuso.

Trinitapoli possiede un parco archeologico e un museo, sorti dopo oltre 20 anni di scavi archeologici che hanno portato alla luce gli Ipogei dell’età del bronzo. Sin dal 2007 Museo e Parco sono completi di tutto: arredi appositamente progettati, sistemi di sicurezza, pannelli illustrativi e tutto quanto di volta in volta richiesto dalla Soprintendenza. Circa due milioni di euro sono stati spesi dal Comune, con il contributo della Regione Puglia e della UE, per salvaguardare e  “valorizzare”  questo importante patrimonio culturale, sicuri di poter programmare uno sviluppo turistico-culturale nel territorio.

Dal 2007 ad oggi  decine sono state le date comunicate, anche pubblicamente, dalla Soprintendenza Archeologica per la Puglia per l’inaugurazione e l’apertura del Museo, che puntualmente sono state disattese, sempre a causa di inspiegabili ritardi anche a seguito dell’approvazione di un Regolamento Comunale.

E’ arrivato il momento di mobilitare l’opinione pubblica a tutti i livelli, perchè la cultura non ha confini nè limiti e per fare chiarezza sui compiti di ciascuna istituzione tra salvaguardia e gestione, tra valorizzazione e fruizione. Perché questo patrimonio non può rimanere bloccato e blindato da anni.

*consigliere comunale Pd Trinitapoli


One Trackback

  1. [...] Un paio di mesi fa l’on. Massimo Bray (poi diventato ministro della cultura del governo Letta) condivideva sul suo blog un mio intervento su questa annosa questione http://www.massimobray.it/il-museo-degli-ipogei-di-trinitapoli-non-puo-restare-chiuso/ [...]

Commenti

Posta un commento

Annulla risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

󰁓