Il recupero dell’atto di leggere e il nuovo ruolo degli editori

“Quanto più, col passar del tempo, talune esigenze di divertimento e di istruzione di massa potranno essere soddisfatte mediante altre invenzioni, tanto più il libro riacquisterà dignità e autorità”.

Mi colpisce come questo giudizio di Hermann Hesse, riferito in origine alla radio e al cinema, risulti di straordinaria attualità ancora oggi, nell’epoca della definitiva affermazione di Internet e, in generale, degli strumenti digitali.

Strumenti preziosi, anzi direi imprescindibili per la diffusione e la circolazione della cultura, come ausilio all’istruzione e persino alla ricerca scientifica, ma strumenti che non possono e non potranno mai sostituire l’incontro con il libro, quell’esperienza della lettura – solitaria, profonda, meditata – che Proust definiva, nelle Journées de lecture, come «l’iniziatrice le cui chiavi magiche aprono per noi nelle profondità di noi stessi la porta delle dimore in cui non avremmo saputo penetrare»; e quel dialogo con i libri che prima Francesco Petrarca e poi Niccolò Machiavelli seppero raccontare in pagine indimenticabili: «Ora questi, ora quelli io interrogo, ed essi mi rispondono, e per me cantano e parlano», scriveva il Petrarca, «e chi mi svela i segreti della natura, chi mi dà ottimi consigli per la vita e per la morte, chi narra le sue e le altrui chiare imprese, richiamandomi alla mente le antiche età». E così anche il Machiavelli, nella celeberrima lettera al Vettori, raccontava come la sera, ritiratosi nel suo scrittoio, entrava nelle corti degli antichi uomini e «da loro ricevuto amorevolmente, mi pasco di quel cibo, che solum è mio, e ch’io nacqui per lui».

Nell’era della ‘sovrainformazione’, dell’eccesso di notizie, di nozioni e di stimoli inevitabilmente legato a una condizione – per tanti altri aspetti positiva – di illimitata connessione di tutti con tutto, diviene fondamentale recuperare quel tipo di lettura: la lettura concentrata, la lettura continuativa e critica di un testo nella ‘forma’ di un libro, che sia un volume fatto di carta o che sia un e-book, ma un libro. E diviene allo stesso tempo fondamentale il momento della selezione e della scelta, e, di conseguenza, il ruolo dell’editore, ad arginare quei fenomeni di dispersione che già gli antichi – ad esempio Seneca, in una delle primissime lettere a Lucilio – denunciavano in coloro che passavano frettolosamente da un volume all’altro, senza assimilare nulla; e che oggi sono enormemente amplificati dalla fruizione contemporanea di tanti flussi informativi e mediatici diversi, in un perenne, ininterrotto caleidoscopio che rischia di ridurre la conoscenza a una mera ed effimera somma di impressioni e sensazioni.

Il ruolo dell’editore sarà il punto decisivo nel passaggio dall’editoria cartacea all’editoria digitale: una transizione di cui è difficile oggi prefigurare, in prospettiva, le proporzioni. Certamente i libri cartacei continueranno ad essere prodotti e a circolare, ma non sappiamo ancora se essi rappresenteranno un fenomeno residuale e di nicchia, un po’ come sono oggi i libri di poesia, o se le due tipologie sono destinate invece a convivere come la radio e la televisione, o come il teatro e il cinema. Quello che sappiamo con certezza fin da ora è che non dovremmo soffermarci a difendere una possibilità oppure l’altra, ma cogliere le potenzialità di entrambe: pur nella consapevolezza che leggere un e-book è un’attività che non coincide interamente, che non è perfettamente sovrapponibile alla lettura di un libro tradizionale, come del resto leggere un volume a stampa è diverso da leggere un manoscritto, resta il fatto che non è di utilità per nessuno contrapporre editoria cartacea e digitale, né può essere una strada percorribile sul lungo termine quella intrapresa da Milan Kundera, che sembra abbia vietato persino a livello contrattuale la pubblicazione elettronica dei suoi romanzi: una posizione comprensibile e persino nobile, ma irrealistica quanto quella di chi volesse vietare la lettura dei poemi omerici, perché a rigore, in quanto poesia orale, essi andrebbero esclusivamente ascoltati.

Di certo ci sarà sempre bisogno – e a maggior ragione in un territorio in gran parte ancora inesplorato come quello della pubblicazione in forma digitale – del filtro rappresentato dall’editore. Ma il mondo dell’editoria dovrà comprendere allo stesso tempo che la tecnologia può sì allontanare, ma può anche avvicinare al libro, moltiplicandone la diffusione e la circolazione sui diversi supporti. La sfida è quella che è stata fatta propria in questi anni dall’Istituto della Enciclopedia Italiana: affermarsi, anche nel passaggio alla pubblicazione su Internet o in forma di e-book, in virtù dell’autorevolezza e della qualità dei contenuti veicolati.

Anche la politica, certamente, dovrà fare la sua parte, nella consapevolezza della centralità strategica del sistema editoriale per la cultura italiana. Il progetto al quale ho voluto legare il mio impegno istituzionale è quello di un rilancio della cultura che sia motore del cambiamento politico, volano per la ripresa economica, ma anche e soprattutto elemento fondante della necessità di ricostruire il nostro Paese. In questa prospettiva, l’editoria è anch’essa un ‘bene comune’, che va tutelato e valorizzato al pari degli altri beni culturali, anche – vorrei aggiungere – in chiave occupazionale: questo dovrà essere e sarà un compito importante, ad ampio raggio, per il mondo della politica e delle istituzioni, ed è un compito nel quale sento il dovere, come Ministro, di impegnarmi personalmente.


  1. da Giuseppe 16 maggio 2013

    Signor Ministro, si faccia “editore” del complesso e variegato sistema culturale italiano: scelga e selezioni con accuratezza gli indirizzi programmatici per il rilancio culturale di questo nostro Paese, arginando i fenomeni di dispersione economica che finora lo hanno intaccato. E che questo impegno sia, come la lettura di un libro richiede, continuativo.

    Sinceri auguri di buon lavoro.

    @maat_20

  2. da Adele Iasimone 17 maggio 2013

    Gentile ministro,
    non può capire quanto mi rallegra leggere simili parole. Dalle sue parole emerge la competenza, la conoscenza e la passione che evidentemente l’hanno guidata nel suo percorso formativo e lavorativo.
    Ho avuto il piacere di incontrarla a l’Aquila ed ero rimasta colpita dal suo silenzio; dalla sua grande capacità di ascoltare e di osservare. Da quel giorno ho cominciato a seguirla e la ringrazio perché mi sta fornendo una speranza.
    Credo in lei e spero che possa riuscire a cambiare qualcosa. Ho dedicato i miei studi alla cultura e in particolar modo alla storia dell’arte. LAvoro adesso per conciliare la valorizzazione dei beni culturali e la loro diffusione tramite le tecnologie web.
    Siamo però soli e abbandonati.
    Buon lavoro e in bocca al lupo.

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