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Latino nelle scuole, sì o no?

Latino nelle scuole, sì o no?

All’origine del dibattito c’è una lettera inviata alla «Repubblica» lo scorso 16 marzo da Giuseppe Chiassarini, un lettore del quotidiano che ha voluto far presente il suo disappunto per l’apprezzamento mostrato dal figlio verso la lingua latina: apprezzamento che egli non condivide, trovandola una lingua morta e inutile (e dando così probabilmente voce al pensiero di molti studenti ed ex studenti che negli anni del liceo hanno avuto a che fare con casi e declinazioni). La provocazione è stata prontamente raccolta da Stefano Bartezzaghi, che il 18 marzo, in un lungo articolo apparso sulla stessa testata, ha voluto difendere le ragioni dei latinisti, e soprattutto ha avviato una interessante riflessione sul concetto di ‘utilità’ applicato agli insegnamenti scolastici: «L’idea di quantificarne l’utilità – sintetizza brillantemente il giornalista – è gemella all’idea di depurare i bilanci pubblici dagli investimenti per la cultura e dal sostegno a tutte quelle attività che l’economo considera improduttive e ‘senza ritorno’».

Eppure la questione non è facilmente eludibile, e per rendersene conto basta sfogliare il documento «Latino perché? Latino per chi?» messo a disposizione online dall’Associazione Treelle di Genova, che ci fornisce dati particolarmente significativi sulla diffusione dell’insegnamento del latino nelle scuole superiori italiane, europee e statunitensi. Il dato più sorprendente è che nel nostro Paese gli studenti impegnati nell’apprendimento del latino erano nel 2005 ben il 41% dell’intera popolazione della scuola secondaria, contro il 2% in USA e Gran Bretagna, l’8% in Germania e il 19% in Francia. Nel resto del mondo occidentale, evidentemente, l’apprendimento della lingua latina è opzionale e spesso è scartato in favore delle cosiddette ‘key competences’, cioè soprattutto le lingue vive e l’informatica, mentre il latino «ha assunto il carattere di materia specialistica di genere letterario, sicuramente mirata ad un numero molto più ridotto di studenti interessati ad ulteriori studi a livello terziario». Leggi di più


È George Soros il vincitore del Premio Terzani 2013

È George Soros il vincitore del Premio Terzani 2013

Lo ha reso noto la Presidente della giuria Angela Staude Terzani lo scorso 16 marzo: il Premio letterario internazionale organizzato dall’associazione udinese Vicino/Lontano, giunto quest’anno alla nona edizione, andrà all’ottantaduenne ‘tycoon’ ungherese naturalizzato statunitense George Soros, per il suo saggio «La crisi globale e l’instabilità finanziaria europea», uscito in Italia lo scorso anno per i tipi di Hoepli. Il libro raccoglie le considerazioni di Soros a proposito della crisi economica internazionale, delle sue cause e soprattutto delle conseguenze che essa ha comportato su scala mondiale, dalla statunitense crisi dei mutui fino alle rivolte di Atene: una lucida analisi che si concentra soprattutto sulla situazione dell’Eurozona, dove l’instabilità dei mercati si è vista influire profondamente anche sugli equilibri politici dell’Unione.

L’assegnazione è destinata quantomeno a sorprendere il pubblico: la vicenda del controverso finanziere statunitense, noto per le sue operazioni speculative su scala planetaria che hanno messo a rischio l’economia di intere nazioni (a partire dall’affare miliardario del 16 settembre 1992, il cosiddetto «mercoledì nero», in cui Soros balzò agli onori della cronaca per aver venduto allo scoperto più di 10 miliardi di sterline, costringendo così la Banca d’Inghilterra ad uscire dal Sistema Monetario Europeo e guadagnando in un solo giorno più di un miliardo di dollari), sembra in netto contrasto con l’ideologia ‘terzomondista’ che caratterizza il Premio letterario, istituito nel 2005 in collaborazione con la famiglia Terzani e tradizionalmente assegnato ad opere che affrontano il complesso tema dell’incontro/scontro tra culture differenti nell’ottica della corrente globalizzazione. Leggi di più


La verità di Laura Boldrini

La verità di Laura Boldrini

Laura Boldrini è stata proclamata Presidente della Camera: è la terza donna della storia repubblicana a ricoprire questa carica, dopo Nilde Iotti (1979-1983) e Irene Pivetti (1994-1996). Insieme con l’elezione alla Presidenza del Senato di Piero Grasso – uno dei simboli dell’impegno dello Stato contro la mafia – credo che il voto della Camera e del Senato costituiscano un segno di inequivocabile cambiamento per la politica italiana, che mostra di reagire con responsabilità davanti alla protesta degli elettori, e con determinazione davanti alla vaghezza o all’infelicità di ipotesi dettate dell’inesperienza o dallo strategismo di alcuni eletti.

Laura Boldrini Presidente della Camera significa che la “casa della buona politica” ha ricominciato ad ascoltare le richieste dei cittadini: il nucleo tematico del discorso inaugurale della sua presidenza è una risposta puntuale a tutto ciò che, in un crescendo di frustrazione, essi avevano osato chiedere, senza particolari riscontri, fino ad esprimere il proprio malessere attraverso il risultato del voto. Leggi di più


Un appello via web per la Biblioteca Palatina di Parma

Un appello via web per la Biblioteca Palatina di Parma

Sono purtroppo molte le biblioteche italiane che affrontano difficoltà economiche, strutturali o gestionali a causa della cronica scarsità dei fondi destinati dalle istituzioni alla cultura (poco tempo fa abbiamo parlato ad esempio della “Civica e Ursino Recupero” di Catania. Ma il caso della Biblioteca Palatina di Parma è senza dubbio uno dei più gravi a livello nazionale: un patrimonio di valore inestimabile per la ricerca storica, al momento reso praticamente inaccessibile dall’inadeguatezza dei suoi sistemi di sicurezza. «Il corto circuito occorso in Biblioteca Palatina il 27 ottobre 2012» ci racconta la dott.ssa Sabina Magrini, Direttrice della Biblioteca, «ha messo a nudo la fragilità degli impianti dell’istituto e determinato la sua forzata chiusura».

Il luogo interessato dal principio d’incendio, fortunatamente rimasto senza conseguenze per persone o cose – ma che ha comportato la dichiarazione di inagibilità da parte dei Vigili del Fuoco – è la Galleria Petitot, un lungo corridoio allestito con scaffalature lignee in stile neoclassico su progetto dell’architetto lionese Ennemond-Alexandre Petitot, che ospita il nucleo originale della Biblioteca: Teologia, Nomologia, Filosofia, Istoria, Filologia e Arti liberali e meccaniche, così classificate dal teatino torinese Paolo Maria Paciaudi, il primo bibliotecario, incaricato il 1° agosto 1761 dal duca di Parma, Piacenza e Guastalla don Filippo di Borbone di organizzare appunto una biblioteca ducale «a beneficio e utilità pubblica» su suggerimento del suo primo ministro, il colto gentiluomo Guillaume-Léon du Tillot. Leggi di più


Dizionario civile: Giustizia

di Michele Vietti*

Il concetto contemporaneo di giustizia è assai diverso da quello anteriore all’Illuminismo. Prima del Settecento, infatti, gli ordinamenti statali articolano l’esercizio della giurisdizione come diretta e indistinta emanazione del potere politico assoluto che, proprio in quanto tale, non distingue alcuna peculiarità tra manifestazioni di carattere giurisdizionale, di governo o legislativo.

Come osserva nel 1578 il filosofo e giurista francese Jean Bodin: «la prima prerogativa sovrana è il potere di dare la legge a tutti in generale e a ciascuno come singolo, senza bisogno del consenso di nessuno». In ciò, a ben vedere, si radica il sistema giurisdizionale medievale, e ancor prima quello di derivazione romanistica, sia classica che del tardo Impero (Giustiniano diceva: «quod principi placuit legis habet vigorem») e in generale ogni sistema continentale, forse con la sola eccezione della Grecia classica, laddove peraltro il bilanciamento dei poteri è visto più nei sistemi rappresentativi che non in quelli esecutivi e giudiziari. La separazione dei poteri di Montesquieu rompe il blocco assolutistico e impone alle legislazioni moderne un approccio sistematico basato sulla necessità di introdurre pesi e contrappesi, sì da garantire che mai alcun potere dello Stato non solo possa identificarsi in una sola entità, ma nemmeno operare del tutto indipendentemente dagli altri. Leggi di più


Un SOS per proteggere il patrimonio culturale italiano

Un SOS per proteggere il patrimonio culturale italiano

Patrimonio SOS nasce nel 2002 per iniziativa di alcuni docenti universitari (Marco Collareta e Sonia Maffei dell’Università di Bergamo, Donata Levi dell’Università di Udine, Marzia Bonfanti dell’Università Carlo Cattaneo di Varese, Denise La Monica della Scuola Normale Superiore di Pisa, Sonia Maffei ed Emanuele Pellegrini dell’Università Ca’ Foscari di Venezia) con l’obiettivo di proteggere i beni culturali italiani in seguito all’approvazione della legge n. 112, detta «Patrimonio dello Stato S.p.A» del 15 giugno 2002.

La legge, che rendeva esecutivo il decreto Tremonti n. 63 del 15 aprile dello stesso anno, suscitò immediatamente un allarme nel mondo della cultura, perché, istituendo una società per azioni «per la valorizzazione, gestione ed alienazione del patrimonio dello Stato», rendeva (e rende tuttora) i beni culturali di proprietà del Demanio una ‘merce’ a tutti gli effetti, spendibile per risanare i deficit di bilancio o finanziare le opere pubbliche. I professori Collareta e Levi si mobilitarono immediatamente con un appello, inoltrato al Presidente della Repubblica e alle più alte cariche dello Stato l’11 luglio 2002 e corredato da più di 2000 firme, nel quale esprimevano la preoccupazione che la legge nascondesse «la volontà di trasformare un patrimonio comune, di tutti, in un patrimonio privato, di pochi». Leggi di più


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