unesco giovani treccani

foto: LoomenStudio

Questo post raccoglie il mio intervento pronunciato all’Istituto della Enciclopedia Italiana in occasione della prima Assemblea nazionale del Comitato Giovani della Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO, il 15 gennaio 2016

Gentili e cari amici,
è stato per me davvero importante e significativo aver ospitato qui, nella sede dell’Istituto della Enciclopedia Italiana, la sessione inaugurale dell’Assemblea nazionale del Comitato Giovani della Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO.

Il Comitato, voluto e promosso dalla Commissione Nazionale, è nato nel 2014, grazie all’impegno di un attivo gruppo di delegati ed ex stagisti, con l’ambizioso scopo di unire le nuove generazioni intorno ad un obiettivo fondamentale per il nostro Paese, quello di incoraggiare la partecipazione dei giovani alla vita culturale, adottando un’ottica che metta al centro dell’azione le comunità locali. In questo modo, attraverso una fase di reclutamento capillare che ha condotto alla formazione di comitati regionali composti da team di giovani qualificati, motivati e pronti a creare nuove sinergie tra le varie realtà del nostro Paese, si sono potute gettare le basi per una rete di persone, contatti e azioni che, partendo dai territori, possano aspirare ad accedere a iniziative e progetti di rilevanza nazionale.
Sono già più di duecento i giovani studenti, ricercatori, artisti, professionisti, manager e imprenditori da ogni parte d’Italia che hanno accettato questa sfida, associandosi al Comitato e partecipando alle sue attività, e molti di loro sono qui presenti oggi, a dimostrazione del fermento e della vitalità del terzo settore; vitalità che, a volte, si scontra purtroppo con una scarsa capacità da parte delle istituzioni di venire incontro alle esigenze di un mondo in piena crescita, di accogliere le sue idee e le sue istanze di cambiamento.

Si avverte infatti, specie nelle realtà più periferiche, la distanza tra la cultura ‘alta’, il mondo accademico e gli enti statali, e le realtà che operano con impegno e competenza a livello locale, cercando di promuovere la cultura anche al di fuori dei canali ufficiali e delle strade già tracciate, e costruendo nuovi percorsi di conoscenza per portare alla luce l’inestimabile ricchezza che si cela nelle narrazioni, nei luoghi, nei monumenti, nei paesaggi più reconditi della Penisola.

L’auspicio è dunque che il Comitato giovani possa servire proprio a colmare questo vuoto di comunicazione, facendo emergere questo enorme patrimonio di saperi, di idee e di buone pratiche che quotidianamente si sviluppa in ogni angolo del Paese, dandogli voce, e fornendogli gli strumenti per mettersi in comunicazione con le istituzioni e gli enti che si occupano di cultura, scienza, educazione, comunicazione a livello nazionale.

Questa missione è d’altronde già ben delineata nello statuto del Comitato, che si prefigge, tra gli altri punti, di organizzare corsi e seminari formativi, supportare le organizzazioni studentesche, pubblicare e diffondere studi e ricerche nel settore scientifico, culturale e didattico, promuovere in questo campo progetti specifici che coinvolgano appunto le realtà locali.

Si tratta di una grande opportunità, per le nuove generazioni, di mettersi in gioco e iniziare a costruire un futuro diverso, una società più consapevole e solidale, che metta al centro la bellezza e la cultura, che rappresentano le più grandi ricchezze del nostro Paese.
Come ha scritto Averil Cameron, illustre studiosa di storia romana dell’università di Oxford, «Con il termine “cultura” intendiamo quel nesso di idee e conoscenze da cui ogni società dipende per conseguire la propria identità di comunità».

Comunità, dunque, intesa come un gruppo sociale coeso, attivo e partecipe alla vita pubblica; un gruppo sociale nuovamente consapevole dei legami che lo uniscono, e del retaggio di tradizioni e conoscenze che hanno contribuito a definirlo e che avrà a sua volta il compito di trasmettere alle generazioni future; consapevole della sua storia, del suo patrimonio culturale materiale e immateriale e dell’ambiente in cui vive, e deciso a preservarli dall’incuria, dalla speculazione e dall’abbandono che ogni giorno minacciano la bellezza del nostro Paese.

Per raggiungere un obiettivo del genere occorre davvero intraprendere un percorso che ci porti, prima di tutto attraverso l’istruzione, a costruire una società della conoscenza e dell’inclusione, una società in cui nessuno resti indietro.

Sono sempre più convinto, infatti, che questi due aspetti, cultura e integrazione, siano fortemente interdipendenti: non si può parlare di ricostruzione del senso civico, di comunità, di legalità, di conoscenza, se non ci si sofferma sui temi del dialogo tra popoli, dell’accoglienza e della solidarietà – del «costruire la pace nelle menti degli uomini», come recita il bel motto dell’UNESCO.

Questa è una lezione che gli operatori no profit e il mondo del volontariato conoscono bene, a volte addirittura meglio di chi lavora dall’interno delle istituzioni e spesso non ha la possibilità di impegnarsi ‘in prima linea’. E invece è proprio questo che fanno le migliaia di volontari, a volte giovani e giovanissimi, e sempre molto competenti, che quotidianamente si occupano di tutela del patrimonio culturale e dell’ambiente, di promozione sociale, di lotta contro le mafie: e questa è davvero la ricchezza più grande sulla quale possiamo contare per il rilancio economico, ma soprattutto civile e culturale, del Paese.

Sono certo che il folto pubblico di delegati qui presenti oggi sia la migliore immagine di questa Italia giovane, dinamica e solidale che l’Istituto vuole sostenere attraverso una stretta partnership con il Comitato: perché «la meglio gioventù» – mi si conceda di usare questa bellissima locuzione pasoliniana, poi ripresa con successo da Marco Tullio Giordana in un pluripremiato film sulla storia del nostro Paese –, è quella che da sempre traina con il suo entusiasmo e la sua energia il mondo della cultura, della scienza e dell’impresa, ed è quella a cui dobbiamo guardare per poter procedere sulla strada di un vero cambiamento.

Buon lavoro.


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