Il secondo giorno in Medio Oriente: a Gerusalemme e a Hebron

Ieri mattina siamo partiti prestissimo da Gerusalemme per raggiungere Hebron. Lì, mentre un fiume di bambini allegri e spensierati, senza nessuna paura, camminava per andare a scuola, noi incontravamo il contingente italiano, che ci ha accompagnati a visitare la città. Nel West Bank gli italiani collaborano con gli altri cinque paesi della TIPH (la Temporary International Permanence in Hebron, formata da Italia, Norvegia, Danimarca, Svezia, Svizzera, Turchia).

Al suk di Hebron

Al suk di Hebron

Insieme alla polizia palestinese attraversiamo la parte araba, esploriamo il suk, sovrastati da reti di ferro a protezione delle pietre e dei rifiuti gettati dalle finestre dei coloni. Poi, da soli, visitiamo anche la parte chiusa, abitata dai coloni ebrei. Qui tutto è impressionante: il vuoto, il silenzio e quando il portavoce dei coloni, un americano di Brooklyn, mi chiede di visitare il loro piccolo museo e la scuola annessa, resto impressionato dai bambini protetti dietro a delle grate. “Abbiamo bisogno di sicurezza”, mi dice. E io mi chiedo a cosa serva occupare un territorio, ferire una città, spaccare una comunità, avere più di 1000 uomini armati per difendere 400 occupanti, se poi bisogna vivere in quelle condizioni.

Padre Giuseppe ci guida nel Santo Sepolcro

Padre Giuseppe ci guida nel Santo Sepolcro

 

I mosaici della volta della Chiesa di tutte le Nazioni

I mosaici della volta della Chiesa di tutte le Nazioni

Questo pensiero mi accompagna fino a Gerusalemme, dove padre Giuseppe ci guida nel Santo Sepolcro, una breve deviazione prima dell’incontro con la comunità italiana nella sinagoga del Museo di Arte Ebraica Italiana Umberto Nahon.

Vediamo anche i mosaici della Chiesa di tutte le Nazioni, sul monte degli Ulivi, quello che la tradizione evangelica chiama il Getsemani. I mosaici della volta della chiesa sono stati restaurati da un progetto italiano guidato dalla dottoressa Carla Benelli e l’architetto Osama Hamdan. Entrambi hanno contribuito alla formazione, a Jericho, del gruppo di giovani restauratori palestinesi di cui abbiamo parlato ieri.

Subito dopo, è l’ora della visita al Museo d’Israele, dove il direttore James S. Snyder ci spiega le logiche con cui fu costruito, nel 1965.

L’installazione di Olafur Eliasson ‘Whenever the rainbow appears”

L’installazione di Olafur Eliasson ‘Whenever the rainbow appears”

 

L'ultima cena, fotografia di Adi Nes

L’ultima cena, fotografia di Adi Nes

Snyder ci mostra i ‘qumran del Mar Morto’, rotoli manoscritti di grande significato religioso e storico, rinvenuti in una grotta sulla riva nord-occidentale del ‘mare del sale’ (come lo chiamano le civiltà che vivono intorno al suo specchio); l’installazione di Olafur Eliasson ‘Whenever the rainbow appears”, che mostra la progressione dei colori dello spettro visibile, attraverso 300 dipinti differenti; ‘L’ultima cena’, una fotografia moderna e molto discussa, ispirata all’iconografia del cenacolo di Santa Maria delle Grazie a Milano e, naturalmente, il bellissimo allestimento per la mostra del nostro affresco dell’Annunciazione di Sandro Botticelli, che viene, come noi, dall’Italia (è uno dei tesori degli Uffizi).

2013-10-08 15.00.10

L’incontro con il ministro israeliano Limor Livnat

Durante l’incontro avvenuto in quella sede con il ministro israeliano Limor Livnat, abbiamo discusso dell’incremento della collaborazione tra i due Paesi in ambito culturale e valutato la necessità di progetti scientifico culturali legati alle opere che in futuro saranno esposte all’estero.


  1. da abu sara 9 ottobre 2013

    caro ministro, i palestinesi sono arrabbiati per i gentili sorrisi ai bambini ebrei che giocano con l’odio, circondati dalle migliaia di soldati che hai visto. Sei andato anche in una scuola palestinese?
    hai visto poi l’inutilità del “nostro contingente” là, che da non so più quanti anni fa un servizio “temporary”, perchè a Hebron doveva tornare la normalità, Shuada street doveva essere riaperta ai palestinesi ecc. e invece loro sono là, vedono cosa succede, scrivono a non si sa chi delle relazioni che non servono a nulla!

  2. da Daniele 10 ottobre 2013

    Caro Ministro,

    forse se i Palestinesi riuscissero a vivere in pace senza la necessita’ di attentati non vi sarebbe bisogno di tutte quelle grate e dei soldati.

    Come ministro dei beni culturali sapra’ sicuramente che a Hevron vi e’ la tomba dei Patriarchi ( Abramo, Sara, Isacco, Rebecca e Lia) che fino a prova contraria erano Ebrei e non Mussulamani ma che l’islam ha fatto “suoi”.
    La presenza ebraica a Hevron e’ ininterrotta da migiaia di anni, fin prima della nascita di Maometto stesso…quindi nessuna occupazione o spaccamento di una comunita’ locale

    Mi spiegherebbe allora secondo quale sua logica a hevron non dovrebbero vivere Ebrei in pace con i mussulmani o palestinesi che siano. (considerando che gli ebrei “sono arrivati prima!”)

    Probabilmente non ha risposta.

    Inoltre le ricordo che secondo la legge Internazionale Hevron cosi’ come tutta la cisgiordania e’ un territorio che non appartaneva a nessuno stato fino a che non e’ stato conquistato da Israele nel 67 ai danni della giordania che lo aveva invaso nel 48. Secondo un aspetto prettamente legale nessuno al di la di israele puo’ pretenderne la sovranita’….

    Tutto cio’ dovrebbe rispondere alla sua offensiva frase “E io mi chiedo a cosa serva occupare un territorio, ferire una città, spaccare una comunità”

    Purtroppo i pregiudizi che lei come tanti altri si portano appresso non aiuteranno mai ne’ palestinesi e ne israeliani!

    Cordiali Saluti
    Daniele M.

  3. da Disgustavo 11 ottobre 2013

    Dopo aver visitato Hebron e preso nota dello sconcio morale dell’occupazione, il ministro Bray si siede al tavolo col ministro israeliano per discutere un…incremento della collaborazione tra i due paesi! Bell’idiota.

  4. da noemi colombo 11 ottobre 2013

    Buongiorno Ministro
    apprezzabile il suo sforzo di capire anche se si è affidato a guide di “parte”. del resto dopo aver visitato il più terrificante museo del mondo, dopo aver attraversato per un tempo interminabile gli effetti della ineluttabile responsabilità che i nostri nonni hanno avuto, tutti e comunque, nell’innominabile tragedie dello sterminionio nazista di massa quali parole potrebbero uscirci di bocca di fronte ai discendenti delle vittime? forse soltanto un incontenibile desiderio di riparazione, consolazione….
    ma!
    questo passato innominabile dovrebbe giustificare le odierne innumerevoli, anch’esse innominbaili violazioni dei diritti umani civili politici economici che i palestinesi devono subire?
    giustifica la sottrazione pianificata di risorse idriche attraverso il muro sinusoidale così che a 100 metri di distanza, nella parte israeliana vediamo erbetta verde, fontane nelle piazze e nella parte palestinese deserto?

    l’Italia ha già stretto e sta stringendo moltissimi accordi bilaterali con lo stato di Israele, anche di natura militare! non si può premiare uno Stato che viola costantemente i diritti umani.
    NON è GISUTO nè EQUO e non CONSOLA le VITTIME dell’OLOCAUSTO NAZISTA

    • da noemi colombo 11 ottobre 2013

      Buongiorno Ministro
      apprezzabile il suo sforzo di capire anche se si è affidato a guide di “parte”. del resto dopo aver visitato il più terrificante museo del mondo, dopo aver attraversato per un tempo interminabile gli effetti della ineluttabile responsabilità che i nostri nonni hanno avuto, tutti e comunque, nell’innominabile tragedie dello sterminionio nazista di massa quali parole potrebbero uscirci di bocca di fronte ai discendenti delle vittime? forse soltanto un incontenibile desiderio di riparazione, consolazione….
      ma!
      questo passato innominabile dovrebbe giustificare le odierne innumerevoli, anch’esse innominbaili violazioni dei diritti umani civili politici economici che i palestinesi devono subire?
      giustifica la sottrazione pianificata di risorse idriche attraverso il muro sinusoidale così che a 100 metri di distanza, nella parte israeliana vediamo erbetta verde, fontane nelle piazze e nella parte palestinese deserto?

      l’Italia ha già stretto e sta stringendo moltissimi accordi bilaterali con lo stato di Israele, anche di natura militare! non si può premiare uno Stato che viola costantemente i diritti umani.
      NON è GISUTO nè EQUO e non CONSOLA le VITTIME dell’OLOCAUSTO NAZISTA

  5. da magdalena 11 ottobre 2013

    resoconto molto blando e povero pensando alla pienezza di emozioni e sensazioni che suscita la città di Hebron. Non possono non impressionare che visita le strade rese deserte dall’esercito israeliano, e l’isolazione di quelle poche persone palestinesi che vivono ancora in quella zona (Shuahada street). non pùò non impressionare che alcune strade non sono permesse al transito pedonale di persone palestinesi, ma sono riservati ai soli israeliani, lasciando per i palestinesi un percorso stretto, affianco alla strada larga. Non può non impressionare la condizione del mercato di Hebron, vivo, pieno di attività e di gente, che però viene continuamente preso di mira dai coloni che che vivono nei piani superori (sopra il mercato stesso) che gettano continuamente spazzatura, e da quando gli internazionali hanno messo le reti per proteggere la gente che vi passa sotto, anche liquame e liquidi (vi lacio immaginare di che tipo). Non può non imprssionare come migliaia di palestinesi vivono in uno stato di occupazione nella propria città, circondati da coloni agressivi, prepotenti e soprattutto coloni fatti da ebrei che provengono da paesi diversi che non sono nati in quella città, non sanno nulla della storia di cui è stata segnata (in cui arabi ed ebrei…persone di diversa cultura e religione..viveva in armonia e in pace) , pretendono ora non solo di abitare ad Hebron, ma il loro desiderio ed obiettivo è quello di cacciare gli abitanti autoctoni, togliendo giorno dopo giorno una piccola goccia, rendendo la loro vita difficile, limitando le libertà di movimento…e in questa prigione che hanno creato per i palestinesi è vero anche che si trovano imprigionati anche gli israeliani stessi. Hebron è una delle realtà difficili, ma esiste un intero territorio PALESTINESE, controllato e occupato militarmente, continuamente deturpato da una politica fondata sull’allargamento dei coloni, circondato da muri alti fino 9m, cheak point, in cui non c’e libertà di movimento, non c’e libertà di commercio, in cui tutte le risorse naturali sono state prese sempre ILLEGALMENTE dallo stato “democratico” d’Israele. Ovviamente tale stato ha il diritto di diffendersi, cosi viene giustificata l’agressione che esercita continuamente sulla popolazione palestinese, ma è altrettanto vero che anche il popolo Palestinese autoctono di quelle terre rubate e confiscate illegalmente ha il diritto di avere una vita in piena libertà, giusta e dignitosa nella propria terra. Ecco credo che sono sfuggiti al ministro tanti particolari evidenti di cui quella terra è impregnata.
    Prima di pensare a collaborazioni culturali con uno stato opressore, io consiglio di fare un esame di coscienza (semmai ne aveste una).

  6. da Miryam Marino 11 ottobre 2013

    Mi stupisce che dopo aver visitato Hebron, e visto come vive quella gente sotto occupazione militare volete ancora incrementare la collaborazione con l’occupante, anche in ambito di progetti scientifici, immagino di armi e sistemi di sicurezza, sapete delle linee guida dell’Europa in merito alle colonie? Spero che almeno quelle lo teniate presente. Israele va boicottato fino alla fine dell’occupazione militare e nessun paese civile che si rispetti dovrebbe fare nessun accordo di nessun genere con questo paese.

  7. da Stefania Fusero 11 ottobre 2013

    Mi sento rattristata ed offesa dal fatto che un Ministro della repubblica italiana, forse il migliore ministro dei Beni Culturali da parecchi anni, compia una visita ufficiale ad una colonia illegale in Palestina, perlopiù ad Hebron, occupata da alcuni fra i coloni più oltranzisti e violenti. Questa visita non può che apparire come un autorevole avallo di un sistema di oppressione che va avanti da troppo tempo.
    Mi ha colpito nel suo post la leggerezza con cui sorvola suille “reti di ferro a protezione delle pietre e dei rifiuti gettati dalle finestre dei coloni”, in stridente contrasto con la preoccupazione manifestata nei confronti della sicurezza e della qualità di vita dei bambini ebrei.
    Ad un Ministro della repubblica italiana, paese membro della UE, chiedo di non farsi complice di un sistema che viola il diritto internazionale, ma al contrario si faccia promotore di una azione di forte pressione sul governo israeliano perchè smantelli le colonie, arresti la violenza dei coloni e cessi l’occupazione.

  8. da Rosario Citriniti 11 ottobre 2013

    Penso che non ci sia niente da aggiungere ai commenti precedenti se non l’amara considerazione che chi dovrebbe rappresentarci e governare in nostro nome, rappresenta esclusivamente interessi che non appartengono all’umanità ma alle strategie politico-economiche per poter stare a galla maggior tempo possibile in un governo che sta distruggendo qualsiasi istanza di democrazia. Hebron è un caso emblematico, odio ed intolleranza opprimono un popolo che chiede semplicemente libertà e rispetto dei diritti umani nella propria terra, il ministro in visita ha fatto finta di non vedere, è il suo mestiere, è il pizzo che deve pagare per stare al governo anche se questo atteggiamento crea ulteriore oppressione perché legittima il carnefice. In questi giorni nelle scuole italiane si parla di razzismo, di soccorso ai fratelli profughi, di diritto all’esistenza! Un abbraccio a tutti gli insegnanti delle scuole che quotidianamente cercano di insegnare i veri valori della vita anche se vanificati in parte da questi personaggi che dovrebbero essere i punti di riferimento etico anziché veicoli consapevoli della legge del più forte!

    http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-8e9dd778-3129-42be-970a-1167771f5eed.html

  9. da carlo tagliacozzo 11 ottobre 2013

    mah che dire un politico come lei che si lascia andare alle considerazioni più trite di una parte, quella degli occupanti e oppressori. lei non ha quella dignità che un ministro della cutura dovrebbe avere e cioè la voglia di conoscere e di approfondire. esistono libri articoli di israeliani contrari all’occupazione e all’apartheid e lei tranquillamentese ne va in una delle zone più calde dominate da gruppi oltranzisti e violenti che fanno iil bello e cattivo tempo e non trova di meglio che visitare una colonia illegale per il diritto internazionale e per l’Unione Europea di cui lei e i suoi colleghi si sciacquano la bocca in quanto a considerarla il nostro totem. Ebbene il suo totem ha rilasciato delle linee guida che rifiutano qualsiasi appoggio alle colonie illegali della Cisgiordania. Ah forse mi sbaglio nel senso che lei considera ormai parte integrante di Israele quello che è stato ottenuto con il furto di terra e con la violenza. In effetti se si va a considerare il significato del suo gesto non si può non convenire che una simile visita e le sue considerazioni riflettono proprio una simile impostazione. Se lei avesse un briciolo di sensibilità democratica dovrebbe fare autocritica ( vale anche per i sistemi democratici) e magari dimettersi. ma qui osiamo troppo!

  10. da Dino Barberini 11 ottobre 2013

    Seriamente, signor ministro, desta sbigottimento che come rappresentante della cultura italiana lei sia penetrato in quella realtà crudele dispensando sorrisi a chi ne è responsabile. E quelle frotte di bambini gioiosi e spensierati di cui lei fa l’immagine vivente di quella stessa realtà! quando tanti scolari palestinesi hanno accesso alle loro scuole solo percorrendo sentieri angusti e polverosi che costeggiano larghe vie lucide solo ammesse ai loro coetanei israeliani! Ministro di quale Cultura, signor ministro, se lei non ha questa conoscenza, questa consapevolezza? Tragicamente ipocrita è la sua condiderazione che Israele ci rimette in soldi e spreco di impegno militare per garantirsi la fatidica “sicurezza”, quando sono i suoi 700 coloni armati e i 1.000 militari armati che terrorizzano e scorazzano, armati!, contro i 200.000 residenti palestinesi! Non si sa cosa pensare! non si sa come giustificare tutto questo! Che succederà il 2 novembre nel bilaterale Italia-Israele se lei e Lettta e la signora Bonino vi preparate a celebrarlo con questi presupposti?

  11. da ANNALISA PORTIOLI 12 ottobre 2013

    Ma come , ministro ….ma ha visto o ha fatto finta di non vedere come vivono i bambini palestinesi sequestrati dai coloni ad Hebron, bambini che devono essere scortati dagli internazionali quando vanno a scuola per non essere aggrediti dai coloni israeliani ( operazione colomba) donne palestinesi attaccate ed insultate dalle violente donne delle colonie , tutti i negozzi chiusi nelle vecchie strade della citta occupate dagli israeliani illegalmente , vie… protette dalle reti per proteggersi dall immondezza e olio bollente che gli buttano addosso i coloni.??? E che cosa fa lei??? Collabora e fa’ accordi con uno stato che permette tutte queste violazionI? Con un esercito che protegge i violenti coloni???? Lo faccia a titolo personale ma NON A NOME NOSTRO….

  12. da Shedon 12 ottobre 2013

    Caro ministro. Lei si chiede “a cosa serva occupare un territorio, ferire una città, spaccare una comunità, avere più di 1000 uomini armati per difendere 400 occupanti, se poi bisogna vivere in quelle condizioni.”

    Domanda retorica, perche’ Lei sa benissimo a cosa serve. Serve a terrorizare i palestinesi e a ricordarli tutti i santi giorni chi e’ il padrone, e che loro devono solo ubbidire se non sono botte, pallottole, arresti e anche morti.

    Conosco bene questa situazione. In Irlanda del Nord negli anni 70 i lealisti (protestanti) facevano la loro parata nei quartieri repubblicani (cattolici) scortato dai carri armati brittanici. Un puro esercizio di potere, come a Hebron. Come a Hebron le strade erano diserte.

    Se fosse italiano mi vergogneri di essere rappresentato da uno come Lei.

  13. da meri 12 ottobre 2013

    Gentilissimo Ministro,
    mi dispiace non averLa incontrata durante la sua visita; sono una cooperante, presente da molti anni in questa regione.
    Lavoro con ONG in diversi settori tra i quali anche la cultura e gli scambi culturali necessari ai popoli per meglio comprendersi.

    Senza volermi schierare da una parte o dall’altra, preferisco occuparmi piu’ assiduamente di chi e’ piu’ “sfortunato” e ha meno possibilità di essere conosciuto e soprattutto zero opportunita’ di muoversi e quindi di interagire.

    Nella Striscia di Gaza infatti (pezzo di palestina occupata, con situazione un po difficile diciamo), una cordata di associazioni culturali italiane, cooperative, ma anche province e comuni, sostengono a livello volontario un “Centro Italiano di Scambio Culturale”, con lo scopo di agevolare le giovani generazioni ad uscire dalle gabbie delle occupazioni fisiche e mentali.
    Mi sarebbe piaciuto poterle far conoscere questa realta’, che ha contribuito fino ad oggi a far conoscere e ad apprezzare la solidarieta’del nostro paese ad una buona parte di giovani palestinesi di questa striscia, conosciuta solo per bombe e violenze. All’interno invece c’e’ un coraggioso fermento culturale che dovrebbe essere sostenuto, proprio perche’ in difficolta’.
    La invito inoltre a dare uno sguardo a questa guida turistico/culturale, per avere anche un punto di vista di chi e’ stato cacciato dalla propria terra senza avere possibilita’ di parlare liberamente della proria identita’ e cultura.
    Spero di aver fatto cosa gradita

  14. da Muskens 12 ottobre 2013

    Dear Minister,

    By visiting Hebron you willfully gave a token of solidarity with the occupying setttlers who ignore international law and numerous UN Security Counsel resolutions.
    In doing so, I see the continuing policy of the Berlusconi governments which all ignored international law.
    It is not only that Italy is only paying lipservice against de colonial project of israel, but in fact expresses it’s agreement by visiting one of the most notorious places in occupied Palestine where abusing human rights is a daily occurence. In fact by intensifying it;s cultural ties with israel iot makes clear that ‘the colonial past of Italy is still accepted by the current government. Probably you regret the loss of Libia, Eritrea, Somalia and Ethiopia despite the use of poisonous gass by Mussolini;s troops.

    If your government is really concerned about human rights, international law and justice, the only thing the Italian government has to do, is severing it;s ties with israel.

  15. da lorenzo 13 ottobre 2013

    ” E io mi chiedo a cosa serva occupare un territorio, ferire una città, spaccare una comunità, avere più di 1000 uomini armati per difendere 400 occupanti, se poi bisogna vivere in quelle condizioni”
    Già, se invece le condizioni fossero diverse…
    Le auguro di giungere presto ad aborrire queste nefandezze così come le disprezzano tutti coloro che hanno un po’ di cultura, senza esserne ministri.

  16. da Nino Lisi 13 ottobre 2013

    Signor Ministro,
    Lei si è recato ad Hebron ed ha visitato l’insediamento israeliano.
    Ma sa che tutte le colonie istituite da Israele nei Territori Palestinesi Occupati, sono illegali? Sono state infatti realizzate impadronendosi di terreni sottratti ai loro proprietari, scacciandone i residenti e popolandole con cittadini israeliani, incentivati al trasferimento mediante agevolazioni di carattere economico, in aperta violazione di numerose norme del diritto internazionale di cui ci limitiamo ad indicare solo due:
    • l’art. 8 dello Statuto della Corte Penale Internazionale (detto anche Statuto di Roma) che dichiara CRIMINE DI GUERRA al comma IV la e al comma VIII;
    • l’art. 49 della Quarta Convenzione di Ginevra: che all’art. 6 stabilisce: «La potenza occupante non potrà mai procedere alla deportazione o al trasferimento di una parte della propria popolazione civile sul territorio da essa occupato».

    L’ONU, dopo aver ripetutamente intimato ad Israele di desistere dal mantenimento e dalla costruzione delle colonie (con le Risoluzioni 446/79, 452/79), con la Risoluzione 465/80 (ribadite dalle successive Risoluzioni 471 e 476/80) dichiara “le pratiche e politiche israeliane di trasferire una parte della sua popolazione e nuovi immigrati in quei territori costituisce una flagrante violazione della Quarta Convenzione di Ginevra” ed esige da tutti gli Stati: “che non forniscano a Israele nessuna assistenza che possa essere utilizzata specificamente in connessione con gli insediamenti nei territori occupati”.
    Da parte sua L’Unione Europea ha affermato con la Dichiarazione del 9 settembre 2009 che “Gli insediamenti sono illegali secondo il diritto internazionale e costituiscono un ostacolo alla pace”.
    E lei non ha contestato tutto ciò ai suoi interlocutori israeliani? Perché mai? Perché il governo di cui fa parte continua ad avere rapporti di collaborazione con uno stato che viola quotidianamente e sistematicamente la legalità internazionale? Può darci una spiegazione?
    Nino Lisi della Rete Romana di Solidarietà con il Popolo Palestinese
    Nino

  17. da Letizia Sirtori 14 ottobre 2013

    In data 8 Ottobre 2013 il ministro del turismo e della cultura Massimo Bray si è recato ad Hebron e si è fatto guidare presso la colonia illegale di Beit Hadasa da David Wilder, leader dei coloni israeliani e portavoce della comunità ebraica di Hebron.

    Ricordiamo al ministro che la Corte internazionale di giustizia ha confermato l’illegalità degli insediamenti israeliani, che violano l’art. 49.6 della Quarta Convenzione di Ginevra.

    Il ministro ha così violato la legge internazionale che ha stabilito l’illegalità delle colonie.

    David Wilder è anche molto conosciuto per le aggressioni fisiche e verbali rivolte nei confronti di Palestinesi, attivisti Israeliani e internazionali.

    L’International Solidarity Movement condanna la gravita’ di questo episodio senza precedenti in cui un Ministro Europeo ha deciso di farsi accompagnare in una visita ufficiale da un colono che vive in una situazione di illegalita’ e che rappresenta una minaccia quotidiana per la comunita’ palestinese.
    Il ministro ha commentato sul suo blog il suo dispiacere per le condizioni dei bambini israeliani, sottolinenado le restrittive misure di sicurezza che limiterebbero la loro liberta’, e non ha espresso alcun parere sulle condizioni di vita dei palestinesi, in particolare dei minori.

    L’ISM e’ ogni giorno testimone delle violenze e degli abusi subiti dai bambini palestinesi, come dei frequenti arresti da parte della polizia israeliana mentre si recano a scuola, delle violente aggressioni commesse dai coloni e della privazione della loro liberta’. Il ministro dovrebbe aver notato che Shuhada Street, la via sulla quale stava camminando con la sua guida, e’ vietata ai palestinesi, anche ai bambini palestinesi.

    Il ministro Bray si cosi’ reso complice del regime di apartheid instaurato da Israele.

    Per questo motivo l’ International Solidarity Movement condanna severamente l’azione commessa dal ministro italiano Massimo Bray, che ha ignorato completamente la situazione di grave sofferenza dei Palestinesi, della citta’ di Hebron in particolare, dovuta alla presenza di colonie illegali, e riporta di seguito il report dell’ organizzazione Addameer che mostra che il numero di bambini detenuti per mano di Israele al 1 settembre 2013 ammonta a 180.

    Infine chiediamo al Ministro di prendere posizione contro le politiche di Israele in Palestina e denunciare le condizioni di vita che i palestinesi sono costretti a vivere nella loro terra vittima delll’ occupazione illegale Israeliana.

    ISM Palestina

  18. da fiore sarti 14 ottobre 2013

    Egregio Ministro Bray,
    quando ha parlato di un “fiume di bambini allegri e spensierati” che “senza nessuna paura, camminava per andare a scuola”, c’è da chiedersi se sapesse di riferirsi unicamente ai figli degli israeliani, o se ha voluto (involontariamente o meno) stendere un IMPIETOSO velo di silenzio sui bambini Palestinesi, costretti a difendersi quotidianamente dagli attacchi dei coloni o a scongiurare arresti ritenuti ILLEGALI dalle leggi internazionali sui Diritti dell’Infanzia.
    http://www.bocchescucite.org/?p=50014

    http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=73300

    C’è da chiedersi se Lei ha visitato Hebron essendo a conoscenza delle modalità di “invasione” della città da parte del governo israeliano, nel 1967, e delle quotidiane persecuzioni che subiscono i suoi abitanti Palestinesi, fatte di checkpoints e di “controlli” al di fuori di ogni umanità, oltre che di ogni logica “politica”.

    C’è da chiedersi se le sue domande circa le “reti di ferro a protezione delle pietre e dei rifiuti gettati dalle finestre dei coloni” siano conciliabili con lo sbandieramento demagogico del “bisogno di sicurezza” da parte dei coloni, dal momento che si sta parlando di DUE realtà completamente impari, sia dal punto di vista militare che politico, oltre che Umano: da una parte, uno Stato che gode del “riconoscimento” dell’intera comunità internazionale, dotato di enormi mezzi militari ed economici; dall’altra, un popolo perseguitato da almeno 65 anni, mediaticamente isolato, di cui si cerca di cancellare identità e memoria.

    La Sua domanda: “E io mi chiedo a cosa serva occupare un territorio, ferire una città, spaccare una comunità, avere più di 1000 uomini armati per difendere 400 occupanti, se poi bisogna vivere in quelle condizioni“ trova risposta logica solo in un contesto di retorica e sistematica rimozione (o “normalizzazione”) dei fatti STORICI che hanno portato a quella condizione, ovvero l’occupazione dell’intero territorio Palestinese da parte dello stato sionista.
    Mi spiace doverLe ricordare, a Lei che “rappresenta il popolo Italiano, che gran parte di quello che viene definito “Stato di Israele” è stato RUBATO al popolo Palestinese, al di fuori di ogni accordo politico col resto del mondo; ne sono testimonianza le decine e decine di risoluzioni delle Nazioni Unite, gliene ricordo qualcuna:

    Risoluzione n.106/1955 – “Condanna dell’attacco israeliano a Gaza. Si richiama Israele a non violare piu’ il cessate il fuoco con l’Egitto, al fine di favorire il ritorno della pace in Palestina”

    Risoluzione n.127/1958 – “Raccomanderebbe ad Israele di sospendere la zona demilitarizzata a Gerusalemme”

    Risoluzione n.162/1961 “Esorta Israele ad attenersi alle decisioni ONU.”

    Risoluzione n.228/1966 – “L’ONU censura Israele per i suoi attacchi contro il villaggio di As Samu, nella West Bank, all’epoca sotto il controllo giordano.”

    Risoluzione n.237/1967 – “Richiamo ad Israele a far rientrare i profughi del 1967″

    Risoluzione n.252/1968 – “L’ONU dichiara nulle le azioni di Israele finalizzate all’acquisizione di terre a Gerusalemme a mezzo esproprio”

    Risoluzione n.267/1969 – “Censura di Israele per atti amministrativi volti a modificare l’assetto di Gerusalemme”

    Risoluzione n.446/1979 -”L’ONU determina che gli insediamenti israeliani sono un serio ostacolo alla pace e richiama Israele al rispetto della Quarta Convenzione di Ginevra”

    Risoluzione n.465/1980 – “L’ONU deplora gli insediamenti israeliani e chiede a tutti gli Stati Membri di non supportare il programma di insediamenti israeliani”

    Risoluzione n.469/1980 – “L’ONU deplora con forza il fallimento di Israele di rispettare la decisione del consiglio di non espellere i Palestinesi”

    Risoluzione n.471/1980 – “L’ONU esprime viva preoccupazione per il fallimento di Israele di attenersi alla Convenzione di Ginevra”

    Risoluzione n.478/1980 – “L’ONU censura Israele nei termini piu’ severi per aver decretato nella Legge Fondamentale del 1980 Gerusalemme come propria capitale”

    Risoluzione n.497/1981 – “L’ONU stabilisce che l’atto di annessione delle Alture del Golan da parte di Israele e’ nullo e privo di valore e domanda l’immediata rescissione di ogni decisione presa al riguardo da Israele”

    Risoluzione n.605/1987 – “L’ONU deplora fermamente le politiche e le prassi operative israeliane che negano i diritti umani dei Palestinesi”

    Risoluzione n.607/1988 – “L’ONU si appella ad Israele affinche’ non deporti i Palestinesi e richiede con fermezza che Israele si attenga alla Quarta Convenzione di Ginevra.”

    Risoluzione n.608/1988 – “L’ONU esprime il proprio profondo rammarico per essere rimasta inascoltata da Israele, che ha continuato a deportare i Palestinesi.”

    Risoluzione n.636/1989 – “L’ONU esprime il proprio profondo rammarico per la deportazione di civili palestinesi da parte di Israele.”

    Risoluzione n.694/1991 – “L’ONU deplora la deportazione dei Palestinesi da parte di Israele e ne domanda l’immediato rimpatrio”

    Risoluzione n.799/1992 – “L’ONU condanna con fermezza la deportazione di 413 Palestinesi e ne domanda l’immediato rimpatrio”

    Pertanto, si spera che Lei stesso non voglia fare operazione di decontestualizzazione di Hebron dall’intera storia della Palestina occupata.

    In qualità di Ministro dei beni culturali, si spera che oltre alla visita ai siti ebraici, Lei abbia a cuore anche la sorte di edifici STORICI, come ad esempio la Moschea di Al Aqsa, quasi quotidianamente violata da parte dell’esercito israeliano; pratica garantita dalla più assoluta impunità di cui Israele gode anche “grazie” alla frammentazione dell’intero contesto dell’occupazione sionista della Palestina.

    Nel ricordarLe che la storia del sionismo NON è storicamente, politicamente e ragionevolmente identificabile con l’intera storia ebraica, ci auguriamo tutti che Lei voglia rivedere alcune delle considerazioni espresse in questo suo “diario” dalla Palestina.
    Si, dalla Palestina, Egregio Ministro; non solo da Israele: affinché l’opera di rimozione delle ragioni del popolo Palestinese venga immediatamente e progressivamente fermata, nel nome dei Diritti Umani, al di sopra degli interessi geopolitici ed economici di qualsivoglia nazione.

    Infine, risulta assolutamente indecoroso (nonchè schizofrenico) per qualsiasi sedicente “democrazia” continuare a stringere accordi, che siano culturali o economici, con uno stato sistematicamente richiamato dalle NU, e dichiaratamente OCCUPANTE, che a tutt’oggi continua a fare vittime in una popolazione inerme che da 65anni è costretta a condizioni di vita DISUMANE.
    Pertanto, NON PARLI A NOME di chi ha occhi per guardare e coscienza per giudicare chi siano i veri oppressi ed i reali oppressori.

  19. da Massimo Bray 14 ottobre 2013

    Leggendo i vostri commenti a questo post del diario ho capito che è importante ricordare quale sia stata la finalità della mia visita a Hebron e in Palestina, la scorsa settimana: sostenere le iniziative italiane di cooperazione in un territorio in cui il nostro Paese è già molto attivo.

    L’obiettivo è quello di fare della cultura un momento importante del dialogo: ecco perché con il Ministro palestinese del Turismo e delle Antichità abbiamo firmato un accordo bilaterale in favore di ulteriori iniziative legislative per ‘la tutela, la valorizzazione del patrimonio storico artistico, la gestione museale, la promozione del turismo, la formazione dei restauratori’.
    A Hebron sono stato accompagnato dalla polizia palestinese attraverso le vie della città vecchia e ho potuto constatare di persona quali siano le conseguenze dell’occupazione israeliana. Gli incontri con gli occupanti della città, come ho riportato nel mio diario, mi hanno permesso di vedere come alcuni loro comportamenti imprimano umiliazioni nella vita di un popolo e allontanino dal dialogo e dalla comprensione reciproca.

    Non si può vivere in una città divisa dalla forza delle armi, con una rete di metallo al posto del cielo. Ho pensato a lungo a quello che avevo visto e a quale futuro potranno avere i bambini palestinesi e israeliani cresciuti in quelle condizioni: bisogna arrivare alla pace per il bene di tutti loro.

    Attribuire ad un incontro in una scuola di bambini israeliani un carattere di solidarietà con gli occupanti (che compiono un atto illecito secondo le leggi internazionali) non solo è una lettura errata e fuorviante dei mio viaggio in Palestina, ma rischia di contribuire, in parte, alla vanificazione degli sforzi congiunti della Temporary International Presence in Hebron e delle autorità palestinesi di rafforzare la sicurezza del popolo palestinese e di attuare politiche di cooperazione internazionale per la valorizzazione di questa terra attraverso gli scambi culturali.

  20. da Marina 15 ottobre 2013

    The minister shoulb be ashamed to visit the occupiers of the Palestinian city of Hebron.
    And stop to listen to a Zionist settler from Brooklyn, New York! His home is in Brooklyn, not the stolen home of a Palestine family. Shame on you Minister of Culture Bray.

  21. da Marzia Merlonghi 16 ottobre 2013

    Egr. Ministro Bray,
    mi chamo Marzia Merlonghi e di lavoro faccio l’archeologa (per quanto questo in Italia non sia sempre considerato un lavoro). Dato che attualmente svolgo una ricerca sullo stato di degrado dei beni archeologici nelle aree di guerra e crisi internazionale, nel 2011 e 2012 ho visitato Hebron e le sue campagne. Come di sicuro le sarà stato spiegato durante la sua visita, una delle colonie illegali israeliane è costruita sul sito archeologico di Tell Rumeida, uno dei siti maggiori della Palestina. Dato che sono Italiana, con un po’ di gentilezza i soldati israeliani mi hanno fatto passare per visitare il sito archeologico. Appena passato il check point un gruppetto di figli dei coloni mi si fa incontro gridandomi parolacce in inglese e in ebraico e lanciandomi delle pietre. Io li ignoro e passo oltre. Infondo la colpa non è loro ma è di chi li educa all’odio. Arrivo alla zona degli scavi: non avevo mai visto nulla del genere. Sopra alla parte principale dello scavo, come certamente le sarà stato mostrato, è stato costruito un palazzone i cui piloni di cemento hanno totalmente perforato la stratificazione archeologica. Il resto del sito è inaccessibile agli stranieri e quasi totalmente costruito.
    Uscendo dalla colonia torno verso la parte palestinese e il tassista mi offre il pranzo in cambio del mio racconto. Come Ministro della cultura saprà che il museo archeologico di Hebron attualmente è chiuso perchè l’entrata principale si trova nella zona israeliana e che, prima della chiusura, tale museo fu ampiamente saccheggiato dai coloni.
    La Palestina è un posto terribile e affascinante, ma non la si capisce fino infondo se non si conosce bene la sua storia, tutta la storia. Il suo patrimonio non è di ebrei o arabi ma è di tutta l’umanità e chiunque lo neghi è semplicemente uno stolto. Le consiglio un bellissimo documentario su Hebron che si chiama “This is my land”. Io le scene del filmato le ho vissute, per chi non lo ha fatto, per sua fortuna, è un ottimo riferimento da cui partire. Buon Lavoro Ministro.

  22. da fiore sarti 17 ottobre 2013

    Forse è il caso che Lei visioni questo video, Ministro.

    https://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=A5kfE5uDEBY#t=11

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