Un appello via web per la Biblioteca Palatina di Parma

Sono purtroppo molte le biblioteche italiane che affrontano difficoltà economiche, strutturali o gestionali a causa della cronica scarsità dei fondi destinati dalle istituzioni alla cultura (poco tempo fa abbiamo parlato ad esempio della “Civica e Ursino Recupero” di Catania. Ma il caso della Biblioteca Palatina di Parma è senza dubbio uno dei più gravi a livello nazionale: un patrimonio di valore inestimabile per la ricerca storica, al momento reso praticamente inaccessibile dall’inadeguatezza dei suoi sistemi di sicurezza. «Il corto circuito occorso in Biblioteca Palatina il 27 ottobre 2012» ci racconta la dott.ssa Sabina Magrini, Direttrice della Biblioteca, «ha messo a nudo la fragilità degli impianti dell’istituto e determinato la sua forzata chiusura».

Il luogo interessato dal principio d’incendio, fortunatamente rimasto senza conseguenze per persone o cose – ma che ha comportato la dichiarazione di inagibilità da parte dei Vigili del Fuoco – è la Galleria Petitot, un lungo corridoio allestito con scaffalature lignee in stile neoclassico su progetto dell’architetto lionese Ennemond-Alexandre Petitot, che ospita il nucleo originale della Biblioteca: Teologia, Nomologia, Filosofia, Istoria, Filologia e Arti liberali e meccaniche, così classificate dal teatino torinese Paolo Maria Paciaudi, il primo bibliotecario, incaricato il 1° agosto 1761 dal duca di Parma, Piacenza e Guastalla don Filippo di Borbone di organizzare appunto una biblioteca ducale «a beneficio e utilità pubblica» su suggerimento del suo primo ministro, il colto gentiluomo Guillaume-Léon du Tillot.

Le verifiche compiute sull’impianto elettrico e antincendio hanno mostrato che, per adeguare gli impianti agli standard di sicurezza previsti dalla normativa vigente, occorreranno circa 400.000 euro. «Purtroppo la Biblioteca non dispone attualmente della copertura finanziaria per i lavori necessari alla riapertura», continua la dott.ssa Magrini, «e si è dovuta limitare a riadattare due ambienti, normalmente non aperti al pubblico, per continuare ad erogare i servizi essenziali e non morire del tutto». I responsabili della Biblioteca hanno fatto tutto il possibile per non interromperne del tutto l’attività, ma la situazione per i fruitori abituali della struttura si presenta comunque piuttosto critica, come spiega ancora la Direttrice: «nonostante la riapertura provvisoria, gran parte del patrimonio della biblioteca rimane di difficile accesso se non inaccessibile; inoltre, i locali adattati hanno capienza molto ridotta, i tempi di attesa sono più lunghi a causa dell’assenza di un montacarichi e la postazione del servizio prestito si trova in una stanza in cui anche solo la presenza di due utenti crea problemi di spazio vitale».

E pensare che la Biblioteca vanterebbe una sede di prim’ordine: si tratta dello storico Palazzo della Pilotta (così chiamato dal gioco della pelota, che veniva praticato dai soldati spagnoli nei suoi cortili durante la dominazione borbonica della città), un imponente edificio risalente alla fine del XVI secolo, probabilmente costruito su progetto originale dell’architetto Francesco Paciotto di Montefabro per volere dei Farnese, e successivamente ampliato e adibito a sede delle istituzioni culturali della città dal duca Filippo (oltre alla Biblioteca, ospitava infatti il Museo di Antichità, la Pinacoteca e l’Accademia di Pittura, Scultura e Architettura).

In questa straordinaria collocazione, la Palatina custodisce dei veri e propri tesori, raccolti dai bibliotecari che si sono succeduti nel corso dei secoli, e in particolare da Angelo Pezzana, successore di Paciaudi, che acquistò gran parte del materiale più prezioso in possesso della biblioteca, tra cui una raccolta di oltre quarantamila disegni e incisioni tedesche, italiane, fiamminghe e francesi risalenti al XV-XIX secolo, il materiale tipografico e le edizioni prodotte dal noto tipografo Giambattista Bodoni (che costituiscono attualmente il Museo Bodoniano annesso alla biblioteca, e soprattutto una raccolta di oltre 1400 manoscritti ebraici (messa insieme da Giovanni Bernardo De Rossi, docente di Lingue Orientali all’Università di Parma), che ne fanno una delle biblioteche ebraiche più ricche del mondo.

Si tratta di un patrimonio documentario senza eguali, che attirava centinaia di studiosi, e che deve essere al più presto restituito alla comunità scientifica. Per trovare i fondi necessari alla messa in sicurezza degli impianti è stato aperto il sito web «Reopen Palatina!», realizzato in collaborazione con la delegazione parmense del FAI: un’istanza rivolta alle istituzioni, agli imprenditori, ai privati cittadini e a tutta la società civile per raccogliere donazioni da destinare al ripristino della struttura. Con queste parole la dott.ssa Magrini lancia il suo appello, che vogliamo rilanciare e fare nostro: «perché la Biblioteca possa di nuovo rispondere alle esigenze del suo pubblico, fatto di ricercatori abituati ad avere direttamente a disposizione, oltre al materiale più raro, una grande quantità di strumenti indispensabili per la ricerca e di giovani che trovano un ambiente ideale per lo studio, e perché possa ritornare ad organizzare conferenze, seminari e tutto quello che costituisce la normale attività di un’istituzione culturale importante, non solo a livello locale, è necessario che tutte le persone sensibili e consapevoli di quanto sia importante la cultura documentaria si mobilitino al più presto, sia rispondendo direttamente al nostro appello per la raccolta fondi sia diffondendone la notizia. Grazie per quanto ciascuno potrà e vorrà fare».

[photo credit: Aurelio Candido]


  1. da Dino (Firenze) 28 aprile 2013

    Preoccupa che un futuro Ministro della Cultura nel recente passato abbia raccolto così acriticamente un simile appello:
    “«perché la Biblioteca possa di nuovo rispondere alle esigenze del SUO pubblico, fatto di ricercatori…”
    Ancora, sul sito, alla voce “Missione” (quale istituto del diritto pubblico è la “missione”?):
    “La biblioteca è destinata a quanti svolgono attività di studio e ricerca e a coloro che non possono reperire in altre biblioteche le opere desiderate.”

    Il futuro Ministro, non appena giurato sulla Costituzione, faccia applicare da quei bibliotecari le Leggi della Repubblica (a cominciare dall’art. 3 della Costituzione) : la Palatina, come tutte le biblioteche antiche italiane, con tutti i libri in buono stato di conservazione che custodisce, dovrà essere aperta A TUTTI I CITTADINI, al grande pubblico dei lettori!
    Altrimenti anziché finanziata dovrà essere commisariata e soppressa e quei bibliotecari che vogliono le Biblioteche Pubbliche “riservate” per pochi prescelti, licenziati in tronco!

    http://fruizionenegata.jimdo.com/ .

  2. da Davide 22 giugno 2013

    Non è davvero giusto quanto scrive Dino. La Biblioteca Palatina di Parma non è accessibile al pubblico a causa di gravi danneggiamenti che hanno reso l’edificio inagibile. Ciononostante i dipendenti della biblioteca consentono a chiunque di accedere al prestito bibliotecario delle opere ed hanno realizzato in tempi rapidissimi e con le proprie forze una stanza di consultazione. L’appello per la raccolta fondi per la Palatina è un gesto per invitare la popolazione della città di Parma e chiunque sia interessato a far sentire prima di tutto il proprio sostegno e affetto ai dipendenti di un’istituzione essenziale per la cultura locale e di grande interesse e prestigio internazionale.

    Per chi può fare una donazione e contribuire alla celere riapertura di parte o di tutto l’edificio, è possibile dare anche piccole cifre con paypal. I tempi per i fondi pubblici si preannunciano lunghi, mentre il contributo privato è utile per restituire la biblioteca alla città al più presto, oltre che un gesto di rispetto per una istituzione antica e di grande rilevanza per ogni parmigiano. Tutto questo fatte salve le prerogative essenziali del servizio, che è stato sospeso solo per il tempo necessario a recuperare le forze dopo il drammatico incidente. Il 100% dei fondi raccolti sono destinati al restauro della Palatina.

    Visiti il sito http://www.reopenpalatina.org

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