cattedrale canosa

La Cattedrale di San Sabino a Canosa di Puglia

Sabato sono stato molto lieto di partecipare al convegno “La valorizzazione dei beni culturali come motore di crescita economica. I Tesori di Canosa di Puglia”*, che ha preceduto un importante momento per la città: l’inaugurazione del Museo Paleocristiano della cattedrale di Canosa, accompagnata dall’esposizione del prezioso Crocifisso eburneo del XII secolo, che era stato rubato e che è stato recuperato tre anni fa a Parigi dai carabinieri del Comando per la Tutela del Patrimonio Culturale. Ringrazio come sempre il Comando per l’importantissima attività che vede ogni anno ritrovate e restituite alla comunità molte opere d’arte, alle quali si riconferisce lo “status” di beni comuni del quale iniziative criminali o comunque illecite le avevano private.

Vorrei iniziare queste brevi riflessioni condividendo con voi i pensieri e le motivazioni che mi hanno spinto, alcuni mesi fa, a interpretare con passione e consapevolezza del senso del limite l’impegno istituzionale: una decisione nata dalla consapevolezza del fatto che nel corso degli ultimi anni la Cultura era stata oggetto in Italia di un duplice attacco; vale a dire, da una parte, l’indiscriminata e poco lungimirante riduzione dei finanziamenti, dall’altra la delegittimazione sul piano politico-programmatico, basata sul luogo comune per cui, nel periodo di una gravissima crisi economica, non si potevano ‘sprecare’ soldi in un settore che veniva definito ‘improduttivo’. In quei mesi, tuttavia, molte persone provenienti da diversi ambiti hanno cominciato a sostenere che era vero piuttosto il contrario: nel momento in cui ci si trova a far fronte ad una crisi economica globale, è proprio la Cultura la risorsa su cui l’Italia può e deve maggiormente contare per superare le difficoltà, rilanciare l’economia e l’occupazione, riaffermare il proprio ruolo in un contesto internazionale.

Un’idea giusta, alla quale se ne può affiancare, credo, un’altra non meno importante: quella per la quale soltanto attraverso una nuova centralità, in ogni ambito, della ‘dimensione’ culturale è possibile ricostruire il tessuto umano e sociale del Paese, che appare oggi devastato non soltanto dagli effetti della crisi economica, ma anche da una più generale e diffusa crisi di ideali, di fiducia, di prospettive, che espone la nostra società a una condizione di progressivo degrado, una condizione caratterizzata più che da ogni altra cosa – mi sembra – dal venir meno della capacità di sentirsi comunità.

È dunque importante, strategico, vitale tornare a considerare la Cultura, in tutte le sue manifestazioni, e non soltanto come un bene da preservare e promuovere per il valore che essa di per sé rappresenta, ma anche, allo stesso tempo, come una grande e imprescindibile opportunità di sviluppo e di crescita per l’intero sistema sociale ed economico, con la consapevolezza che un paese come l’Italia – che della bellezza, dell’arte, della cultura, della musica, dell’architettura, del paesaggio ha sempre fatto la propria vocazione – proprio su questi valori può e deve maggiormente puntare per uscire dalla crisi, rilanciare l’economia e l’occupazione.

Perché questo sia possibile, è però necessario avere una visione organica e strategica dei modi della tutela e della valorizzazione dei beni artistici e culturali e di quelli paesaggistici, così come del sistema della produzione culturale. E su questo vorrei sottoporre alla vostra paziente attenzione qualche breve considerazione.
Un primo punto importante su cui credo occorra insistere è la necessità di coordinare in modo organico e strategico le risorse per la conservazione del patrimonio artistico, architettonico e paesaggistico all’interno di un progetto consapevole di gestione delle attività culturali: la volontà di darsi una visione ad ampio raggio è il prerequisito di una valorizzazione dei beni culturali più efficace e soprattutto più aperta alle possibili opportunità di ricadute positive sul tessuto sociale ed economico. Questo sforzo è anche nella direzione di individuare un grande potenziale nell’integrazione tra beni culturali e turismo: che non può significare soltanto sfruttamento economico di quelli che sono stati definiti come i «giacimenti culturali, il petrolio» del nostro Paese, ma deve significare un momento critico e conoscitivo.

Un incontro accortamente preparato, studiato, dell’esperienza turistica con la dimensione propriamente culturale e paesaggistica dei tempi e dei luoghi dei quali le mete visitate sono espressione, può consentire di elaborare un nuovo paradigma del turismo inteso come esperienza conoscitiva e compiutamente culturale: si tratterebbe cioè di tornare a mettere al centro del viaggio o della visita il momento propriamente conoscitivo; e di valorizzare, di quello straordinario patrimonio artistico e architettonico italiano, l’appartenenza alla dimensione della storia e quei momenti della civiltà che hanno formato il nostro presente. Questo si può realizzare in tanti modi, ma soprattutto creando percorsi di senso, in modo che la visita a un museo, a una città d’arte o a un parco naturale non sia semplicemente un passare in rassegna una serie di capolavori o di monumenti, ma si traduca in un cammino storicamente e culturalmente coerente, o in molti possibili cammini paralleli. Altrettanto importante, in questo senso, è l’impiego accorto delle nuove tecnologie, che possono trasformare la visita a un monumento, a un museo, a una mostra, a un parco naturale in un’esperienza multimediale e interattiva, nella quale il visitatore possa svolgere un ruolo che non è più soltanto quello di spettatore passivo, bensì anche quello di partecipante attivo all’esperienza. In un’epoca nella quale il vertiginoso progredire delle tecnologie sta modificando profondamente le nostre esistenze e la nostra vita quotidiana, ritengo che non ci si possa permettere di rimanere legati a concezioni e consuetudini antiquate: la volontà e la capacità di sperimentare, di cercare strade nuove, modalità diverse e inedite, rappresentano un fattore cruciale nel momento in cui si sceglie di credere e di investire nella valorizzazione dei beni artistici, culturali e ambientali. Ma anche in questo caso occorre avere il coraggio di cambiare prospettiva, punto di vista e occorre un dialogo necessario, serrato tra cultura e ricerca scientifica.

Una riflessione particolarmente attenta merita, poi, il tema dell’intervento pubblico e dell’interazione tra pubblico e privato. Sono da sempre convinto che l’interazione debba avvenire sulla base del principio per il quale i beni culturali sono beni comuni, che in quanto tali vanno ricondotti innanzitutto alla sfera pubblica; ciò non significa porli necessariamente sotto il diretto controllo della politica: l’apporto dei privati può essere utile e importante, purché esso non avvenga in una logica di sfruttamento commerciale, bensì in una logica di servizio, di contributo alla vita collettiva della società, e in una cornice di regole chiare e rigorose. Tenendo fermo, soprattutto, il principio per il quale la conservazione e l’utilizzo dei beni culturali, così come di tutti i beni comuni, sono un compito fondamentale e imprescindibile delle istituzioni e devono avvenire sempre nell’interesse della comunità. Anche qui la nostra Costituzione, nell’articolo 42 si è dimostrata lungimirante, ponendo al centro della responsabilità politica la felicità e il benessere dei cittadini. La proprietà pubblica o privata è riconosciuta come mezzo e non come fine:

La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti.

Le iniziative che sono state prese a Canosa mi sembra rappresentino in questo senso un modello virtuoso di collaborazione, nel quale la passione dei cittadini per il proprio territorio si organizza e si interfaccia sia con i livelli del governo locale sia con l’articolazione regionale del Ministero: è un principio che non comporta alcuna sostituzione delle competenze pubbliche, in termini di responsabilità e di impegni di spesa, ma piuttosto le integra; e catalizza risorse anche economiche in virtù del forte coinvolgimento di tutta la comunità nella realizzazione dei progetti. Come ho sostenuto più volte in questi mesi, l’approccio più fecondo per la tutela e la valorizzazione dei beni culturali è quello basato sulla capacità di fare sistema: tra pubblico e privato; tra i diversi ambiti dell’offerta culturale; tra cultura e turismo; tra beni artistici e paesaggio; tra istituzioni culturali e territorio, tra centro e periferia. L’obiettivo che dobbiamo porci è quello di un’alleanza per la Cultura, tesa a far nascere e a diffondere presso tutte le forze sociali e in tutti gli ambiti della vita associata una nuova sensibilità e una nuova consapevolezza: quella che mi piace definire come ‘la cultura delle culture’. E davvero credo che iniziative come quelle presentate oggi, che vedono la collaborazione tra il Ministero, il Comune di Canosa, il Forum responsabilità sociale di Confindustria Bari Bat e la Fondazione Archeologica Canosina, siano da questo punto di vista un esempio e un modello da seguire.

*Questo post l’ho scritto raccogliendo il testo del mio intervento a Canosa di Puglia il 16 novembre 2013, al Teatro Comunale “Raffaele Lembo”


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