parco.jpgLa decima edizione del Forum del Libro* è stata la prima occasione per fare il punto sullo stato di attuazione del Piano per la Lettura, stato oggetto dell’incontro dello scorso 26 giugno, ma anche per riflettere sui due grandi, importanti temi proposti dal programma; due temi sintetizzati assai efficacemente nei titoli delle due sessioni: “Fare comunità, leggere insieme” e “Investire in conoscenza, cambiare il futuro”.

Non occorre forse ribadire l’importanza cruciale e strategica di questo secondo punto, che ha rappresentato e rappresenta in qualche modo il presupposto, la spinta iniziale, ma anche l’obiettivo da raggiungere per tutti coloro che hanno deciso di impegnarsi in prima persona, nella politica e nelle istituzioni, affinché la cultura tornasse al centro del dibattito pubblico e dell’azione di governo, e affinché su di essa si tornasse ad investire in risposta alla crisi economica e alla più generale crisi di fiducia, di valori e di ideali che ha investito la nostra società negli ultimi decenni. Il Decreto Valore Cultura per la tutela, la valorizzazione e il rilancio dei beni e delle attività culturali approvato in via definitiva negli scorsi giorni rappresenta la dimostrazione più concreta ed evidente di questo impegno, che si fonda sulla convinzione che soltanto investendo sulle nostre eccellenze – la conoscenza, la bellezza, la storia, l’arte e la cultura – sarà possibile per l’Italia, un paese che di queste cose ha sempre fatto la propria vocazione, costruire un futuro diverso e migliore. Il Decreto Valore Cultura nasce da una visione della cultura come bene comune e come diritto fondamentale dell’individuo, e dalla convinzione che la cultura è un dovere verso i cittadini e verso coloro che verranno dopo di noi; con esso, si è cercato di attuare per la prima volta nel nostro Paese un intervento strategico, a sostegno della conservazione e della produzione culturale in Italia.

Vorrei soffermarmi brevemente sull’altro tema della decima edizione del Forum, quello della dimensione comunitaria della lettura. In altre occasioni ho avuto modo di riflettere sulla necessità, nell’epoca di internet e di un flusso ininterrotto di immagini e notizie, di recuperare la capacità di leggere in modo concentrato, profondo, meditato: un modo di lettura che richiede, evidentemente, una condizione solitaria. Ma leggere non vuol dire soltanto questo. La lettura può rappresentare anche un momento di condivisione, o di partecipazione collettiva, in varie forme, a un’esperienza culturale. Penso ad esempio al ruolo delle biblioteche come luogo di socializzazione, di condivisione degli spazi e delle conoscenze, della responsabilizzazione verso il bene comune; penso alle letture pubbliche di testi, che possono coinvolgere un pubblico più ampio rispetto a quello dei lettori abituali; penso allo scambio di libri e delle opinioni su di essi. In molti modi e in molte forme diverse, la lettura deve essere una di quelle ‘esperienze culturali condivise’ sulla base delle quali è possibile costruire una società comunitaria, superando il modello di una società atomistica. E si tratta, si badi, di un punto cruciale, perché la crisi che stiamo attraversando – accanto alle gravissime conseguenze della crisi economica mondiale – è una crisi, come mi è capitato di dire più volte, anche antropologica; ed è una crisi che nasce innanzitutto dalla perdita della capacità di sentirsi comunità. Credo che proprio questo sia il presupposto e il punto di partenza per una rinascita culturale, politica e civile del Paese: il recupero della centralità della dimensione comunitaria, il rispetto per il bene comune – dai monumenti al paesaggio, dalle opere d’arte agli stessi libri, che sono anch’essi beni comuni –, la condivisione delle conoscenze e delle esperienze, l’uso responsabile di quanto ci è stato lasciato in affidamento dal passato, e in definitiva la costruzione del senso civico, che è fondamento di ogni società, e del sentimento di appartenenza a una comunità solidale. Sono convinto che incentivare la lettura – e in particolare la lettura sociale, comunitaria, condivisa – possa dare un contributo decisivo all’edificazione di una società ispirata a ideali di questo tipo.

È in questa prospettiva che intende collocarsi il Piano per la lettura, il progetto di cui si è discusso in questa e nella precedente edizione del Forum e del quale vorrei ora richiamare brevemente le caratteristiche più importanti. Attraverso una serie di azioni sistematiche e continuative (una indagine qualitativa propedeutica, l’individuazione di obiettivi prioritari, la definizione di linee guida metodologiche, la valorizzazione delle buone pratiche, il partenariato pubblico/privato), il piano è finalizzato alla promozione della lettura sul territorio nazionale con l’obiettivo, da raggiungere nel corso di due cicli triennali, di aumentare di almeno una unità il numero dei libri letti dai lettori deboli; di portare il 25% degli italiani che oggi non leggono a leggere almeno un libro all’anno; di sensibilizzare le famiglie sul tema della lettura nei primi anni di vita; di arrestare il calo dei lettori forti e rafforzare la loro presenza nel panorama della lettura; di consolidare e diffondere la presenza sul territorio delle infrastrutture per la lettura (biblioteche pubbliche, biblioteche scolastiche, librerie).

Tutto questa attraverso un confronto e una proficua collaborazione con il  Ministero dell’Istruzione, dell’Università e delle Ricerche, con le Regioni, con la Presidenza del Consiglio dei Ministri e dei Ministeri dello Sviluppo economico, delle Pari opportunità e delle Politiche giovanili, ed in collaborazione con gli enti locali con il raccordo dell’ANCI, le librerie, le scuole, le biblioteche, le associazioni di categoria e gli organismi di settore, le associazioni di volontariato.

Se coronate da successo, le iniziative promosse dal Piano per la lettura avranno immediate ricadute positive sull’economia, dando forza e vitalità alle case editrici e alle librerie. Allo stesso tempo però, e soprattutto, esse daranno un contributo importante relativamente ad una delle questioni cruciali per il futuro del nostro Paese. Proprio in questi ultimi giorni hanno avuto grande risalto sui media i risultati di un’indagine dell’OCSE che colloca l’Italia al 23° e ultimo posto per competenze di ‘literacy’ degli adulti tra i 16 e i 65 anni, inducendo un autorevole quotidiano nazionale a titolare «Italiani analfabeti del millennio»: si tratta di un deficit culturale gravissimo che – senza voler tentare ora di analizzarne le cause – si traduce da una parte in un immenso svantaggio nel confronto e nella competizione con gli altri Paesi sviluppati, causa non ultima del nostro declino; dall’altra in un limite più che culturale, vorrei dire antropologico, che certamente non può non essere motivo, o almeno uno dei motivi, della profonda crisi di identità, di quella ‘emergenza antropologica’ – come è stata recentemente definita da autorevoli studiosi – alla quale mi riferivo all’inizio di queste brevi riflessioni.

Non possiamo riflettere su un tema come quello che stiamo discutendo senza confrontarci con l’impatto che hanno le nuove tecnologie e l’editoria digitale. Dico subito che i libri digitali devono essere visti ormai come un’opportunità per valorizzare la lettura, per la divulgazione della conoscenza. Ma mi è capitato molte volte di soffermarmi a riflettere sulla reale portata dei cambiamenti che stiamo vivendo, in particolare per quel che riguarda il nostro rapporto profondo, secolare, con la lettura, la conoscenza, il sapere. E molte volte avverto un senso di smarrimento e un bisogno di capire. Avrei bisogno di leggere, di avere di fronte un libro che mi aiuti ad interpretare il presente. Penso a come è cambiato, solo per fare un esempio, l’atto del leggere. Oggi si legge in ogni situazione, non più soltanto a casa o in una biblioteca. Un piccolo oggetto può permetterci di leggere dappertutto e di portare con noi una biblioteca con un numero sterminato di libri. Il tempo e il modo della lettura, quanto son stati modificati da questi cambiamenti?

Il cambiamento, credo, non è solo operativo, ma mette in discussione le forme di conoscenza e di elaborazione del pensiero. In questo senso credo sarebbe utile soffermarsi anche in modo critico sul significato di questi cambiamenti. Le nuove tecnologie non devono sostituire l’incontro con il libro, quell’esperienza della lettura attenta, profonda, mediata che una tradizione antica e piena di valori dci ha tramandato come accesso privilegiato alla conoscenza di noi stessi e del mondo. Ecco perché credo che occorre fare ogni sforzo per recuperare ed evitare che vada persa l’esperienza della lettura di un libro.

Il ruolo positivo che in questo senso può avere la consuetudine con la lettura, con la narrazione, con le ‘storie’ – soprattutto se resa abituale sin dalla primissima infanzia – è mostrato anche da un libro recente, pubblicato nel 2011 da Federico Batini, direttore dell’Associazione LaAV (Letture ad Alta Voce). Si intitola Storie che crescono. Le storie al nido e alla scuola dell’infanzia e vi si tratta, tra le altre cose, del rapporto tra lettura e successo professionale, della lettura come ‘cura’ per i carcerati e forma di prevenzione dei reati, dell’importanza della lettura nel contrastare la dispersione scolastica e il bullismo. Ed è fondamentale iniziare ad avvicinare alla lettura i bambini sin dai primi anni di età, perché, come è stato dimostrato e come ho ricordato anche in altre occasioni, saper leggere richiede la capacità di strutturare il tempo in funzione della lettura, e questo richiede a sua volta una lunga educazione all’atto del leggere, che è indispensabile cominci, nei modi e nelle forme adeguate, già nella fase del primo apprendimento.

Quello del deficit culturale italiano è certamente un problema che mi preoccupa molto e che investe la questione della formazione scolastica e universitaria, la mancanza in Italia di una divulgazione scientificamente qualificata ma in grado di parlare al grande pubblico, in qualche misura lo stesso mondo dell’università e della ricerca. Non può esserci dubbio, comunque, sul fatto che una risposta positiva e un contributo significativo possano essere forniti da una maggiore diffusione della lettura: per contrastare l’analfabetismo funzionale diffuso in larghe fasce della popolazione e, più in generale, la scarsa attitudine alla lettura nella maggioranza della popolazione; ma anche, a un diverso livello, in vista di una nuova alfabetizzazione umanistica e scientifica, fondamento di una seria e rigorosa condivisione delle conoscenze e presupposto dello sviluppo di un senso critico che metta in condizione di interpretare autonomamente le complesse, difficili, multiformi realtà nelle quali ci troviamo e ci troveremo a vivere nei prossimi decenni.

Ma i dati su questo deficit culturale ci devono anche spingere a riflettere sulla necessità di conoscere sempre meglio quelle che sono le nuove forme di lettura e di approccio alla conoscenza. Credo che se vorremo davvero continuare a tenere vivo un dialogo costruttivo sul valore di quella che è la civiltà del libro, una civiltà così importante nel nostro paese, dovremo imparare ad ascoltare – proprio grazie al mondo digitale – le indicazioni e le attese che ci vengono dalle moltissime ragazze e dai moltissimi ragazzi che navigano e leggono sul web. Sento sempre più che questa necessaria attenzione, il tener vivo questo dialogo, sarà il modo migliore per confrontarsi sul valore del libro e sulla valorizzazione della lettura.

*Questo post è tratto dall’intervento che ho fatto al Teatro Petruzzelli di Bari il 19 ottobre 2013


  1. da Maristella Tagliaferro 28 ottobre 2013

    Sono talmente d’accordo sull’opportunità di fare comunità attraverso occasioni di lettura collettiva pubblica, che ne sto organizzando una itinerante a Venezia per il pomeriggio di domenica 10 novembre: caro Ministro, sarebbe bello partecipasse anche lei, anche solo via Skype o Twitter. Tutto parte infatti dalla twitteratura, ovvero la rilettura e riscrittura in Twitter de “Le città invisibili” di Italo Calvino: ci sta?
    Senza la narrazione, le ‘storie’, la nostra civiltà non esisterebbe, come ci insegnano Omero e prima di lui tanti cantori e cantrici. Perciò a breve terrò un laboratorio di scrittura creativa, “Eroine”, organizzato dall’Assessorato Cittadinanza delle Donne e Culture delle Differenze del Comune di Venezia. Perché credo che in un momento di crisi terribile come quello che stiamo attraversando le donne possano proporre modelli nuovi e fondamentali per il cambiamento: perciò abbiamo bisogno di narrazioni al femminile, pensate e create dalle donne
    http://sbuvenezia.comune.venezia.it/easyne2/LYT.aspx?Code=BCVE&IDLYT=1211&ST=SQL&SQL=ID_Documento=25427
    Una cortesia: ci aggiorni costantemente sul Piano per la lettura, in modo che possiamo sollecitare le nostre strutture territoriali a partecipare. Per esempio, cosa potrebbe fare una biblioteca comunale grazie a questo Piano? Visto il coinvolgimento delle Pari Opportunità, quali strumenti nuovi potrebbe trovare una biblioteca di genere come quella del Centro Donna di Venezia? Ci faccia sapere come utilizzare gli strumenti normativi, altrimenti saremo costretti a continuare ad affidarci ai burocrati, con tutte le conseguenze che conosciamo.
    Grazie davvero per l’attenzione, e l’aspettiamo con Italo Calvino domenica 10 novembre :)

  2. da vincenzo moretti 10 novembre 2013

    Buongiorno. Quello che lei scrive ci piace a tal punto che sono un po’ d’anni che lavoriamo, come persone e come componenti di di associazioni, fondazioni, ecc. su questo terreno, con particolare attenzione al tema “lavoro”. A questo proposito colgo l’occasione per segnalare “La Notte del Lavoro Narrato”, che si terrà il 30 Aprile 2014 su tutto il territorio nazionale. L’idea è molto semplice: tutti assieme, a partire dalla stessa ora (20.30), ci incontreremo nelle scuole, nelle biblioteche, nelle associazioni, nelle case, nelle piazze, nelle istituzioni per leggere, raccontare, cantare, storie di lavoro.
    Per darle un’idea di cosa intendiamo, le allego il link al video che abbiamo girato il 17 luglio di quest’anno a Caselle in Pittari, nel Cilento, durante l’Anteprima nazionale.
    http://youtu.be/tanoKJ1KTtI
    Cari saluti.
    vincenzo moretti

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