diplomazia culturaleOggi, nella sala di Palazzo Giustiniani affrescata da Federico Zuccari, ho partecipato alla prima edizione del Simposio Internazionale sulla Diplomazia Culturale. Sono davvero lieto di averlo fatto. Per due ragioni: la prima per il senso di stima e amicizia che mi lega all’amico Rutelli, Presidente Onorario dell’ICD e promotore del Simposio – insieme alla Società Dante Alighieri e all’Associazione Priorità Cultura – che mi ha preceduto alla guida di un dicastero entusiasmante ma anche molto complesso, nelle sue competenze diversificate.

La seconda ragione ha una valenza più squisitamente politica e riguarda l’enorme potenziale che il nostro Paese esprime in termini di valori culturali. Questi valori devono trovare sfogo in una giusta collocazione del nostro Paese a livello anche internazionale.

Spesso siamo chiamati a svolgere un ruolo di mediazione e di pacificazione in aree calde del pianeta, per interventi che sono dettati da circostanze contingenti e dalla necessità di affrontare vere e proprie emergenze. Credo che sia proprio grazie all’enorme bagaglio di valori e tradizioni culturali che l’Italia è in grado di dare contenuti concreti e rilevanti alle iniziative di pace e di consolidamento della democrazia nel mondo.

Mi riferisco in particolare ad alcuni progetti di cooperazione per il restauro di siti culturali in alcuni Paesi del Medio Oriente, ma anche nel bacino del Mediterraneo. È solo un esempio, ma assai significativo dell’effetto di integrazione che tali progetti possono instaurare in zone di instabilità.

Occorre visione unitaria e programmazione attenta degli interventi; occorre mettere in moto i meccanismi veri della nostra cultura, a prescindere dalle aspettative più squisitamente commerciali o di immagine che, da sole, rischiano di essere sterili al Paese ed alle sue iniziative anche a livello internazionale.

La necessità di rafforzare il ruolo di collaborazione fra pubblico e privato non può essere disattesa, in una fase nella quale si chiede un maggiore impegno dello Stato nella preservazione dei nostri beni culturali. Anzi, deve essere rafforzata in una logica di sistema. Una logica che non può evitare il dialogo con tutte le componenti vive del nostro Paese.

In questa dinamica, il Ministero dei Beni culturali e del Turismo intende porsi quale struttura pubblica di traino e di guida, mantenendo le straordinarie professionalità che in esso operano al servizio di una diplomazia culturale in evoluzione. Non solo: al Ministero spetta anche il compito di rivisitare di tutte quelle regole che si antepongono alla realizzazione concreta della difesa del nostro patrimonio, in tutte le sue espressioni. Per questo un esercizio di semplificazione normativa è necessario, come necessario appare liberarsi degli interessi corporativi che rischiano di porsi come un freno alle innovazioni ed al progresso.

Ciò significa anche difendere le nostre tradizioni culturali da un impoverimento mercantilista. Dobbiamo fare di tutto per difendere le nostre prerogative culturali da un assalto che rischia di appiattirne i contenuti, attraverso una mera azione di liberalizzazione commerciale.

Liberalizzare, tuttavia, significa riconoscere l’importanza della cultura e del suo intrinseco valore in uno scenario di diversità culturale. Rispettarne le varie componenti non è solo un atto di fede e dignità nei confronti della nostra storia, ma anche un atto di coraggiosa difesa dei valori di democrazia e del rispetto nei confronti della pluralità culturale.

In Europa siamo un crogiolo di culture, di uomini e donne con tradizioni che vanno rispettate e preservate. La diversità culturale è la nostra arma più potente contro ogni iniziativa di appiattimento culturale ed è anche la nostra risorsa più preziosa. Dobbiamo esserne consapevoli.  Senza tale diversità non avremo altra scelta che un sostanziale adeguamento ed una pericolosa deriva verso modelli a noi estranei.

Come la Cultura, anche il Turismo, nelle sue varie componenti costituisce un formidabile volano per la nostra diplomazia culturale. In particolare, L’Expò di Milano del 2015 costituirà un primo banco di prova del connubio che intendo realizzare tra Cultura e Turismo. Presentare i luoghi della cultura a una popolazione europea ed extra-europea ed un itinerario programmato rappresenta una sfida ma anche una formidabile occasione per gettare le basi di un flusso permanente  di turismo, di economia ed in ultima analisi di crescita.

In questa traiettoria che deve essere virtuosa abbiamo dei formidabili alleati a livello multilaterale. Mi riferisco in primo luogo all’UNESCO, che custodisce la chiave di volta per una valorizzazione permanente del nostro patrimonio materiale, mi riferisco ai nostri beni archeologici, architettonici e museali, nonché di ben 47 siti che appartengono al Patrimonio mondiale e non già solamente all’Italia; ma anche al patrimonio intangibile, custode delle espressioni della cultura popolare, musicale, delle arti e dei mestieri della nostra comunità locale, nonché custode della diversità delle espressioni culturali.

Mi riferisco anche al Consiglio d’Europa, con cui abbiamo da anni collaborato intensamente con profitto nell’ambito anche della valorizzazione del nostro paesaggio così diversificato e unico nel suo genere. E proprio per questo motivo abbiamo una responsabilità in più che impone di adoperarci in una visione unitaria e di sistema.

In questa ottica, anche la protezione dei nostri beni acquisisce una valenza sostanziale, perché proteggere vuole dire non solo valorizzare ma anche potenziare e preservare per il futuro.

L’attività di contrasto e di recupero dei beni culturali illecitamente esportati si pone per il nostro Paese quale essenziale volano per difendere tale eredità, ma anche quale strumento che molto può insegnare in termini di diplomazia culturale, grazie all’insostituibile ruolo svolto dal nostro Comando dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale.

Come ho indicato nella mia audizione in Parlamento dedicata alle linee programmatiche del MiBAC:  “la cultura non è soltanto uno degli interessi pubblici essenziali, tutelato dalla Costituzione e dai Trattati internazionali. Rappresenta anche l’oggetto di un insieme di diritti fondamentali del cittadino, della persona, delle formazioni sociali: il diritto di accesso al sistema della produzione culturale; il diritto alla più ampia fruizione di tutti i beni culturali, dei prodotti delle attività culturali.” E ciò rappresenta la base essenziale attraverso cui si esplica ed è condita la nostra “Diplomazia Culturale”.


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