Un appello per salvare i piccoli musei del Lazio

Il 18 febbraio scorso è stato attivato il sito www.museinelterritorio.info dove è possibile aderire ad un appello stilato dal Coordinamento dei Direttori dei musei nel territorio del Lazio, che denunciano la situazione di cronica mancanza di fondi in cui si trovano ad operare. «Per museo nel territorio – scrivono i promotori dell’iniziativa – si intende una istituzione che raccoglie e interpreta il patrimonio culturale dei propri contesti»: si tratta dunque di strutture piccole, strettamente legate alla realtà locale, in cui svolgono un ruolo cruciale per la comunità, conservando e studiando i beni culturali materiali e immateriali, la memoria storica, le tradizioni. Allo stesso tempo, i piccoli musei dialogano con le istituzioni culturali che operano a livello nazionale, facendosi portavoce della varietà e della specificità dell’offerta culturale che caratterizza la Penisola.

Sono più di settanta i musei nati a partire dagli anni Settanta per tutelare le «caratteristiche storiche, artistiche, naturalistiche e demoetnoantropologiche del Lazio»: strutture spesso «notevoli per l’entità del patrimonio, qualità degli allestimenti, pluralità dell’offerta, legame con le comunità di riferimento», affidate nella maggior parte dei casi alla gestione diretta da parte degli enti locali, con il coinvolgimento di associazioni e cittadini, in un’ottica di inclusione e incentivazione del dibattito culturale su molteplici piani.
Basta scorrere rapidamente la lista dei musei facenti parte del Coordinamento per rendersi conto della varietà delle tematiche di cui essi si occupano:

- la conformazione naturale e l’intervento umano sul territorio: ad es. il Museo della Pietra di Ausonia (FR), che racconta il rapporto tra le comunità locali e il paesaggio degli Aurunci orientali, e il Museo Geologico e delle Frane di Civita di Bagnoregio (VT), che documenta lo straordinario e precario ecosistema dei calanchi tufacei;
- le testimonianze del passato remoto: notevole il Museo Civico Archeologico «Trebula Mutuesca» di Monteleone Sabino (RT), che illustra le vicende del primo santuario italico a noi noto, risalente al IV secolo a.C.;
- il passato più recente: tra gli altri il Museo del Brigantaggio di Cellere (VT), caratterizzato da un grado particolarmente alto di interattività, e il Museo dell’Agro Pontino di Pontinia (LT), incentrato sui flussi migratori che hanno bonificato e antropizzato quel territorio.

Vi sono approcci di stampo marcatamente antropologico come quello del Museo delle Scritture di Bassiano (LT), che prende spunto dalla figura dell’illustre umanista Aldo Manuzio per documentare la tradizione grafica e tipografica originatasi nella città, o quello del Museo della Civiltà Contadina Casolare 311 di Formello (RM), che ripercorre la vicenda della riforma agraria del secondo dopoguerra, o ancora dell’innovativo Museo delle Terre di Confine di Sonnino (LT), che si avvale di materiali digitali e interattivi per indagare il concetto di frontiera.

Ci sono poi i musei civici dalla vocazione prettamente memorialistica: ad esempio il Museo Nazionale della Campagna dell’Agro Romano per la Liberazione di Roma del 1867 di Mentana (RM), la cui fondazione risale al 1905; e i musei diocesani, che spesso conservano veri e propri capolavori, come quello di Sermoneta (LT), che vanta tra l’altro un pregevole San Michele Arcangelo su tela del pittore fiammingo Frans Van de Kasteele, datato 1595.

A differenza di altre regioni, in cui i finanziamenti destinati al mantenimento di musei, archivi e biblioteche arrivano al 30% (in Umbria) o addirittura al 40% (in Piemonte) dell’intero budget culturale, il Lazio investe attualmente solo il 4% dei fondi disponibili per tutelare questo straordinario patrimonio espositivo: è quindi più che giustificata la preoccupazione dei Direttori firmatari dell’appello, che rischiano di vedere azzerate le già esigue risorse disponibili per il mantenimento delle loro strutture.

Occorre comprendere l’importanza strategica di questi presidi culturali non solo per lo sviluppo turistico, ma per lo stesso tessuto sociale dei territori, ed è primario compito del governo nazionale prendersi carico di questa situazione e attuare un deciso cambiamento di rotta che riporti in primo piano il valore della cultura, attraverso la tutela di tutte le istituzioni demandate a conservarla e diffonderla.


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