Il Pont Sant-Martin ad Aosta

Il Pont Sant-Martin ad Aosta

Sono stato felice di prendere parte all’apertura dell’edizione 2013 della Scuola per la Democrazia*: un appuntamento dedicato a temi molto rilevanti per l’economia del Paese.

Essere democratici oggi significa aver pienamente compreso le sfide del Novecento, il significato e l’importanza delle libertà individuali e collettive. Ma, nel mio ruolo, avverto forte la necessità di saper cogliere anche le sfide che la democrazia ci offre negli anni duemila: la trasparenza nella gestione della cosa pubblica, le nuove forme di  partecipazione, le modalità dell’offerta di informazioni.

In un momento di grande difficoltà economica dell’occidente, il nostro Paese deve fare uno sforzo più grande di altri per riuscire a tenere il passo e ricominciare a crescere.  Questo Governo ha indicato con forza l’esigenza prioritaria di investire subito nella cultura. Ha poi avviato il grande progetto “Destinazione Italia” che vede nel turismo uno dei suoi capisaldi. Anche la scelta di unire i Ministeri che governano Cultura e Turismo credo sia stata una decisione capace di guardare lontano, funzionale alle ambizioni di crescita del nostro Paese. Questa opportunità è stata apprezzata dagli enti locali, sul futuro e sul ruolo dei quali oggi ci troviamo a discutere. Turismo e cultura infatti hanno un impatto determinante sullo sviluppo delle economie territoriali.

Il legame tra turismo e cultura è chiaro ed evidente: lo straordinario patrimonio artistico e paesaggistico italiano costituisce una delle risorse fondamentali per lo sviluppo sostenibile del turismo e ne definisce uno dei caratteri di identità unica. Se il patrimonio culturale italiano costituisce una delle leve fondamentali del nostro turismo, a sua volta quest’ultimo può rappresentare uno strumento formidabile per assicurare la conoscenza e la diffusione dei nostri beni culturali, sostenendone la piena valorizzazione. Il positivo raccordo tra la cultura e il turismo non potrà dunque che essere fecondo perché valorizzerà le potenzialità dell’uno e dell’altro settore, senza però intaccarne le complesse e specifiche peculiarità.

Questo binomio si può sviluppare in tanti modi, ma soprattutto creando percorsi di senso, ben focalizzati in ambiti territoriali specifici, in modo che la visita a un museo, a una città d’arte o a un parco naturale non sia semplicemente un passare in rassegna una serie di capolavori o di monumenti, ma si traduca in un cammino storicamente e culturalmente coerente, o in molti possibili cammini paralleli. L’immensa ricchezza del patrimonio culturale e ambientale italiano ha infatti, tra le molte caratteristiche peculiari, quella di una eccezionale densità di riferimenti culturali secondari: dietro a un monumento antico, ma anche, ad esempio, a un paesaggio alpino, o una stazione ferroviaria dell’Ottocento, non c’è soltanto la storia di quei luoghi; c’è anche la stratificazione lasciata dalla letteratura, dall’arte, dalla musica che quei luoghi hanno descritto e celebrato, o che hanno trovato in essi lo sfondo e lo scenario di eventi e racconti. Un recupero di questa dimensione che può apparire secondaria dei beni artistici e culturali, sulla scorta di un’ideale cartografia tradotta e trasposta in percorsi selettivi, può rappresentare, accanto certamente ad altre strade, un modo di valorizzazione del patrimonio innovativo e dal grande potenziale, anche dal punto di vista delle opportunità di occupazione qualificata. Questo può essere forse il senso della riscoperta del Grand Tour del XX secolo.

Sono convinto che le politiche del turismo in Italia debbano intraprendere al più presto la strada della sostenibilità, ambientale e sociale. Minimizzare gli impatti negativi sull’ambiente, sulla cultura e sulla società, generando al tempo stesso reddito ed occupazione: questa è la via da seguire, la bussola che deve orientare le politiche del turismo nel nostro Paese. Dobbiamo saper promuovere uno sviluppo giusto, che sia rispettoso dell’ambiente in cui viviamo, proteggendo e tutelando  fattori naturalistici e salvaguardando gli elementi artistici e culturali. Se pianificato e gestito secondo canoni di sostenibilità, il settore turistico, oltre a essere una leva decisiva per la crescita, può contribuire a svolgere anche una significativa azione di tutela e di protezione ambientale. Il punto è di considerare qualsiasi bene pubblico come un investimento da tutelare. Solo preservando l’ambiente, il paesaggio e il nostro patrimonio culturale e artistico potremo ottenere uno sviluppo responsabile, soprattutto nel lungo periodo. È anche in questo modo che il patrimonio culturale e paesaggistico italiano può divenire non più soltanto un tesoro da custodire o – peggio – con un espressione che non condivido affatto, un giacimento da sfruttare, bensì un importante momento di divulgazione e di approfondimento culturale, e insieme una grande opportunità di sviluppo sociale ed economico; ma anche occasione e punto di partenza per la ricostruzione della coesione sociale e del senso di appartenenza alla comunità.

Il bene culturale è soprattutto indice di una identità, segno di un percorso di civiltà che deve appartenere, con piena coscienza, alla comunità in cui esso si colloca. Rappresenta una delle opportunità per lo sviluppo dell’economia territoriale e una delle occasioni su cui provare a sperimentare quelle buone pratiche di governo che richiedono la capacità di fare sistema tr ai differenti poteri che insistono sul territorio. Vediamo come.

Da molti anni in Italia constatiamo – e più volte ribadiamo – come il turismo costituisca una straordinaria risorsa di crescita per il Paese, e tuttavia non riusciamo ancora a compiere un deciso e sempre più necessario salto di qualità. Sappiamo bene come, specialmente in questi tempi, non sia sufficiente disporre di uno straordinario potenziale turistico, come nel caso dell’Italia: anche alla luce della crescente competizione globale, appare sempre più urgente dispiegare una adeguata strategia, capace di valorizzare il nostro patrimonio, a partire da quello culturale, ambientale e paesaggistico, per poter vincere le nuove sfide che si giocano a livello  mondiale, negli ormai sempre più vasti scenari internazionali, per consolidare i mercati tradizionali e agganciare in modo pieno ed innovativo quelli emergenti. Il 2012 è stato un anno record per il turismo a livello mondiale. Per la prima volta nella storia, gli arrivi internazionali nel mondo hanno superato la significativa quota di 1 miliardo, facendo registrare una crescita del 4% rispetto ai dati del 2011.

Questa tendenza di crescita, confermata anche dai dati provvisori del 2013  – è bene non dimenticarlo – è  prevista anche per i prossimi anni. I crescenti flussi turistici a livello globale rappresentano la scommessa più importante per il turismo italiano, inderogabilmente chiamato a dare una risposta convincente alle nuove sfide e richieste dei mercati internazionali. Ma se nel mondo la domanda di turismo continua ad aumentare, segnando un deciso trend positivo, in Italia dobbiamo essere in grado di raccogliere appieno le grandi opportunità di questi segnali positivi. Nei primi sei mesi del 2013, infatti, i dati forniti dall’Osservatorio nazionale del turismo indicano che gli arrivi internazionali sono stati sostanzialmente stabili rispetto allo stesso periodo del 2012, mentre le presenze internazionali nei primi sei mesi del 2013 diminuiscono lievemente (-0.4%). (Elaborazioni osservatorio nazionale del turismo su dati ISTAT).

Aumenta invece la spesa dei turisti stranieri, e questa è certamente una buona notizia. Secondo i dati della Banca d’Italia presentati il 10 ottobre scorso, nel mese di luglio 2013 le spese dei viaggiatori stranieri in Italia, per 4.530 milioni, sono aumentate del 4,4 per cento rispetto allo stesso periodo del 2012.  Nel periodo gennaio-luglio 2013 le spese dei viaggiatori stranieri in Italia, per 18.694 milioni, sono aumentate del 2,2 per cento rispetto allo stesso periodo del 2012. (Banca d’Italia, dati del  10 /10/2013,  periodo gennaio – luglio  2013).

L’andamento del turismo internazionale continuerà nel futuro ad essere positivo. Sarà compito dell’Italia difendere la propria quota di mercato e conquistare quote di viaggiatori internazionali. Ad esempio, il mercato turistico cinese potrebbe essere la grande occasione per il turismo italiano. Nel 2012 la Cina è diventata il primo mercato al mondo per spesa turistica. La spesa dei cittadini cinesi per i viaggi all’estero ha raggiunto, nel 2012 la cifra di 102 miliardi di dollari, il 40 per cento in più dell’anno precedente. Grazie a questa crescita straordinaria, la Cina ha superato in un solo anno la Germania e gli Stati Uniti, diventando il più importante mercato di turismo internazionale in termini di spesa. Tuttavia rispetto alla popolazione totale, soltanto il 5 per cento della popolazione cinese oggi compie viaggi internazionali; una percentuale modesta, che rende la Cina un Paese con un mercato dal potenziale tutt’ora inespresso. Un mercato che dobbiamo essere in grado di intercettare, rendendo più veloci le procedure di visto e promuovendo il nostro Paese attraverso l’Ente nazionale per il Turismo.

Accogliere in modo adeguato i visitatori cinesi non è solo un’esigenza dell’industria turistica, ma è anche il presupposto necessario per poter migliorare le interazioni con uno straordinario Paese, con le sue dinamiche economiche e con la sua ricchezza socio-culturale. C’è poi la questione che riguarda la domanda interna di Turismo: i primi 6 mesi del 2013 confermano una lieve contrazione degli indici, dovuto in gran parte alla difficile congiuntura economica che le famiglie italiane stanno attraversando. E’ tuttavia utile sottolineare, ai fini di una ancor più compiuta analisi del panorama contemporaneo, che qualche, seppur timido, segnale di ripresa sia stato rilevato nelle indagini campionarie relative al periodo estivo del 2013, diffuse dalle organizzazioni degli imprenditori.

Questi segnali di ripresa dell’estate 2013 sono stati trasmessi anche da Unioncamere, che ha registrato un +2,2% a luglio di presenze nelle strutture ricettive italiane rispetto al mese di luglio del 2012 e un  +3,3% ad agosto. Il settore del turismo in Italia segnala quindi da un lato una tendenza preoccupante, per alcuni aspetti legati al nostro comparto; dall’altro, in considerazione dei dati più recenti, una propensione più ottimistica. All’interno di questo quadro, ritengo necessario realizzare un vero e proprio progetto industriale per il turismo, che sappia tenere conto dei grandi mutamenti che hanno interessato il modo di viaggiare, informarsi e scegliere una destinazione. Dobbiamo renderci conto che sempre di più è la domanda che fa l’offerta, non viceversa. E’ un cambiamento rilevante, direi paradigmatico, notevolmente amplificato dal ruolo dominante del web, dei social network e dei blog, dove ormai una grande parte dei consumatori si informa, interviene, discute, fa le sue scelte. È giunto il momento di mettere nuovamente al centro del nostro progetto il consumatore – che è sempre più informato ed esigente -, puntando sulla diversificazione e sulla  qualificazione dell’offerta, sull’innovazione di prodotto, come, del resto, sulle nuove tecnologie.

Secondo l’osservatorio ecommerce B2c del Politecnico di Milano, nel 2013 la dinamica delle vendite eCommerce B2c in Italia crescerà nel 2013 del +17 %, passando da 9.585 mln di euro a 11.201 mln di euro. Il turismo, sempre secondo i dati forniti da questo osservatorio, ha raggiunto un peso pari quasi al 50% del totale delle vendite eCommerce effettuate in Italia, con un importante incremento, previsto per il 2013, del +13% . Sono numeri importantissimi, di cui non possiamo sottovalutarne la rilevanza e che ci indicano in modo più che evidente la strada da seguire: investire nel turismo online, sostenendo i processi di innovazione tecnologica del sistema delle imprese. Altrettanto importante, in questo senso, è prendere atto che lo sviluppo economico del nostro territorio sarà sempre più affidato alla capacità di generare un rapporto dialettico tra ricerca, creatività, tecnologia, competitività nei servizi. In un’epoca nella quale il vertiginoso progredire delle tecnologie sta modificando profondamente le nostre esistenze e la nostra vita quotidiana,  la volontà e la capacità di sperimentare, di cercare strade nuove, modalità diverse e inedite, rappresentano un fattore cruciale nel momento in cui si sceglie di credere e di investire nella valorizzazione dei beni artistici, culturali e ambientali e di fare del turismo una delle leve principali per produrre ricchezza.

La domanda turistica si presenterà in futuro sempre più esigente e si orienterà in funzione dei bisogni e delle caratteristiche del consumatore quali il livello di reddito, i gusti, le abitudini. Di conseguenza anche le possibili combinazioni degli elementi che possono soddisfare tali bisogni si moltiplicano e richiedono che l’offerta turistica sia plurale e diversificata. L’offerta deve essere in grado di adeguarsi a richieste sempre più “complesse”, che possono essere soddisfatte solo attraverso la sinergia tra più imprese specializzate.

Proprio in questi mesi abbiamo riavviato delle specifiche politiche per il turismo come quelle a sostegno dei distretti e delle Reti di impresa. I distretti e le reti sono strumenti estremamente flessibile e leggeri che ben si adattano a forme di collaborazione tra soggetti che vogliono valorizzare i punti di forza di un territorio. Il tessuto produttivo italiano è caratterizzato da una stragrande maggioranza di micro e piccole imprese – spesso a carattere familiare – ed è proprio a motivo di questa specifica natura che si pone chiaro il  tema della collaborazione formale delle imprese per poter competere in modo sempre più qualificato. Da un lato emerge la necessità di salvaguardare le specificità dei “Piccoli” in quel tessuto imprenditoriale che rende “Grande” l’economia del nostro Paese e dall’altro è altrettanto opportuno dare vita e sostenere l’efficace sinergia delle reti di impresa, così come sono state individuate dalle recenti leggi in materia di sviluppo. E’ necessario trovare un nuovo equilibrio tra la specificità delle micro e piccole imprese ed i nuovi percorsi dell’offerta turistica, anche al fine di aumentare la forza di impatto degli stessi attori del settore. Un equilibrio, mi sembra giusto ricordarlo, che deve essere solidamente fondato sulle specificità territoriali, uniche, identitarie e non delocalizzabili.  Per tali ragioni, stiamo predisponendo il bando per finanziare con 8 milioni di euro proprio le reti di impresa. Nel prossimo futuro bisognerà sostenere anche  la possibilità per le medie e grandi imprese di integrarsi in rete con le micro e piccole imprese  per fare sistema e favorire un prezioso trasferimento di competenze.

Intendiamo dedicare una attenzione particolare alle politiche dei trasporti per intercettare i flussi internazionali previsti in crescita. In particolare intendiamo lavorare al potenziamento delle connessioni con i BRIC attraverso partnership strutturate con i vettori aerei. La necessità di riaffermare la presenza di un hub nazionale diventa strategica nel quadro che andiamo delineando.   Intendiamo  lavorare, inoltre, per aumentare sia i collegamenti ferroviari sia la frequenza sia le tratte dei voli  low-cost su aeroporti italiani che si trovano in destinazioni a forte potenzialità inespresso, anche in questo caso coordinando gli accordi con i vettori. E’ fondamentale favorire l’intermodalità creando appositi piani di connettività tra aeroporti e stazioni ferroviarie.

Va sottolineato ancora una volta il valore del confronto con gli enti locali, per rafforzare la collaborazione istituzionale. Dopo una grande richiesta di autonomia, oggi sono gli stessi enti locali e le autonomie regionali a chiedere allo Stato di essere guidati verso politiche sostenibili. Insieme stiamo lavorando per concludere il percorso di aggiornamento degli standard qualitativi uniformi a livello nazionale che ci porterà presto ad un nuovo quadro normativo che armonizzerà i criteri di  classificazione alberghiera. Dobbiamo riprendere con le Regioni anche il percorso di revisione del Codice del turismo, evitando gli errori del passato. Nell’iter che aveva caratterizzato l’approvazione di questo provvedimento è mancata una necessaria condivisione. Riusciremo per il futuro a trovare un equilibrio tra competenze regionali e necessarie forme di coordinamento nazionale, per raggiungere obiettivi di rafforzamento delle politiche del turismo. Per intercettare i flussi internazionali previsti in crescita bisogna, innanzitutto, razionalizzare la nostra promozione internazionale, puntando, come ho detto, sul brand Italia e superando ogni forma di frammentazione. Non sprechiamo opportunità e risorse, concentriamoci su una promozione nazionale forte, a partire dalle più importanti fiere del settore, potenziando la nostra posizione sul web, e affidando funzioni di coordinamento all’Enit per puntare ad una promozione e a una commercializzazione unitaria del sistema Italia.

Dobbiamo sviluppare una promozione adeguata in vista dell’Expo 2015 di Milano, un evento straordinario anche dal punto di vista del settore turistico. L’Expo deve diventare una grande opportunità per l’intero  Paese.  L’obiettivo è elaborare una proposta culturale estesa a tutto il territorio nazionale, che riesca ad orientare parte dei flussi dei visitatori attesi – circa 20 milioni di cui oltre un terzo saranno stranieri – verso città e territori anche al di fuori di Milano e della Lombardia, con ricadute positive e di lungo periodo sul turismo e quindi sullo sviluppo. Attraverso il lavoro di Enit stiamo predisponendo un piano per la promozione di Expo e dell’Italia nel mondo, insieme alle facilitazioni per le operazioni di Visto.

Concludo dicendo che, in continuità con il Decreto “Valore cultura”, stiamo predisponendo un pacchetto di norme “Valore turismo”,  frutto del prezioso confronto avviato con le Regioni e tutte le organizzazioni del turismo, che raccoglierà anche  i principali punti programmatici del Piano Strategico “Turismo Italia 2020” che costituisce un punto di riferimento fondamentale per programmare le politiche per il comparto.

Per finanziare azioni di promozione, innovazione tecnologica e di prodotto intendiamo istituire un Fondo nazionale per il turismo.  Un Fondo  che dovrà sostenere gli investimenti delle micro e piccole  imprese, come richiesto anche dalle Regioni. L’innovazione di prodotto è fondamentale per il futuro del turismo italiano. In questa difficile situazione economica dell’Italia, ognuno dovrà fare la sua parte e dovremo trovare insieme le modalità per finanziare le politiche del turismo e rilanciare gli investimenti rallentati ed in molti casi bloccati.

Il futuro del turismo, ma forse il futuro del nostro Paese sta nella capacità di “fare sistema” per utilizzare nel modo migliore le nostre potenzialità. Governo, Enti locali, istituzioni e operatori devono fare sinergia. I risultati saranno positivi in termini di sviluppo e tutto il comparto ne trarrà dei benefici. So bene tuttavia che una cosa è teorizzare la necessità di cambiamenti e un’altra, assai più complessa, è provare a realizzarli. Ma in questi sei mesi di impegno – un’opportunità straordinaria che ho il privilegio di vivere, ho sempre avuto chiara la sensazione che solo provando ad ascoltare con attenzione i bisogni e le espressioni dei cittadini sia possibile ricostruire quel legame di fiducia, di solidarietà che è alla base di ogni tentativo di ridare un futuro al nostro Paese.

Sono occasioni come queste che permettono di approfondire  i temi fondamentali su cui il nostro Paese è chiamato a misurarsi e di cogliere le energie e le voci di chi crede nei valori della nostra democrazia. Per fare questo occorre davvero mettere in campo una coraggiosa politica di riforme . Riforme capaci di ripensare lo stesso modo in cui almeno negli ultimi anni 30 anni il Paese è cresciuto, si è sviluppato, definendo le sue politiche e configurando i nostri territori. Riforme qualitative, capaci di valorizzare consapevolmente il patrimonio artistico e il paesaggio in funzione di un turismo consapevole. Riforme capaci di fare emergere la grandissima energia diffusa nel Paese di chi, in questi lunghissimi anni bui, ha saputo fare proprio della cultura un momento di resistenza contro scelte di governo assai discutibili.

*Ho pubblicato questo post dopo aver raccolto il testo del mio intervento pronunciato ad Aosta il 25 ottobre 2013, in occasione dell’apertura del la quinta edizione della Scuola per la Democrazia, organizzata da italiadecide e dalla Presidenza del Consiglio Regionale della Valle d’Aosta


  1. da Wanda Selis 3 dicembre 2013

    Gentile Ministro ,sono una fra le tante persone che la seguono . A me piace perchè mi fa pensare all’Uomo Nuovo con una mentalità aperta e che cerca il contatto con i cittadini ,con questi Italiani che spesso ignorano o non sanno leggere l’immenso Patrimonio che si trova in Italia . Sono una Guida Turistica Abilitata ,una fra tante . Vivo a Napoli e la difendo a spada tratta contro l’ignoranza ed il razzismo e credo fermamente nel mio lavoro. Sono una “padrona di casa” che accoglie i suoi ospiti e che orgogliosa parla della sua città,della sua regione , e che non disdegna di parlare dei lati negativi . Quello che Lei ha descritto prima ,noi Guide Turistiche Abilitate già lo facciamo . Perchè si tenta di metterci a tacere ,di toglierci credibilità ..forse per favorire degli Operatori stranieri e per accontenatre forti interessi privati ??
    Credo con tutta me stessa nel suo operato , ma Lei si ricorda di noi Guide ??
    Le auguro un ottimo lavoro come lo auguro alle Guide Turistiche Abilitate d?italia ambasciatrici nel Mondo del Patrimonio Italiano .
    Distinti saluti
    Wanda Selis

Commenti

Posta un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

󰁓