«Oggi per Ravello è un giorno di festa e di gioia. Da stamane potremo nuovamente ammirare la porta bronzea del Duomo, opera del fonditore Barisano da Trani, e mostrarla di nuovo a tutto il mondo». Così il sindaco del Comune campano Paolo Vuilleumier in occasione del completamento dei lavori di restauro del capolavoro, affidati alla ditta Tudor Dincà di Roma, sotto la direzione scientifica della dott.ssa Lina Sabino e del dott. Giovanni Guardia della Soprintendenza di Salerno.

Durante la cerimonia di presentazione degli interventi di restauro, che si è tenuta lo scorso 20 marzo presso la sede del Comune di Ravello alla presenza dell’arcivescovo della Diocesi di Amalfi-Cava de’ Tirreni, del direttore regionale per i Beni culturali e paesaggistici della Campania Gregorio Angelini e di Maura Picciau, Soprintendente per le province di Salerno e Avellino, la dott.ssa Sabino ha avuto modo di illustrare a fondo gli interventi che si sono resi necessari per il completo ripristino del portone, composto da 80 formelle bronzee a bassorilievo e datato 1179: interventi che si sono rivelati molto più complessi di quel che si pensava inizialmente, in quanto, a seguito di specifiche indagini conoscitive – condotte con l’apposita tecnica della fluorescenza x, non invasiva sui metalli – è emerso che «nel corso dei secoli la porta ha subito diverse manomissioni, tra cui lo spostamento di alcune formelle, con la conseguente modifica del programma iconografico originale concepito dall’autore».

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Il problema si era presentato già durante le fasi preliminari del restauro, e aveva dato origine ad un convegno di studi dal titolo «Ad Honorem Dei. Il programma decorativo della porta del Duomo di Ravello», che si tenne il 7 e l’8 maggio 2009 nella biblioteca del Convento di San Francesco a Ravello, e durante il quale fu presa in esame la possibilità di restituire al portone il suo aspetto originale, così come lo aveva ideato il maestro scultore e fonditore pugliese Barisano da Trani su commissione del nobile ravellese Sergio Muscettola, che volle donarlo alla cittadinanza di Ravello per ornare il Duomo di Santa Maria Assunta, fondato intorno al 1086 sul modello dell’Abbazia di Montecassino.

La porta è costituita da due battenti in legno su cui sono montate le formelle bronzee (delle quali 54 figurate e 26 decorative), fissate al telaio mediante borchie. È evidente come le due ante siano state smontate e rimontate più volte nel corso della storia; l’analisi condotta sull’opera ha riscontrato infatti che alcune delle parti in legno risalgono al XVIII secolo, confermando l’ipotesi delle ripetute manomissioni dell’ordine narrativo delle formelle – che dovrebbero rappresentare gerarchicamente la Creazione, con in basso la vita animale e vegetale e, a seguire, il mondo umano e quello celeste (Santi, Madonna e Cristo) – così come fu concepito dal Barisano, autore anche delle monumentali porte delle cattedrali di Trani, Monreale e San Nicola di Bari. Questo capolavoro (ottenuto con la lavorazione del bronzo attraverso la cosiddetta tecnica della ‘cera persa’), che testimonia l’evoluzione dalla tecnica bizantina dell’incisione su superficie piatta a quella romanica dell’altorilievo, è solo uno dei molti tesori del borgo amalfitano, riconosciuto Patrimonio dell’Umanità UNESCO nel 1996.

Anche il prof. Luigi Buonocore, direttore del Museo del Duomo di Ravello – che custudisce urne cinerarie, sarcofagi, sculture, manufatti argentei e ornati lapidei che provengono dal Duomo –, è intervenuto alla conferenza di presentazione dei lavori, dando conto delle numerose testimonianze d’archivio riscontrate a sostegno dell’intervento di restauro, e ha definito Ravello «sempre più Capitale della cultura». Una definizione da condividere, visto l’ottimo risultato finale del restauro, che ha restituito all’opera la sua correttezza storica e filologica, dimostrando ancora una volta l’eccellenza della scuola di restauro italiana.


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